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INFORM - N. 109 - 2 giugno 2002

Sara Silvestri, Presidente della Cambridge University Italian Society: L’immigrazione per studio in Gran Bretagna

Sara Silvestri ha presentato una testimonianza personale della sua esperienza di giovane italiana emigrata in Gran Bretagna per studio e del suo rapporto con la comunità italiana locale. Nel 1999, poco dopo la laurea in lingue all’Università La Sapienza, venne in Inghilterra per insegnare l’Italiano in una public school inglese, decidendo poi di continuare gli studi e approfondire le tematiche delle relazioni internazionali. Nel settembre 2000 iniziò il master in European Studies e dopo la sua conclusione, avendo vinto una borsa per continuare la ricerca sull’immigrazione con un PhD (dottorato di ricerca), è rimasta a Cambridge.

Sono felice di esser qui - ha detto - e sempre orgogliosa di essere italiana. Italianità che assieme a un gruppo di amici teniamo salda anche tramite l’impegno nell’organizzare attività per la Cambridge University Italian Society, l’associazione che riunisce circa 200 iscritti inglesi e italiani, di varie fasce di età e occupazione (studenti, docenti, professionisti, ecc.) e che raggiunge un pubblico di circa 900 persone sparse in Gran Bretagna, Italia e in varie parti del mondo. Il nostro affiatamento nell’Italian Society è dovuto da un lato al comune desiderio di tener vive le radici della nostra italianità, e dall’altro dalla volontà di mostrare al mondo in quante e diverse attività gli italiani si impegnano e riescono a primeggiare. In questo contesto organizziamo dibattiti, film, seminari con giornalisti, politici, accademici, artisti, esperti e professionisti di diversi settori – principalmente italiani o persone che hanno a che fare col mondo italiano – senza mai dimenticare ovviamente i momenti ludici, le feste, il famoso ‘pasta party’.

Sara Silverstri ha poi fatto notare due essenziali differenze tra il sistema educativo anglosassone e quello italiano. In Italia si dà importanza al sapere nozionistico, pur incoraggiando alla multidisciplinarietà. Il sistema britannico, invece, abitua presto a sviluppare le capacità analitiche, ad esporre le proprie idee, sottolinea l’importanza della competizione in classe e negli sport (considerati parte essenziale della formazione dell’individuo nella mentalità anglosassone), creando delle particolari condizioni per aver stima di se stessi. Questo sistema però ha lo svantaggio di trascurare una buona fetta delle conoscenze di base (storia, letteratura, geografia, matematica) che in Italia sono invece fornite e richieste quasi incondizionatamente agli studenti. Di conseguenza, i laureati italiani in materie scientifiche in genere brillano (nei dipartimenti di matematica, fisica, ingegneria e biologia in particolare), proprio per la loro visione completa delle materie di cui trattano e per una serie di conoscenze collaterali.

Sono perciò orgogliosa – ha aggiunto la relatrice - di aver frequentato La Sapienza, "di essermi fatta le ossa" lì. Senza quella esperienza probabilmente adesso non sarei cosciente di come sono fortunata ad essere approdata qui e non sarei in grado di goderne pienamente i vantaggi come sto facendo ora, grazie al beneficio di poter paragonare questa esperienza a situazioni diverse. Chi emigra in Inghilterra per iniziarvi da zero il corso di studi universitari si sposta probabilmente con meno consapevolezza delle conseguenze rispetto a chi chi va all’estero dopo la laurea o dopo il dottorato. Se i primi vanno per apprendere la lingua o perché incoraggiati dai genitori (i pochi italiani "undergraduates" che conosco a Cambridge, ad esempio hanno uno dei genitori di origine inglese) o solo semplicemente perché affascinati dal diverso, i secondi si spostano per precise finalità di ricerca in ambiti specifici (Cambridge ad esempio primeggia al mondo nell’ingegneria, nell’informatica e nella biologia), perché le borse di studio per l’estero sono più numerose che non per chi resta in Italia, o ancora perché consapevoli delle migliori opportunità di lavoro che potrebbero derivare da una ulteriore qualificazione in una di queste rinomate università estere.

Per chi desidera intraprendere poi una carriera accademica, certamente il sistema anglosassone è molto più trasparente di quello italiano, se non per il fatto che vige il principio della meritocrazia, e offre di più, non tanto a livello economico quanto a possibilità di "crescere" , di pubblicare, di continuare a fare ricerca di qualità. E proprio questa differenza che blocca notevolmente gli italiani che desiderano rientrare in Italia dopo aver acquisito altissimi livelli di competenza nella propria carriera di studi e professionale all’estero è un doloroso controsenso per tutti noi che ci siamo da poco indirizzati all’estero senza assolutamente desiderare di tagliare i ponti con le nostre origini, di essere "penalizzati" per aver migliorato le proprie conoscenze all’estero e poi non poterle utilizzare adeguatamente in Italia.

Questo è stato l’argomento centrale discusso durante la conferenza di marzo "cervelli in fuga" promossa dalla Cambridge University Italian Society in collaborazione con l’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) e con il patrocinio dell’Ambasciata di Londra e del Consolato di Bedford. Non a caso la conferenza ha raccolto un grandissimo numero di adesioni da italiani che operano in tutto il Regno Unito, in Italia e anche in altri Paesi.

Ora, siamo in Inghilterra, nel 2002, non so cosa farò né dove sarò alla fine del mio dottorato. Certamente – ha concluso Sara Silvestri - cercherò di continuare a vivere e a comunicare con orgoglio la mia identità italiana.


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