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INFORM - N. 103 - 24 maggio 2002

Convenzione europea - Martini presenta ad Amato le proposte delle Regioni

BRUXELLES - Assicurare a tutte le Regioni con poteri legislativi il diritto di partecipare al Consiglio dei ministri dell’Unione europea, come d’altra parte le Regioni italiane sostengono nel confronto con il governo sul progetto di legge di applicazione delle modifiche della Costituzione: lo ha chiesto il presidente della Toscana Claudio Martini, coordinatore di turno delle Regioni europee con poteri legislativi - tutte le regioni tedesche, belghe, italiane, spagnole e austriache, oltre alle isole portoghese di Madera e Azzorre e a quelle finlandesi di Aaland – al vice presidente della Convenzione sull’avvenire dell’Unione europea, Giuliano Amato.

Martini, che era accompagnato dal precedente coordinatore, il presidente della Vallonia Jean-Claude Van Cauwenberghe, ha presentato anche altre richieste: il diritto delle Regioni con poteri legislativi di essere consultate dalla Commissione, di essere tutte rappresentate nel Comitato delle Regioni e di poter intraprendere azioni dirette presso la Corte di Giustizia ogni qualvolta sorga una controversia di competenze con l’Unione.

Martini e Van Cauwenberghe hanno sottolineato ad Amato la necessità che i principi della sussidiarietà e della proporzionalità possano diventare, nel nuovo testo costituzionale, obblighi vincolanti anziché restare semplici principi politici. I Trattati, secondo le Regioni, dovrebbero menzionare esplicitamente tutti i livelli di governo in grado di contribuire al rafforzamento della legittimazione democratica dell’Unione: gli Stati nazionali, le Regioni con poteri legislativi, le regioni amministrative e le autorità locali. Per questo la dimensione regionale dovrebbe essere riconosciuta nei principi ispiratori del nuovo Trattato, attraverso una nuova formulazione dell’articolo 5, che dovrebbe includere un riferimento esplicito alle entità subnazionali. Martini e Van Cauwenberghe hanno infine sottolineato la necessità di trasferire questo riconoscimento della dimensione regionale in tutte le parti rilevanti dei Trattati attraverso specifici emendamenti.

"Le politiche dell’Unione - ha detto Martini – influenzano sempre più le competenze delle Regioni con poteri legislativi, chiamate a rafforzare la coesione e le politiche strutturali, mentre è la stessa Unione a promuoverne il coinvolgimento per rafforzare la concretezza dei suoi programmi. Del resto – ha proseguito Martini – queste Regioni hanno precisi doveri istituzionali nei confronti dell’Unione, in quanto sono responsabili non solo della traduzione delle direttive europee nella legislazione nazionale, ma anche del potenziamento delle politiche europee in tutte le aree incluse nei loro finanziamenti".

"Le Regioni – ha detto ancora Martini ad Amato - sono più vicine ai cittadini ed espressione diretta degli interessi e dei punti di vista regionali e locali. e per questo possono costituire un importante contributo all’obiettivo di ridurre il deficit democratico dell’Europa. Eppure il ruolo ormai consolidato delle Regioni con poteri legislativi nella struttura interna dei singoli Stati membri non trova riscontro nell’Unione, dove queste regioni non sono pienamente coinvolte nel processo decisionale, come imporrebbero invece le loro responsabilità e il loro potere politico".

Per questo è necessario, secondo Martini, "da un lato rafforzare il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, finora non pienamente applicati nella definizione delle politiche europee, dall’altro distribuire e attribuire poteri tra i diversi livelli istituzionali, chiarendo, semplificando e ammodernando quello che già esiste e individuando meccanismi per assicurare questa partecipazione d’ora in poi". (Inform)


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