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INFORM - N. 105 - 28 maggio 2002

Problemi dell’informazione italiana in Germania: dai direttori (del Nord) ai lettori (del Sud)

Giuseppe Tizza intervista Tobia Bassanelli, direttore del Webgiornale, quotidiano telematico bilingue per gli italiani in Germania, su alcuni aspetti dell’informazione italiana in Germania.

D - Negli organi di informazione per gli italiani in Germania, la quasi totalità dei protagonisti viene dal nord, mentre la quasi totalità degli emigrati viene dal sud. Come spieghi questa massiccia discriminazione?

R – Questa situazione di prevalenza quasi assoluta di connazionali del Nord Italia è vera non solo per il mondo dei media italiani in Germania, ma anche per i rettori delle Missioni Cattoliche, per gli assistenti sociali del Caritasverband, i gelatieri, e forse anche per altre categorie professionali. Se la spiegazione per quanto riguarda il mondo del gelato è abbastanza comprensibile (migrazione professionale specifica dalle provincie di Treviso/Belluno), per gli altri settori mi è difficile trovare una spiegazione plausibile. Un sociologo penso sia la persona più indicata per fare chiarezza, anche se per te non ci sono dubbi: è discriminazione. Può darsi, ma per me è una parola troppo grossa, perché implica un soggetto che seleziona, scarta o privilegia, e non in base a criteri oggettivi (la preparazione professionale, la competenza, ecc.), ma – come nel caso in questione - per luogo di origine. Questo soggetto unico non esiste, almeno io non lo conosco, a meno di individuarlo in una mentalità negativa nei confronti del meridione che condizionerebbe contemporaneamente sia gli editori tedeschi che quelli italiani.

D - Non credi che il disinteresse per la lettura degli Italiani in Germania sia anche da spiegare con il fatto che nella stampa qui disponibile non vengono trattati degli argomenti che li riguardano?

R – Questa può essere sicuramente una delle spiegazioni, anche se non va assolutizzata. Avendo lavorato per tanti anni nel mondo della stampa, posso affermare che vi è un autentico sforzo per cercare di capire quali sono gli interessi ed i problemi della collettività, al fine di dare loro la giusta visibilità e di affrontarli in modo adeguato. Del resto ciò coincide con gli interessi dell’editore, che sa bene che non c’è altra via per restare nel mercato o per non dipendere esclusivamente da finanziamenti esterni. Solo che l’abisso tra gli obiettivi e la realtà concreta resta sempre colossale. Per tanti motivi. Si lavora con strumenti inadeguati (i mezzi economici sono limitati per cui anche l’investimento umano è ridotto all’osso e deve affidarsi molto al volontariato); la collettività è molto articolata, con la conseguenza che diventa difficile soddisfare tutte le attese; è distribuita su un ampio territorio, con problemi locali anche abbastanza diversificati (basti solo pensare all’intervento scolastico nei vari Länder); gli editori, legati a partiti o a istituzioni, hanno specifici interessi da difendere per cui spesso sono orientati a portare avanti più una bandiera che l’informazione, il dibattito o i problemi della società civile. L’avvento dei nuovi media, prima la tv italiana via satellite e poi la gran piazza di Internet con tutte le voci, ha aperto nuovi canali di informazione che non rendono superflua la stampa italiana in Germania ma la costringono a radicali ripensamenti e a innovative ristrutturazioni per avere presa sull’utenza. I tentativi in atto non pare abbiano dato i risultati sperati.

D - So che disponi di una lunga esperienza in questo settore. È stato sempre così?

R – L’emigrazione italiana in Germania, se anche semplicemente confrontata con quella in Svizzera, non ha mai eccelso sotto questo aspetto. Pur essendo la più numerosa in Europa, non ha mai avuto la ricchezza di testate per esempio della Svizzera, ne ha mai raggiunto le loro tirature, segno evidente di una propensione minore per la lettura. Negli anni 70/80 la situazione era comunque migliore, attorno alla nostra stampa c’era più interesse. Per due semplici motivi: non c’erano altri strumenti di contatto regolare con il Paese e la scarsa conoscenza del tedesco faceva preferire l’informazione in italiano anche per conoscere il Paese di accoglienza. La nostra stampa – come del resto l’informazione radiofonica - assolveva al duplice importante e per certi aspetti insostituibile compito di ponte e di collegamento della collettività sia con l’Italia che con la Germania. Questo ruolo è ora venuto meno. I media nazionali sono più accessibili e l’inserimento nella società tedesca ha fatto grossi progressi, per cui sono diminuiti o quasi del tutto scomparsi i problemi linguistici che scoraggiavano l’approccio all’informazione del posto.

Quali possono essere le nuove vie? La nascita in questi ultimi anno di nuove testate – Clik donne 200, Mediterraneo, La Nuova Linea, Italiani in Deutschland – ed il successo dei periodici locali ("Contatto" di Monaco, "La Ruota" di Mainz, "Contatti" di Stoccarda, "Insieme" di Colonia, "Contrasto" di Amburgo, e altre pubblicazioni) documentano un grosso interesse per l’informazione in italiano (o bilingue). E sono anche delle spie che indicano abbastanza chiaramente quali contenuti specifici sono richiesti e hanno successo: la comunicazione legata al territorio di residenza, quella che dà visibilità alla presenza italiana, che mette in collegamento i gruppi e le persone, le rappresenta in riferimento alle istanze politiche e amministrative. In una parola, come dici tu, quella strettamente connessa ai reali interessi sociali politici e culturali della collettività.

D - Ci sono altri settori della vita pubblica in cui ci sono delle discriminazioni così massicce a discapito degli emigranti?

R - Certamente, e sopra ne ho indicati alcuni, sicuramente non esaustivi e non i più preoccupanti. Penso che queste differenze legate alle regioni di provenienza non spaccano la collettività italiana in Germania né creano contrasti o problemi di convivenza al suo interno, come invece succede in Italia tra Nord e Sud, dove la contrapposizione ora è ancor maggiormente marcata dalla nascita delle varie Leghe, abbracciando quindi anche la componente politica oltre a quella sociale. Come oriundo del nord non vorrei dare l’impressione di minimizzare i problemi da te sollevati, o di volerli evadere, ma penso che la nostra preoccupazione maggiore dovrebbe vertere su ben altre e reali discriminazioni. Che sono quelle operate dalla società di accoglienza. Oggi non ci sono più certe discriminazioni di solo due-tre decenni fa, quando per esempio ai connazionali in cerca di casa venivano rifiutati gli appartamenti sfitti, semplicemente perché stranieri. Ma qualcuna è ancora presente. Pensiamo solo al mondo della scuola, alla facilità con cui gli alunni stranieri con problemi di lingua, di apprendimento o di applicazione, vengono tolti dal normale curriculum formativo e parcheggiati nella Sonderschule. Pensiamo alla facilità con cui vengono rimandati in Italia quanti hanno commesso dei reati o si trovano a dipendere dal Sozialamt, magari dopo una vita lavorativa esemplare. Siccome non possiamo essere su tutti i fronti, per motivi di tempo e di energie, dovremmo però saper individuare i problemi prioritari, e lì investire senza tentennamenti e senza pause il nostro impegno. (Giuseppe Tizza-de.it.press/Inform)


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