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INFORM - N. 101 - 22 maggio 2002

Accordi Bilaterali Svizzera-Unione Europea) e Legge disoccupazione

Narducci (CGIE): "La Svizzera teme l’immigrazione"

ZURIGO - Dopo un’attesa durata oltre il prevedibile, il primo giugno prossimo entreranno in vigore gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea, incluso il trattato sulla libera circolazione delle persone che disciplina reciprocamente l’ingresso e il soggiorno dei cittadini degli Stati membri dell’UE in Svizzera e degli svizzeri nell’UE. Parallelamente con il succitato evento, l’attenzione generale si è soffermata in queste ultime settimane sulla nuova legge che regola l’assicurazione disoccupazione, un caposaldo della sicurezza sociale svizzera che però ha subito colpi pesanti nel progetto di riforma varato dal Consiglio nazionale.

Alcuni aspetti che accomunano e collegano i due processi – riforma della legge sulla disoccupazione ed entrata in vigore degli accordi bilaterali – hanno indotto il Consigliere federale Pascal Couchepin ad affermazioni che francamente destano perplessità oltre che preoccupazione. "Se il progetto di modifica sarà respinto, in Svizzera giungeranno migliaia di senza lavoro provenienti dall’UE, per approfittare del nostro generoso sistema sociale. Un avvenimento che ci costerebbe da 400 a 600 milioni di franchi". Le parole pronunciate dal Ministro dell’economia in un’intervista concessa al quotidiano della Svizzera francese "Le Temps", mettono dunque in relazione diretta la Legge sulla disoccupazione e l’entrata in vigore degli accordi bilaterali. Una scorrettezza, secondo il giudizio di molti.

Di certo, anche se non si può impedire a nessuno, tanto meno al Ministro, di esternare argomenti a ripetizione per convincere gli elettori della bontà dei propri progetti, le affermazioni di Couchepin oltre a non essere attendibili sono anche tendenziose. Infatti, la modifica del periodo minimo di contribuzione per avere diritto all’indennità giornaliera di disoccupazione, che il progetto di revisione prolunga da sei a dodici mesi, non cambia sostanzialmente la situazione preesistente. Giacché dopo l’entrata in vigore dell’accordo sulla libera circolazione delle persone la Svizzera sarà tenuta ad applicare nell’area dell’assicurazione disoccupazione – così come in altre aree delle assicurazioni sociali – il principio della totalizzazione dei periodi di contribuzione.

Il principio della totalizzazione prescrive che si totalizzino i periodi di contribuzione versati nei Paesi dell’UE, per stabilire se la persona disoccupata soddisfa il requisito minimo di assicurazione. S’intuisce dunque che il prolungamento del periodo di contribuzione introdotto nella Legge svizzera limita in misura minima il diritto dei cittadini dell’Unione all’indennità di disoccupazione.

 

Non sono sfruttatori

 

Couchepin è contestabile anche quando sostiene che migliaia di disoccupati provenienti dai Paesi dell’UE verranno in Svizzera se la Legge non supererà il responso delle urne. Non s’intravedono elementi, infatti, a supporto di tale tesi e ciò alla luce di due considerazioni: già da qualche anno il numero dei cittadini dell’UE che lasciano definitivamente la Svizzera è superiore a quello degli arrivi, e in secondo luogo è assurdo ipotizzare che qualcuno abbandoni un Paese dell’UE per vivere in Svizzera con l’indennità di disoccupazione, siccome essa – soprattutto nella fascia dei redditi medi e bassi – è assolutamente insufficiente per consentire un tenore di vita dignitoso. Si può anche aggiungere, a titolo di comparazione, che in Svizzera a fronte di salari alti si registrano quasi sempre livelli di vita molto costosi.

Couchepin paragona i disoccupati stranieri con i profittatori. Da un Ministro dell’economia ci saremmo aspettati sinceramente uno stile diverso dagli attori che militano nei partiti conosciuti per il loro populismo in versione anti-immigrati. Le parole del Ministro alimentano i pregiudizi verso i disoccupati in generale e verso gli stranieri in particolare, contrariamente agli sforzi per l’integrazione messi in campo non solo dal Governo.

Al Ministro consigliamo inoltre di (ri)consultare lo studio realizzato nel 1998 dall’Università di Zurigo per conto della Commissione di sorveglianza del fondo di compensazione della Legge assicurazione disoccupazione, dal quale non emergono indicazioni che possano far pensare ad una sorta di turismo proveniente dai Paesi dell’UE con sistemi previdenziali inferiori a quello svizzero, finanziato dalle assicurazioni sociali elvetiche.

 

Una generosità presunta

 

Accreditare l’assicurazione disoccupazione come "molto generosa" è sicuramente una mistificazione, soprattutto se si prendono in esame i tre criteri principali che la contraddistinguono (requisito contributivo, ammontare e durata del diritto alle indennità giornaliere). Si costaterà allora che il sistema svizzero è di poco superiore al valore medio dei Paesi dell’UE. Se però il conto si basa sul prodotto interno lordo, si deduce che la Svizzera non possiede un sistema di copertura "particolarmente generoso".

A costo di apparire noiosi, si deve allora ribadire che bocciando il progetto di revisione della Legge assicurazione disoccupazione – mirato a smantellare le prestazioni attualmente vigenti – non si corre il pericolo di innescare un particolare richiamo dei cittadini comunitari verso la Svizzera. Le parole del Ministro Couchepin incentivano i pregiudizi verso i cittadini stranieri che hanno contribuito e contribuiscono allo sviluppo e al progresso della Svizzera, e non costituiscono il miglior viatico per i rapporti tra la Svizzera e i Paesi vicini dell’UE. Chi vuole lavorare ha bisogno di un posto di lavoro: è questo il versante su cui bisogna operare con strumenti rinnovati e con l’assunzione di responsabilità dell’intero sistema economico. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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