* INFORM *

INFORM - N. 104 - 27 maggio 2002

Al Convegno di Alcalà de Henares il mondo accademico europeo e quello nordafricano si interrogano su "Umanesimo Latino e Islam"

Alla ricerca delle origini del dialogo fra Europa e Islam

MADRID - E' possibile un punto di incontro e di dialogo fra due culture che appaiono fortemente contrapposte, come quella occidentale e quella islamica? Come si vedono, che immagine hanno dell' "Altro", dal momento che ciascuna è "Altro" per l'altra? E' possibile che si ignorino a vicenda? E quali sarebbero le conseguenze del persistere di un simile atteggiamento di chiusura e di irrigidimento?

Sono questi gli interrogativi a cui ha cercato di rispondere il Convegno "Umanesimo Latino e Islam", tenutosi l'8, il 9 e il 10 maggio 2002 presso l'Università di Alcalà de Henares, nei pressi di Madrid. Organizzato dalla Fondazione Cassamarca di Treviso, il Convegno ha affrontato il rapporto fra l'umanesimo latino occidentale e il pensiero musulmano, dai diversi punti di vista della fondazione teorica del dialogo interculturale, degli spazi giuridici di libertà di religione, delle esperienze di progetti di integrazione e convivenza, dell'analisi del disagio interculturale islamico e occidentale. E proprio su quest'ultimo terreno il dibattito si è svolto "con alcune certezze, con molti dubbi" (riprendendo le parole di uno dei relatori), con spirito di tolleranza e di rispetto, eppure non senza accenni polemici e inattesi irrigidimenti ideologici, che testimoniano come il dialogo sia necessario, ma comunque non facile.

Approfondendo le attuali difficoltà di confronto fra Occidente e Islam, emerge quanto poco le due culture si conoscano davvero. Esse invece si affidano a immagini stereotipate, falsate da radicalizzazioni dettate da contingenze sociopolitiche, anche molto risalenti nel tempo, tanto da poter parlare non di scontro di culture, ma di "scontro di ignoranze".

Gli elementi costitutivi delle due civiltà invece sono del tutto compatibili, e le posizioni estremistiche, che sembrano negare ogni relazione costruttiva, sono espressione solo di una parte minoritaria e radicale. Tanto il mondo occidentale quanto l'Islam sono fenomeni complessi, sfaccettati e non univoci, che sarebbe un errore identificare tout court con la componente più oscurantista.

L'incomprensione fra Europa e mondo arabo sembra da ricercarsi in un duplice "peccato originale": da una parte la cultura cattolica ha costruito la propria identità per opposizione al mondo ebraico (da cui doveva differenziarsi e distaccarsi) e a quello islamico (considerato, addirittura fino a Goethe e Kant, non una religione a sé, con dignità propria, ma un'eresia cristiana da combattere); dall'altra parte il mondo arabo, che storicamente, dall' XI secolo in poi, con la riconquista della Spagna e con le nuove rotte transoceaniche, ha perso la sua supremazia politica e commerciale, e ha vissuto questo e altri fallimenti sviluppando un senso di astio e rancore nei confronti dell'Europa e poi di tutto il mondo occidentale, ripiegandosi in se stesso.

Paradossalmente l'Occidente, che poggia le sue basi sul pensiero latino e greco, deve proprio all'Islam la conservazione e la tradizione del messaggio filosofico greco, ma una volta recepitolo, ha escluso l'Islam dalla costruzione della identità culturale europea, generando ancor di più un senso di chiusura, emarginazione e rifiuto nel mondo arabo. Un simile risentimento, vivo tuttora in alcune componenti della cultura araba, è il terreno fertile per il nascere di fondamentalismi che si nutrono di false rappresentazioni della realtà, stereotipi, mitizzazioni (lontane età dell'oro e usurpazioni), voluti oblii (l'Altro da sé, demonizzato).

Quali dunque le soluzioni a un simile impasse? Riscoprire su basi nuove la dimensione del dialogo, che implica conoscenza di sé prima che dell'altro, umiltà, rispetto, riconoscimento dei falsi miti e degli stereotipi che hanno falsato la percezione dell'altro, attenzione a non farsi fuorviare dagli specchi deformanti del pregiudizio. Da parte dell'Islam poi, è necessario trovare una via praticabile alla modernizzazione non disgiunta dalla democratizzazione, alla laicità dello Stato, alla libertà dell'insegnamento e dell'istruzione, ancora troppo legati a una tradizione non rispettosa della verità storica e della libertà di pensiero. Solo dall'autentica conoscenza di sé e dall'ascolto reciproco può nascere per Islam e Occidente lo spazio per il rispetto e per una originale via allo sviluppo, senza strappi e incomprensioni.

La consapevolezza sempre maggiore, nel mondo accademico prima ancora che nell'opinione pubblica, della necessità del dialogo come unica via di relazione fra Europa e Islam implica una revisione nel concetto di identità di entrambi, che sappia riconoscere e apprezzare contributi e apporti dell'Islam in Europa, e dell'Europa nell'Islam, che si tratti dei contatti fra umanesimo latino e islamico nel passato, o del portato di comunità migranti nel presente che oggi viviamo.

Il Convegno di Alcalà del Henares si pone come il primo passo di una collaborazione fra il mondo accademico europeo e quello nordafricano, volta a riconoscere le affinità profonde fra le culture, la loro sostanziale vicinanza, la memoria di un dialogo già avvenuto nel nome di valori comuni come il rispetto della persona e della tolleranza, il riaffioramento di un'eredità culturale condivisa che dia a noi oggi degli strumenti per affrontare le sfide di una convivenza che sia un arricchimento reciproco, anche quando appaia troppo lontana da raggiungere. (Alessandro Zanutto*-Inform)

________________
* Gruppo Giovani UTRIM/ULM/UNAIE


Vai a: