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INFORM - N. 107 - 30 maggio 2002

Su voto all’estero e non solo, polemica continua tra Lombardi e Zoratto

ROMA – E’ ormai finita la stagione della "politica bipartisan" per gli italiani all’estero che ha dato buoni frutti in tema di esercizio del diritto di voto e che Mirko Tremaglia, dopo la nomina a ministro per gli Italiani nel mondo, ha inteso perseguire con il suo "identificarsi" nel CGIE? Sembra di sì, anche indipendentemente dalla contrapposizione sempre più aspra, sul piano nazionale, tra le forze di maggioranza e di opposizione. Ne è una prova la polemica - siamo arrivati, per ora, alla controreplica - tra Norberto Lombardi, coordinatore del Forum degli Italiani nel mondo e rappresentante dei Ds nel CGIE, e Bruno Zoratto, esponente di An e del Ctim e componente del CGIE-Germania. Una polemica che ha preso lo spunto dalla proposta di Tremaglia di far votare gli italiani all’estero per ripristinare il plenum della Camera dei deputati nell’attuale legislatura ma che coinvolge un po’ tutto: la sostanza ma anche la forma della politica dell’attuale governo verso gli italiani all’estero. (Inform)

Norberto Lombardi (Ds): Sul voto all’estero fare parlare i fatti

L’ultima uscita del Ministro per gli Italiani nel Mondo, on. Mirko Tremaglia, di fare votare gli italiani all’estero per riempire il vuoto di dodici deputati che ancora mancano al plenum della Camera, ha avuta un’accoglienza più fredda che tiepida tra quegli stessi che dovrebbero essere i potenziali beneficiari. Con l’eccezione di quei quattro o cinque "Balilla delle Little Italy", che ormai consumano il loro miglior tempo nel fare il verso a Colui che, secondo vecchi modelli, ha sempre ragione.

E’ un bene, naturalmente, perché potrebbe essere la prova di una capacità critica beneaugurante per l’esercizio del voto per corrispondenza che si svolgerà tra qualche anno. E tuttavia conviene fermarsi un momento a riflettere per comprendere meglio non solo il metodo politico che ispira i comportamenti del maggiore responsabile degli interventi per gli italiani all’estero, ma anche la sostanza dei problemi che si tratta di affrontare per fare del voto una prova democratica limpida e responsabile.

Che l’estemporanea proposta di riservare agli italiani all’estero i seggi finora non attribuiti sia da collocare nel sistema di fuochi pirotecnici che ormai costellano il cielo delle politiche governative in questo campo non pare dubbio. Il voto per i collegi in questione è stato legittimamente espresso e nessuno lo può annullare, scippando centinaia di migliaia di elettori italiani del loro fondamentale diritto di vedere riconosciuta la loro volontà. Semmai vanno interpretate e regolamentate le conseguenze derivanti dal marchingegno elettorale architettato da Forza Italia, che rende difficile il recupero dei seggi in seconda battuta.

Per di più, anche a prescindere dagli invalicabili motivi ostativi di ordine giuridico e di etica democratica, occorrerebbe un’ulteriore modifica della Costituzione e solo chi ha voglia di giocare con l’ingenuità degli spettatori può disinvoltamente proporre di ricominciare con le modifiche costituzionali appena dopo gli anni di tormento trascorsi per arrivare alla revisione degli articoli 48, 56 e 57. I tempi per la doppia lettura e per le operazioni organizzative del voto, per altro, sarebbero tali da portarci a ridosso della scadenza della legislatura, praticamente rendendo il voto stesso privo di effetti e sovrapponendo i due momenti elettorali, in un marasma che sarebbe difficile da controllare. Ma ammesso pure che tutte queste difficoltà siano beatamente superabili, con quali garanzie di regolarità e di trasparenza degli elenchi AIRE si potrebbe fondare una consultazione anticipata ? E qui siamo al punto del più acuto dolore e della più evidente crisi di credibilità dell’intera proposta. Tutti dicono che l’attuale situazione dell’AIRE è insostenibile e che non è pensabile di potere affrontare il voto in queste condizioni. E infatti, non c’è paese democratico al mondo che possa pensare di chiamare a votare milioni di cittadini con un’incertezza che riguardi un terzo della base elettorale. Eppure nessuno sta facendo niente di concreto per porre rimedio. Mentre il Ministro civetta con la Carrà e con Bruno Vespa nei talk show televisivi, regalando la cittadinanza in un mese al fortunato di turno, i tempi di attesa dei comuni mortali nei consolati argentini semplicemente per consegnare la pratica sono arrivati a tre anni. E più o meno altrettanti ce ne vogliono per vedere esaminata la domanda. Mancava la legge sui contrattisti, si obbietta. E chi vietava, anche in assenza di quella legge, di cominciare ad usare gli strumenti e le risorse esistenti e procedere a quella bonifica che si richiedeva a pieni polmoni dall’opposizione e che non si riesce a gestire dal governo?

Ora la legge c’è perché opportunamente il Parlamento l’ha approvata quasi all’unanimità, confermando la larga apertura di credito nei confronti degli italiani all’estero. Il provvedimento, già presentato dal Centro-sinistra, prevede risorse aggiuntive per oltre sedici milioni di euro, la possibilità di assumere 350 contrattisti e di dotare le strutture periferiche dei più moderni mezzi tecnologici. Il Governo pensi a fare, a governare appunto, affrontando i problemi aperti e creando le condizioni per l’esercizio di una normale e trasparente prova democratica. Senza fughe e capriole demagogiche. Con il voto all’estero il Paese si gioca la credibilità nei confronti di milioni di cittadini che vivono lontano e si gioca anche la faccia nei confronti degli altri Paesi che già da tempo affrontano con efficienza e serenità la medesima prova. Per gli italiani all’estero essere finalmente cittadini di pieno diritto significa poter votare, ma anche essere trattati con rispetto e considerazione. E la migliore dimostrazione di rispetto è smetterla con le promesse e con l’enfasi retorica e parlare, invece, con i fatti. Sono i fatti, non le parole, che consentono ad ognuno di esprimere in piena autonomia la propria libertà e la propria dignità di cittadino. (Norberto Lombardi)

Bruno Zoratto (An): Norberto Lombardi e i "Balilla Boys"

Non comprendo lo stupore esternato da Norberto Lombardi in una nota di colore pubblicata da News Italia Press il 22 maggio dal titolo: "Sul voto all’estero far parlare i fatti" (la nota è apparsa originariamente sul notiziario telematico Ds/Cittadini del mondo, ndr).

Se in tutto il firmamento che gravita attorno alla nostra emigrazione vi è qualcuno che dovrebbe tenere la bocca chiusa, questo è proprio l’ex responsabile dell’Ufficio italiani all’estero dei DS. Non è esagerato dichiarare che, quando il centro-sinistra aveva una maggioranza e governava il paese non si è mai sognato, nonostante le promesse, di disciplinare le proprie forze in campo a far accogliere la legge ordinaria che la maggioranza di centro-destra, mantenendo fede agli impegni presi solennemente dal Ministro Tremaglia al CGIE, ha fatto approvare in Parlamento il 20 dicembre del 2001.

Quindi, per uno che è di parte come il sottoscritto, affermare su questo importantissimo problema che il centro-destra ha fatto quello che il centro-sinistra non ha saputo o non ha voluto fare è la sacrosanta verità.

Se poi vogliamo fare i pignoli ed andiamo a guardare come i vari gruppi politici al Senato hanno votato in quella occasione (su 65 senatori dei DS, 39 erano assenti - ripeto: 39 erano gli assenti!), converrebbe quindi all’amico Norberto stare zitto per evitare un’ennesima brutta figura. Quando egli tratta il problema non deve fare il sornione come a Toronto, quando, assieme a qualche parlamentare cercava di trasmettere una sua "verità" sull’esercizio del voto all’estero che altri sul posto hanno prontamente contestato.

Ora, il "professore molisano" si attorciglia scomodando persino i soliti "Balilla Boys" per rimproverare al Ministro per gli Italiani nel Mondo di aver fatto una "estemporanea proposta", dichiarando di studiare l’opportunità di far votare in anticipo gli italiani all’estero e così riempire il vuoto di dodici deputati che ancora mancano al Quorum della Camera dei Deputati.

Proposta a nostro avviso giusta, legittima e sensata che ha persino un fondamento giuridico e che, per chi opera in emigrazione, merita un approfondimento.

Il responsabile del Foro, prima di esternare inutilmente, avrebbe, a mio modesto parere, dovuto informarsi meglio su come il problema viene giudicato da autorevoli parlamentari dei DS che, numerosi, sostengono di condividere la proposta di Tremaglia.

