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INFORM - N. 109 - 2 giugno 2002

Alberto Bertali, ingegnere, presidente del Comites di Manchester e componente del CGIE: L’emigrato italiano "affermato"

Il mio contributo al convegno è basato sulle mie esperienze di vita quali esempio di come un laureato italiano si sia mosso nel mondo dell’emigrazione. Per quanto diversa da quella tradizionale anche quella tecnologica presenta le stesse difficoltà d’ambientamento e di integrazione nella nazione d’accoglienza. A queste va aggiunta la necessità di flessibilità nell’adattarsi a politiche gestionali diverse conseguenziali agli obiettivi politici delle varie nazioni di residenza.

Ho analizzato a fondo i diversi approcci tra sistemi di lavoro deregolati, come quello anglosassone, in contrapposizione a quello molto più burocratico tipico dell’Europa continentale, mettendone in evidenza la differenza sostanziale nella creazione di ricchezza nazionale a scapito però, qualche volta, della libertà e della dignità dell’individuo. Ho parlato inoltre a lungo di globalizzazione e di come questa stia permeando il fare giornaliero di ciascuno di noi come manager o semplice cittadino portando ad esempio le politiche di vita tra due potenze mondiali come la Cina e la Russia, la prima anche se a regime comunista ragionevolmente deregolata e la seconda ancora nel pastoie della burocrazia. Ho ripreso poi il tema dell’emigrazione elaborando una mia tesi che la globalizzazione, pur con tutti gli evidenti difetti, quali la profittabilità ad ogni costo, la ricerca costante della competitività e del successo, possa però creare condizioni di progresso economico che se ben gestite possono dare la possibilità di cambiare radicalmente la vita degli individui inducendoli a restare nel loro paese di origine e a non rincorrere più il mito del mondo industrializzato. Ho chiuso poi con un breve commento sui Comites - sono il presidente di quello di Manchester - e sul CGIE rilevando che la realtà non ha purtroppo ottemperato alle illuminate intenzioni del legislatore e come le riforme in itinere, a mio giudizio, non siano sufficienti a rivitalizzare i due organismi suddetti e a renderli propriamente rappresentativi delle istanze della comunità in emigrazione che è in continua evoluzione.


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