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INFORM - N. 104 - 27 maggio 2002

Da "L’Eco d’Italia" di Buenos Aires

Gli aiuti dall'Italia all’Argentina fumo senza arrosto? Alla "pioggia" di aiuti gli italiani rispondono con i rimpatri

BUENOS AIRES - Alcune settimane fa abbiamo dato largo spazio agli interventi di solidarietà ed aiuti economici che lo Stato Italiano ha deciso a favore dell’Argentina, quale contributo per venire incontro alla crisi più grave che la storia di questo paese abbia mai registrato. Abbiamo anche ipotizzato che, di riflesso, anche la collettività italiana in Argentina si sarebbe "bagnata", almeno in piccola parte, con la "pioggia di miliardi di euro", caduta a risanare le ferite economiche e sociali, ma, fino ad oggi, al di là degli enunciati, la gente permane nel suo grave stato di "siccità". Le agenzie di informazioni con innumerevoli dispacci, informano sulle cifre "roboanti", dei fondi stanziati dalle varie Regioni, a favore dei corregionali emigrati, ma di questi fondi, fino ad oggi, rimasti malinconicamente in patria, neanche l’ombra. Dicono che la causa dei ritardi sia la burocrazia italiana e quella argentina, che si assomigliano molto quando si tratta di mettere i bastoni fra le ruote. Freni e cavilli che in Argentina sono aumentati, dopo l’istituzione del "corralito", per il quale le banche sono obbligate a "pesificare" tutti i conti in dollari o euro.

Il Governo italiano ha firmato con quello argentino degli accordi specifici di cooperazione, per l’invio di contributi a favore della piccola e media impresa, che qui in Argentina, trent’anni fa, era quasi tutta gestita dai connazionali italiani. Con l’avanzare del tempo, con l’invecchiamento della nostra collettività, sono passate nelle mani dei loro figli argentini o hanno chiuso i battenti per la crisi economica velenosa e strisciante, che si è abbattuta su questo Paese. Non sappiamo se questi aiuti sono già arrivati. Finora, se così fosse, non hanno avuto riflessi benefici sulla comunità in generale, formata nella stragrande maggioranza da anziani che si sono ritirati da ogni attività produttiva e, progressivamente, sempre più bisognosi di assistenza economica e sanitaria, attendono un gesto concreto di efficienza dagli aiuti annunciati.

Il mancato arrivo di questi aiuti sta provocando un fenomeno che potrà avere ripercussioni negative sull’economia italiana: molti sono i connazionali che stanno rientrando definitivamente in patria, e molti di più sono quelli che stanno allestendo le valige. Si dice che il venti per cento dei passeggeri dei voli diretti in Italia abbiano comprato solo il biglietto di andata. Ciò implica che il Governo nazionale e i Governi regionali dovranno prendersi carico di tutti questi "cittadini di ritorno", per assisterli, procurando la loro sistemazione dal punto di vista occupazionale, abitazionale ed assistenziale, creando così nuovi oneri per gli erari nazionale e regionali. Molti saranno in età pre pensionabile, altri al di sopra dei 70 anni, ai quali occorrerà provvedere per assegnare loro la pensione sociale minima.

Si dice, pure, che coloro che possono pagarsi il viaggio di andata e ritorno in Italia e sistemarsi per qualche mese in patria, presso parenti o amici, si recano nel nostro Paese per ottenere, previa richiesta della residenza permanente, la pensione minima italiana.

Ciò causerebbe un’ulteriore discriminazione, fra poveri ed abbienti, come era già successo in passato a favore di coloro che avevano un anno di contributi previdenziali o un anno di leva nelle Forze Armate italiane, che ottennero la pensione italiana nei confronti di coloro che, privi di quei requisiti, rimasero a bocca asciutta. Anche questa volta, chi non può pagarsi il biglietto di viaggio in Italia non ha la possibilità di godere della pensione minima italiana, e neppure aspirarci. I poveri, ancora una volta, sono condannati ad essere più poveri e scoperti sul piano dei diritti istituzionali.

L’emergenza economica argentina, causata dalla svalutazione del peso e dall’inflazione galoppante, ha ridotto a quote irrisorie le pensioni argentine, gettando nell’estrema indigenza anche moltissimi connazionali. Più che mai adesso è divenuta pressante la necessità che lo Stato italiano istituisca quella irrinunciabile pensione sociale che gli italiani all’estero chiedono insistentemente da decenni e che non ha mai trovato, in tutti questi anni, una risposta favorevole dai nostri politici qualsiasi sia l’ideologia che professano. Da destra a manca, dal centro a sinistra, dalla sinistra agli estremi. Il gioco delle parti sembra non terminare, una pirandelliana commedia che ricorda il "gattopardesco" rimando al cambio della prossima legislatura, per non cambiare niente.

Va pure ridetto, ancora una volta, che la stampa italiana all’estero rimane una grande dimenticata. Per questa categoria, seppur parte essenziale ed insostituibile delle comunità italiane nel mondo, non sono previsti aiuti di nessun genere. Quasi fosse un sacrilegio nominarne uno possibile o ipotizzabile. E’ abbandonata al suo triste, inesorabile destino, ma andrà a ripercuotersi sulla nostra stessa capacità di fare storia, sulla nostra volontà di presenza, non solo all’estero.

Diremmo che è giunta l’ora di mettere il dito nel "costato", di provare che sono reali e non metafisiche tutte le promesse che i politici italiani ci hanno formulato sulla solidarietà dell’Italia per gli italiani in Argentina. Finora, fumo senza arrosto, ma neanche l’ombra dell’onestà morale di parlare sul serio, non fosse altro, per riguardo alla nostra dignità di cittadini. (Gaetano Cario, direttore-editore dell’Eco d’Italia di Buenos Aires)

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