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INFORM - N. 105 - 28 maggio 2002

Il mobbing può essere una malattia professionale? Un convegno organizzato dal Patronato Acli e dalla Falcri

ROMA - In Italia le ultime stime attendibili parlano di circa 1.500.000 di lavoratori mobbizzati. L’Inail ha attualmente all’esame il riconoscimento di circa 80 domande di mobbing come malattia professionale. Di esse, una sola, per ora, è stata valutata positivamente.

Conoscere il "mobbing", la sua diffusione sul territorio nazionale e locale e le problematiche che scatena nel lavoratore, questo uno degli obiettivi del convegno "Mobbing: malattia professionale?", organizzato a Roma sabato 1° giugno alle ore 9.30, presso la sede delle Acli - via G. Marcora 18/20 - dal Patronato Acli, unitamente alla Falcri (Federazione autonoma lavoratori del credito e del risparmio italiani), per analizzare, con particolare riguardo all’aspetto medico-psicologico, questa sindrome causata principalmente da un modello organizzativo che privilegia la produzione ad ogni costo, non tenendo conto delle condizioni psicofisiche del lavoratore.

Nell’ultimo decennio il fenomeno ha assunto una rilevanza sempre crescente divenendo la patologia del momento, anche a causa dello stato di sempre maggiore precarietà nel mondo del lavoro che comporta un aumento dell’emotività soggettiva e della conflittualità. Il "mobbing" sicuramente nasce da conflitti mal gestiti e principalmente non risolti.

Che cos’è il mobbing? La parola mobbing (assalire violentemente) proviene dall’etologia, la scienza dei comportamenti animali, e di essa si è appropriato il mondo del lavoro. Indica la situazione di pressione e terrorismo psicologico sul luogo di lavoro, frutto di sistematiche e ripetute angherie e pratiche di vessazione poste in essere, spesso con modalità subdole, dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico), oppure da colleghi di lavoro di pari livello o subalterni nei confronti di un determinato lavoratore con l’evidente scopo di emarginarlo, isolarlo e indurlo, infine, alle dimissioni o, quanto meno, ad accettare l’esautoramento dalle funzioni esercitate. Il mobbing, dunque, rappresenta uno strumento di prevaricazione e vessazione potentissimo, che può essere applicato pressoché da chiunque sul luogo di lavoro. È facile comprendere come un processo di mobbing possa causare sin dall’innesco condizioni di tensione, sofferenza e inefficienza lavorativa. A lungo andare questi effetti possono tradursi in stati patologici, mentali e fisici, che a volte diventano cronici, fino a sfociare nel rifiuto della vita lavorativa e della collettività che opera nell'ambiente di lavoro.

Il mobbing nasce, quindi, dal lavoro e la patologia prodotta è correlata al lavoro. Per questo motivo sempre più numerosi lavoratori fanno richiesta di indennizzo all’Inail per il mobbing come malattia professionale, coinvolgendo gli Istituti di Patronato per la difesa dei loro buoni diritti.

Purtroppo il mobbing, che appare sempre minaccioso e insopportabile a chi lo subisce, quando deve essere tradotto in oggetto di assicurazione sociale perde i contorni, si confonde con molti stress, non manifesta malattie caratterizzate e riconoscibili. Diventa fenomeno non chiaramente inquadrabile nel mondo strutturato e conosciuto delle malattie professionali e, dunque, produttore di scarse risposte positive da parte dell’Inail, con la conseguenza di aggiungere ulteriore frustrazione al lavoratore interessato.

Il Patronato Acli, conscio dell’importanza e della diffusione del fenomeno tra i lavoratori e della difficoltà di farlo riconoscere come malattia professionale indennizzabile dall’Inail, ha promosso in collaborazione con la Falcri e l’Università questo convegno con l’obiettivo di definire il mobbing, di chiarire le patologie indotte, di inquadrarne la valutazione medico legale e di indicare le linee guida sia di prevenzione, sia previdenziali per la tutela dei lavoratori colpiti. (Inform)


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