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INFORM - N. 99 - 20 maggio 2002

"Verso la e-society": VIII Rapporto CNEL-FTI sulla Tecnologia della Informazione e della Comunicazione in Italia

ROMA - Il mondo e l'Italia nella Rete. Lo scorso anno nel mondo 514 milioni di persone erano collegati alla Rete: 155 milioni in Europa e 19 milioni in Italia, con una percentuale sulla popolazione (33,37%) di poco inferiore a quella tedesca (34,49%) ma superiore a quella della Francia e della gran parte degli altri paesi dell'Unione. Un vero boom, se si pensa che nel 1997 gli utenti italiani della Rete erano 400 mila, che però non fornisce una chiave esatta del fenomeno. Da una rilevazione condotta a livello europeo, si apprende infatti che in Italia circa il 60% della forza lavoro usa il computer, ma per due terzi non ha ricevuto alcuna formazione specifica o addestramento. L'italiano sembrerebbe dunque una sorta di homo telematicus fai da te, come dimostra anche l'exploit della telefonia mobile e degli sms: posta elettronica e navigazione a vista, chat, giochi on line, Mp3 e video-streaming, ma poco e-commerce e scarsa frequentazione interattiva di enti e istituzioni. I dati sono contenuti nell'VIII Rapporto sulla tecnologia dell'informazione e della comunicazione in Italia, elaborato dal Forum per la Tecnologia dell'Informazione (FTI), con il patrocinio e in collaborazione con il CNEL, dal titolo "Verso la e-society": 613 pagine, con il contributo di 41 autori, divise in 6 sezioni tematiche e corredate da un ampio indice analitico, 48 figure e grafici, 73 tabelle comparative.

Un'indagine a tutto campo sullo stato e le prospettive dell'ICT (Information&Communication Technology), che si conferma come uno degli strumenti più articolati e sistematici attualmente disponibili per cogliere ogni omologazione o anomalia del nostro paese rispetto al mainstream tecnologico europeo e mondiale. Risultati, attese, successi e battute d'arresto nella società dell'informazione e della comunicazione sono ripercorsi attraverso i principali dati socio-economici relativi alla situazione italiana, confrontati con quelli dell'Unione europea e degli altri paesi avanzati.

Sono analizzate inoltre le politiche pubbliche e le attività delle autorità operanti nel settore ICT, oltre alla dinamica delle tecnologie digitali. Lo scenario che si profila dimostra come, anche nel nostro paese, l'ICT sia una realtà acquisita, caratterizzata da luci e ombre, in attesa di essere governata nelle direzioni più democratiche e funzionali. Lo conferma il fatto che, a fine 2001, ben 8 milioni di famiglie italiane risultavano ampiamente dotate di apparati digitali (Tv satellitari e pay-tv, telefonini, installazioni di Pc e connessioni Internet), anche se questa "famiglia telematica" sembra più legata ai telefoni cellulari e alla televisione che non ad un uso multimediale della Rete. Sul rovescio della medaglia tecnologica, vi è invece il persistere del divario tra Nord e Sud, che pur rappresentando il 36% della popolazione e il 28% delle imprese italiane, contribuisce alla spesa per l'ICT solo nell'ordine del 15%. Un gap che, se non si corre tempestivamente ai ripari, rischia di divenire insanabile. La diffusione a macchia d'olio delle nuove tecnologie - in ambito sia privato che professionale - sta in ogni caso modificando rapidamente i connotati del nostro sistema sociale, tanto da sollecitare modelli del tutto nuovi. Al riguardo, il Rapporto FTI segnala l'emergere di nuovi gruppi sociali, (@ristocracy, net-workers, multimedia class ed e-ramblers), caratterizzati da diversi tipi di relazione d'uso e di costume con l'ICT, che complessivamente comprendono fra 1.200.000 e 1.400.000 persone. Il raffronto della nuova indagine con i risultati del precedente Rapporto FTI (il VII, "Oltre il Duemila") offre notevoli spunti di analisi e di riflessione.

