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INFORM - N. 109 - 2 giugno 2002

Salvatore M. Aloj: Ricerca scientifica, come va l’Italia? Riflessioni di un vecchio giramondo

Salvatore M. Aloj è professore ordinario di Patologia Molecolare presso l’Università "Federico II" di Napoli. Ha innanzitutto richiamato l’attenzione sulla rilevanza della ricerca scientifica e sul ruolo di essa come patrimonio dei Paesi che la praticano. Ha poi rilevato la situazione precaria della ricerca scientifica in Italia ed ha infine esposto alcune valutazioni e proposte atte a correggere questa situazione, sulla base dall’esperienza fatta come ricercatore negli USA e di quella attuale di Addetto Scientifico presso l’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito. Queste le sue conclusioni.

Viviamo in un’era di grande evoluzione del progresso scientifico e delle tecnologie che la scienza rende attuabili. Il futuro globale, verso cui l’economia tende, rende necessario poter competere sul piano delle tecnologie avanzate che sono in grado di conferire maggior valore aggiunto ai prodotti. Storicamente l’Italia, che con Galileo ha aperto la strada alla ricerca basata sul metodo sperimentale ed ha dato vita con Fedico Cesi all’Accademia dei Lincei, la prima società scintifica che la storia ricordi, ha, con il tempo, perduto fiducia nella ricerca scientifica e, soprattutto, nella utilità del trasferimento tecnologico. Questo non perchè gli italiani manchino di inventiva o di attitudine alla ricerca scientifica. Tanto per citare qualche esempio illustrativo: le scoperte di Guglielmo Marconi non suscitarono l’interesse che meritavano ed il nostro grande scienziato, cui venne conferito il premio Nobel per la fisica nel 1909, trasferì in Inghilterra la sua attività ed in quel Paese le scoperte di Marconi ebbero grande sviluppo applicativo. Ma c’è di più, fu italiana la scoperta delle onde radar, ma la cosa non suscitò interesse; fu italiano il primo velivolo spinto a volare da un motore a reazione, ma neanche di questo primato il Paese se n’è servito.

Non è facile identificare i motivi di tale atteggiamento le cui radici sono da ricercare nella storia dell’evoluzione del pensiero filosofico italiano più incline all’idealismo di Benedetto Croce ed alla forte preminenza delle discipline letterarie nella formazione culturale dei giovani promossa da Giovanni Gentile. Queste linee di pensiero sono responsabili, almeno in parte, dello scarso interesse per la promozione della cultura scientifica che prevale nel nostro Paese.

Ma il mondo va in una direzione diversa ed appare indispensabile adeguare l’approccio verso la ricerca scientifica per evitare l’emarginazione del nostro Paese nel contesto sopranazionale a cui abbiamo scelto di appartenere. Credo che fare affidamento principalmente, se non esclusivamente, alle risorse artistiche e naturali che fanno del nostro Paese uno dei piu amati del mondo ed una delle mete turistiche più ambite non possa garantire indefinitamente sviluppo e prosperità.

Per quanto la posizione attuale dell’Italia nella scienza e nella tecnologi non dia adito a compiacimento, devono essere interpretati come incoraggianti i segnali che vengono dal Governo del Paese. Finalmente l’Italia ha un Programma Nazionale della Ricerca fondato su linee guida che fanno una diagnosi tanto impietosa, quanto precisa, della condizione della nostra ricerca scientifica. Certamente questo non basta; ma, come nella cura delle malattie, la correttezza della diagnosi rappresenta il passo indispensabile per attuare una terapia efficace. Tuttavia, la diagnosi da sola non è sufficiente. E’ indispensabile identificare gli elementi correttivi, definire obiettivi ed indicare i mezzi per poterli perseguire. In altri termini, c’è ancora moltissimo da fare.


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