Al già responsabile dei DS per gli italiani nel mondo - che attualmente sembra essere diventato un vulcano in eruzione, ma che durante il Governo di centro-sinistra sembrava fosse andato in letargo – chiediamo come mai l’Ulivo non è stato capace di far arrivare in Patria la bambina italiana internata da due anni nell’Ambasciata di Algeri?

È grazie alla volontà politica determinante di questo Governo che verranno assunti i 350 contrattisti per "bonificare l’anagrafe" nei consolati, ed evitare così in parte quelle code vergognose, scandalose ed assurde che esistono da anni, ma che da poco preoccupano Norberto.

Si potrebbe continuare, come ad esempio, con la Giornata del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo, istituzionalizzata per il prossimo 8 agosto, anniversario della tragedia di Marcinelle. Perché tale giornata non è stata istituita quando nel Palazzo c’erano i cosiddetti "amici dei lavoratori"?

Cosa significa affermare che il Ministro Tremaglia civetta con la Carrà e con Bruno Vespa nei talk shows televisivi? Se Tremaglia "civetta" cosa hanno fatto i compagni di Norberto (alla Morrione, tanto per non fare nomi) che per un quarantennio hanno "monopolizzato" l’ente pubblico, "censurando" ogni notizia diretta o indiretta sugli italiani all’estero e sulla nostra emigrazione?

Forse Lombardi è infastidito dalle tante "piccole cose" che in pochi mesi con la volontà di ferro di qualcuno e con la solidarietà di tanti si è riusciti a fare. Tante altre cose, troppe forse, rimangono ancora da fare e non basterà certamente far rivivere demagogicamente i "Balilla Boys" per seppellire quella unitarietà necessaria alla loro definitiva soluzione.

Di questo il compagno Norberto ne deve essere consapevole, se non vuole che gli si venga rimproverato di essere in malafede. (Bruno Zoratto)

Norberto Lombardi (Ds): Zoratto è un bravo ragazzo!!

Bruno Zoratto, rinomato trombone della Banda dei Bersaglieri all’estero, ci ha regalato uno dei suoi pezzi più spericolati, che l’hanno reso noto e ormai insostituibile nelle feste paesane dedicate agli emigrati.

Il frastuono è tale e le stonature sono tante che risulta difficile cogliere il filo della musica e interpretarne il motivo. Ma, vista l’abitudine che abbiamo fatto a queste ripetute e assordanti esibizioni, ci proviamo lo stesso, magari sorridendo un po’ e senza prenderle troppo sul serio.

Punto primo: la proposta di fare votare subito gli italiani all’estero per reintegrare il plenum della Camera che manca tuttora di dodici unità per le marachelle elettorali di Forza Italia. Scippare centinaia di migliaia di elettori che hanno già esercitato il loro diritto di voto pone una questione di etica democratica e di correttezza costituzionale probabilmente insormontabile. La Camera si decida a sciogliere il nodo superando i veti incrociati e dando un’interpretazione sensata. Ma ammesso che qualcuno abbia le gambe per compiere anche queste acrobazie, pensare di reimbarcarsi in un’ulteriore riforma costituzionale, che ci porterebbe a ridosso della scadenza elettorale naturale, quando gli italiani all’estero potranno finalmente avere i loro rappresentanti in Parlamento, e distogliere l’attenzione dal vero, drammatico problema, che è quello delle disastrose condizioni dell’AIRE, significa – nella migliore delle ipotesi – fare del propagandismo allo stato liquido e rovesciarlo sulle spalle degli italiani all’estero.

Punto secondo: il Centro-Destra ha donato il voto all’estero approvando la legge ordinaria. La legge ordinaria è nella sostanza il disegno di legge che la Senatrice Prisco, con la collaborazione di quasi tutti i gruppi del Senato, aveva messo a punto alla fine della scorsa legislatura. Tremaglia non ha fatto altro che apporvi la sua firma all’inizio di questa legislatura. La legge, per altro, è stata approvata con un voto scontato e vastissimo, privo di qualsiasi elemento di drammaticità, che può avere indotto diversi senatori alle consuete distrazioni (e male hanno fatto…). Tuttavia, se oggi il voto c’è è perché durante la precedente legislatura di Centro-Sinistra, si sono dovuti superare momenti delicatissimi, quali le doppie letture con voto qualificato per riformare ben tre articoli della Costituzione. Come mai si misura il cammino contando solo l’ultimo metro e trascurando l’intero percorso ? Si vede che il nostro simpatico trombone è abituato a leggere la musica su uno spartito che porta solo le pagine a destra e dal quale sono state strappate quelle a sinistra.