L'espansione dell'ICT in Italia ha segnato una curva ascendente persino superiore alle aspettative, a fronte della battuta d'arresto mondiale soprattutto nel settore dell'hardware, con clamorosi sbandamenti di giganti industriali come l'Intel (25% di tagli previsti per il 2002). In una situazione di grave crisi quale quella che ha investito gli Stati Uniti e buona parte dei paesi europei dopo l'11 settembre, l'Italia ha potuto vantare nel 2001 un'espansione del suo mercato ICT dell'8,7% rispetto all'anno precedente, per un valore complessivo di oltre 63 miliardi di euro. In particolare, le telecomunicazioni hanno realizzato un incremento superiore di quasi il 5% alla media mondiale. In altri settori si registra invece un certo ritardo rispetto alle attese. La telefonia mobile - mercato in continua ebollizione - rimane ancorata alla normale

comunicazione telefonica e agli sms e si fanno sentire gli effetti del mancato decollo degli investimenti per il nuovo mercato Umts. Un certo ritardo ha segnato anche la diffusione delle smart card, sia sul versante finanziario che su quello sociale (tessera sanitaria, carta d'identità ecc.) e, non a caso, il Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie ha cominciato il nuovo anno imprimendo un'accelerazione operativa al programma e-government e alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione, con stanziamenti e finanziamenti per diversi progetti. Senza dimenticare che, sul piano generale, e-business ed e-government sono spesso trattenuti da annosi e delicati problemi di sicurezza e dal mancato decollo dei servizi di firma digitale. Stenta in qualche modo a chiarirsi anche la questione della Tv digitale terrestre.

L'Italia ha coraggiosamente deciso di rispettare la scadenza del 2006 per il passaggio al "tutto digitale", che avrebbe innegabili effetti economici positivi tanto per il sistema paese che per gli utenti e i fornitori di servizi. Basti pensare alla moltiplicazione delle frequenze e quindi ai possibili nuovi ingressi di operatori abilitati a trasmettere. Ma, a meno di improvvise accelerazioni, nel fatidico 2006 una percentuale consistente delle famiglie italiane non sarà ancora in grado di beneficiare della nuova Tv. New Deal tecnologico e qualità della vita Dal Rapporto FTI-CNEL emerge un orientamento dello sviluppo applicativo dell'ICT che pone in primo piano trasparenza dei mercati e qualità della vita. Dal monitoraggio dell'ambiente a quello della filiera agroalimentare per la "tracciabilità" delle caratteristiche dei prodotti, sono in corso importanti progetti di sistema. Il contributo diretto del CNEL all'VIII Rapporto si è concentrato proprio su questi temi, con una particolare attenzione alle enormi potenzialità dell'ICT come strumento di conoscenza, trasparenza e accesso universale. Da tempo, infatti, il CNEL è impegnato nell'analisi e nel costante aggiornamento degli scenari economici, professionali e occupazionali riguardanti l'innovazione tecnologica. Particolare attenzione è stata posta al ruolo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione strumentali a quelle innovazioni di prodotto e di processo che devono essere realizzate dal sistema delle imprese manifatturiere e dei servizi per poter meglio competere.

In conclusione, l'VIII Rapporto FTI-CNEL sull'ICT in Italia traccia come sempre un ritratto del Paese in chiaroscuro, nel quale gli elementi positivi sono: - il completamento del regime giuridico di concorrenza nel settore delle telecomunicazioni - la diffusione dell'utilizzo di Internet analoga a quella dei maggiori Paesi Ue - l'istituzione del Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie - il crescente utilizzo delle tecnologie informatiche nel rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione - le nuove iniziative di ricerca nel Mezzogiorno, per quanto prive di spin-off industriali. Mentre i maggiori elementi di debolezza sono: - il mancato riassetto del settore televisivo - la persistente debolezza della presenza industriale nazionale nei settori tecnologici avanzati - lo scarso utilizzo del telefono portatile per impieghi diversi della telefonia vocale - la lentezza del decollo dell'Umts - il mancato decollo della carta d'identità elettronica e della carta sanitaria - il mancato decollo commerciale delle autorità di certificazione. (Inform)


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