* INFORM *

INFORM - N. 104 - 27 maggio 2002

Presentato dalla Dante Alighieri il volume "Architetture italiane in Tunisia"

Oltre 200 pagine di foto, disegni ed informazioni che narrano il fantasioso contributo della nostra comunità allo sviluppo urbanistico della Tunisia

ROMA E stato presentato a Roma , presso la Sede centrale della Dante Alighieri, il libro dal titolo "Architetture italiane in Tunisia" Un'interessante pubblicazione - curata da Silvia Finzi e Luca Quattrocchi - che evidenzia il concreto contributo dell'ingegno italiano allo sviluppo urbanistico di questo importante Paese d'accoglienza. Attraverso scrupolose ricerche d'archivio l'architetto Quattrocchi ha infatti ricostruito "l'ars edificandi" degli italiani che sin dai primi anni del novecento cominciarono a creare - prima come manodopera artistica e poi come architetti - piccoli e grandi capolavori dello stile liberty e dell'arte decorativa. Portali, case, palazzi e ville ricchi di soluzioni innovative e perfettamente integrati nel tessuto urbanistico circostante che oggi rischiano però di scomparire a causa del degrado e dell'abbandono. Una realtà dimenticata - costruita da architetti poco noti al grande pubblico ma di indiscussa capacità professionale ( tra i nomi di rilievo Radicioni, Marcenaro, Ruota) - che si evidenzia sia nel complesso tessuto urbano delle grandi città, sia nei piccoli centri dell'entroterra. E' infatti in una sperduta zona rurale del Paese che troviamo la più insolita testimonianza della capacità architettonica dei nostri connazionali. Una costruzione a pianta circolare, ribattezzata dai nativi "villa Mussolini", che unisce ad avveniristiche soluzioni architettoniche - l'edificio è sormontato da una cupola con tanti piccoli fori in vetrocemento che innescano affascinanti giochi di luce - il sapiente uso del mosaico e di tecniche ornamentali più tradizionali. Ma il volume della Dante non nasce da un isolato episodio culturale. L'opera fa infatti parte di un ampio progetto editoriale sulla presenza italiana in Tunisia - oltre al libro sull'architettura sono stati già pubblicati i volumi "I pittori italiani in Tunisia" e " Memoria italiana in Tunisia" - che si prefigge di approfondire sia il contributo politico e culturale delle nostre collettività allo sviluppo del Paese d'accoglienza, sia la storia dei singoli nuclei familiari della comunità.

Nel corso dell'incontro - ha preso parte al dibattito anche il funzionario dell'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio Luigi Prisco - il Segretario Generale della Dante Alighieri Alessandro Masi - dopo aver letto un breve messaggio di plauso per il lavoro svolto dal Comitato di Tunisi del Presidente della Dante Ambasciatore Bruno Bottai - ha ricordato il costante impegno della Società per diffusione della lingua italiana nel mondo e per la sviluppo di un fattivo confronto nel campo dell'arte, della musica e della scienza tra culture di Paesi diversi. Il Segretario Generale ha inoltre ricordato l'interessante mostra - attualmente ospitata presso le sale del Ministero dei Beni Culturali - sull'architettura italiana fuori dai confini nazionali.

La storia della collettività italiana residente in Tunisia e gli aspetti salienti del progetto editoriale sono stati invece illustrati - con precisione e dovizia di particolari - dalla coordinatrice dell'iniziativa Silvia Finzi. Il progetto sulla memoria italiana in Tunisia ha ricordato - è nato nel 1999 con la creazione di un gruppo di studio multidisciplinare. A tutt'oggi stiamo lavorando in stretta collaborazione con numerosi ricercatori dell'Università di Tunisi che stanno portando avanti un'altra iniziativa denominata" Memoria plurale della Tunisia". La nostra comunità ha proseguito Silvia Finzi ricordando il prezioso contributo culturale delle numerose testate in lingua italiana pubblicate in Tunisia nell'arco di 150 anni - ha avuto un impatto enorme sulla storia tunisina e soprattutto sul mondo dei mestieri e della stampa. Si pensi ad esempio che il primo giornale della Tunisia fu italiano e che, nell'Ottocento, dalla nostra collettività venne inaugurata la prima scuola laica. Gli italiani - ha poi continuato la studiosa ricordando le tappe salienti della complessa storia migratoria della nostra collettività - sono arrivati in Tunisia nel 700. Mercanti e commercianti a cui nell'800 si sono aggiunti anche i politici.

Una collettività borghese, laica e risorgimentale che ebbe duri contrasti con la comunità francese e che nei primi decenni del 900 - con l'arrivo di nuova manodopera dall'Italia - aumentò rapidamente di numero e si attestò intorno alle 100.000 unità. Un'importante presenza che, dopo il secondo conflitto mondiale, si è però notevolmente ridimensionata ed oggi può contare su poche migliaia di persone. "Con il nostro progetto noi vogliamo quindi portare alla luce i variegati aspetti di questa esperienza migratoria e quanto tutto questo abbia influito sulla storia e sul vissuto tunisino". Il libro "La Memoria italiana in Tunisia" ha concluso infine Silvia Finzi entrando nel merito della seconda opera letteraria della collana - propone un'interessante raccolta di articoli scritti da vari studiosi sui principali aspetti dell'emigrazione italiana, come ad esempio l'architettura, la letteratura, la cucina, la scuola, il mondo dell'associazionismo e le istituzioni economiche (banche e camere di commercio). Un variegata testimonianza letteraria che viene arricchita da un interessante articolo sulla memoria orale degli italiani in Tunisia. Una certosina ricostruzione storica - realizzata grazie allo scrupoloso lavoro di una ricercatrice che ha raccolto un gran numero di testimonianze ed interviste - che ha cercato di tracciare l'immaginario collettivo della nostra comunità. (Lorenzo Zita-Inform)


Vai a: