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INFORM - N. 109 - 2 giugno 2002

Franco Pittau, Dossier Immigrazione Caritas: Londra, una esperienza da ripetere

Sono stato a Londra dopo più di 25 anni. Allora, lavorando per il patronato Acli, mi occupavo dei problemi previdenziali dei connazionali. Da allora tante cose sono cambiate: è un mondo che gira molto velocemente e ci impone di adeguarci nelle nostre riflessioni e nelle nostre strategie. L’esperienza vissuta a Londra è stata un buon iniziativa in tal senso.

Il suo significato consisteva nel partire dai numeri per arrivare ai problemi, di guardare al presente senza dimenticare il futuro, di valorizzare i protagonisti storici e di dare spazio anche ai nuovi protagonisti.

Ho potuto apprezzare l’attenzione ai numeri come specchio dei problemi che sono più profondi: peraltro neppure i numeri vanno trascurati, visto che hanno la capacità di richiamare l’attenzione dei mass-media. Il presidente della Camera di Commercio italo britannica ha mostrato che tanti altri numeri potrebbero essere messi a disposizione, come quelli sull’indotto lavorativo delle attività italiane. Più che lamentarsi per venire trascurati, conviene adoperarsi che ciò non avvenga, anche con queste accortezze.

Che l’incontro così tenacemente organizzato presso lo Scalabrini Center non sia stato rivolto al passato e non si sia fermato neppure unicamente al presente lo dimostra la presenza dei giovani al convegno: o giovani italiani residenti in patria, che inquadrano la presenza italiana nel mondo in maniera diversa e per molti aspetti interessanti da noi anziani, o giovani stabilitisi in Gran Bretagna per lavoro, studio, ricerca con prospettive differenti da coloro che li hanno preceduti, così come ha sottolineato Sara Silvestri la dottoranda di Cambridge.

E’ stato anche apprezzabile che i protagonisti storici siano riusciti in gran parte a ripetere l’elencazione delle cose che non vanno, non perché non esistano più, ma perché hanno privilegiato un taglio dinamico e propositivo. Il panorama degli interventi era, poi, tale da non poter non suscitare interesse.

Mi ha piacevolmente sorpreso il carattere di coralità. A Roma si sono adoperati in tanti per organizzare e anche il Cnel si è messo a disposizione con la sua prestigiosa sigla; a Londra la coralità era ancora più evidente, quasi a dimostrare che le discussioni serie interessano tutti. Gli argomenti trattati sono andati al di là delle cose comuni e hanno fatto scoprire un volto più articolato e innovativo del mondo italiano all’estero.

Esistenzialmente devo molto all’emigrazione ma penso che la conclusione alla quale sono arrivato non derivi solo da questo. La miscela vincente, quella che consente di ipotizzare un futuro più promettente, è quella che unisce in azioni comuni gli italiani all’estero e quelli rimasti in patria, come è avvenuto questa volta: i giovani con gli anziani, i vecchi problemi con quelli nuovi, le istituzioni (e in questo caso Ambasciata e Consolato meritano ogni apprezzamento) e mondo sociale, problemi del settore e problemi generali della società che accoglie e della società italiana. Nel suo piccolo Londra è stato un esempio di tutto ciò. Resta solo da augurare che l’esperienza si ripeta e consenta di arrivare a traguardi più ambiziosi: sono quelle iniziative, a basso tasso di retorica, delle quali c’è veramente bisogno.


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