Punto terzo: il Centro-Destra ha donato la legge sui trecentocinquanta contrattisti. Altro salto di corsia. La proposta è stata fatta dal precedente governo, su sollecitazione del MAE, nella scorsa legislatura. Si è arenata nelle procedure parlamentari, di cui solitamente maggioranza e minoranza sono corresponsabili. In ogni caso, chi, quando, dove dei parlamentari di Destra ne ha chiesto l’anticipazione all’ordine del giorno ? E’ stata semplicemente ripresentata in questa legislatura ed approvata pressoché all’unanimità. Caro Bruno, grazie del regalo.

Punto quarto: le esibizioni mediatiche di Tremaglia. Tremaglia, naturalmente, può "civettare" con chi gli pare, con la Carrà, con Vespa e con quanti ne gradiscano la presenza o ne raccolgano le insistenze. Ci mancherebbe altro… Meglio se si tratta, anziché di primedonne, di belle donne. Lunga vita a chi, ad ogni età, continua ad apprezzare le belle donne.

La cosa che trovo francamente degradante per una classe di governo è andare, nel momento più acuto del dramma argentino, in un giulivo talk-show televisivo a promettere e poi, peggio ancora, a far concedere in trenta giorni la cittadinanza italiana ad uno dei fortunati figliocci della Carrà mentre centinaia di migliaia di persone, per la stessa cosa, debbono aspettare almeno cinque anni. Caro Zoratto puoi soffiare con tutto il tuo fiato nel trombone, ma non potrai mai coprire la voce di chi vuole esprimere il suo disagio nel vedere come i diritti possano essere trasformati in lotteria e spettacolo.

Punto quinto: questo Governo è stato capace di riportare in Italia la bambina confinata nell’Ambasciata di Algeri. Bene, siamo tutti contenti. L’abbiamo vista, quella bambina, in braccio al Presidente Berlusconi, in conferenza stampa. Nella scorsa legislatura, il Sottosegretario Danieli, in un caso analogo, riportò una bambina a casa, in aereo e di notte, per evitare che subisse il trauma dell’assalto dei media. Chi non riesca a levarsi dagli occhi il visino stralunato di quella bambina spupazzata da Berlusconi una settimana prima delle elezioni amministrative, provi con un sospiro profondo e con un ruttino: ottimi contro la nausea.

Punto sesto ed ultimo: i soccorsi alla comunità argentina. A giorni alterni siamo investiti da comunicati stampa che annunciano misure miracolose ora di questa Regione, ora dell’altra, ora del Ministero per gli Italiani nel Mondo. Qualche giorno fa, quel bolscevico di Gaetano Cario da Buenos Aires ha scritto che in Argentina nessuno se ne è accorto e che la gente continua a partire o a preparare la valigia. Soffia, Bruno, soffia più forte, così lo strepito arriva fino al Rio della Plata e non si sente il richiamo di chi chiede di essere aiutato con concretezza e senza essere ripagato di illusioni.

Io non so se quando Zoratto suona il trombone sia in buona o cattiva fede. Non me lo chiedo mai quando mi confronto su problemi reali con interlocutori di altro orientamento e mi auguro che nessuno sia tentato di farlo. Proviamo tutti, anzi, a partire soprattutto nei momenti dalle cose e dalle questioni vere in modo che la politica non diventi scontro premeditato e rissa di bandisti. Soprattutto ora che con il voto all’estero dovremo andare in casa d’altri e dimostrare civiltà politica e senso dello stato. Per questo, nessuno mi tocchi Zoratto. Zoratto, anche se è un po’ trombone e caciaroso, è un bravo ragazzo. Il guaio è che da quando gli hanno dato la scrivania al Ministero per gli Italiani all’estero si è dovuto mettere la divisa di musicante. E suonare la musica di moda. Ma – ripeto – anche se stona, è un bravo ragazzo. (Norberto Lombardi, coordinatore Forum Italiani nel mondo)

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