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INFORM - N. 99 - 20 maggio 2002

Gli italiani nel mondo: i nuovi dati all’inizio del 2002 presentati allo Scalabrini Center di Londra

LONDRA - Lo Scalabrini Center di Londra è stata la cornice simbolica in cui sabato 18 maggio, nell’ambito dell’incontro-dibattito intitolato "Gli italiani in Gran Bretagna e la globalizzazione della mobilità", l’Ufficio Coordinamento Dossier Statistico Immigrazione della Caritas di Roma ha voluto presentare, nella persona del suo responsabile Franco Pittau, i dati più recenti che riguardano gli italiani all’estero, trasfusi in una ricerca condotta in collaborazione con la Fondazione Migrantes, la FUSIE, lo CSER e il CNEL. In base ai risultati più salienti della ricerca che il dott. Pittau ha sintetizzato in quell’occasione, i cittadini italiani residenti all’estero sfiorano i quattro milioni. Gli archivi delle anagrafi consolari, che si basano sulle registrazioni d’ufficio dei connazionali con i quali i consolati vengono a contatto, nel mese di aprile del 2002 ha contato per la precisione 3.990.295 italiani che vivono fuori dello stivale. Si tratta – ha spiegato Pittau – di ben 7 connazionali ogni 100 che restano in Patria. Ma questa media muta se si considerano singolarmente le diverse aree del Paese: essa sale a 11 italiani ogni 100 nel caso del Meridione (dove il Molise si segnala in assoluto per avere all’estero ben oltre un quinto della popolazione regionale) mentre scende a un rapporto di 4 ogni 100 nel caso del Centro-Nord. Ora, benché si tratti di una consistenza di tutto rispetto che abbraccia ogni continente, essa risulta particolarmente elevata in alcuni Stati. Effettivamente oltre la metà delle presenze (2.205.589 individui) si concentra soltanto nei primi quattro Paesi ospitanti che sono, nell’ordine, la Germania (con quasi 700.000 italiani ivi residenti), l’Argentina (601.658), la Svizzera (525.383) e la Francia (379.749). Come si può osservare, la presenza italiana nel mondo riguarda in modo preponderante l’Europa (oltre 2,2 milioni di connazionali, pari al 55,5% del totale, di cui più di 1,6 milioni nella sola Unione Europea) e, in secondo luogo, l’America Latina (1,2 milioni di presenze pari al 30,2% del totale), mentre in misura più contenuta investe il Nord America (352.000 presenze pari all’8,8%) e l’Australia (124.773 pari al 3,1%). Volendo sintetizzare, si potrebbe dire che ogni 10 italiani sparsi nel mondo, circa 6 si trovano in Europa, 3 in America Latina e 1 nei Paesi anglosassoni d’oltreoceano (USA, Canada e Australia). In Asia e in Africa si trovano invece insediamenti piuttosto ridotti di nostri connazionali, con l’eccezione abbastanza vistosa del Sudafrica, il quale ospita ben 39.000 originari del belpaese.

Una seconda fonte è l’AIRE, l’anagrafe gestita dal Ministero dell’Interno in collaborazione con i Comuni, che riporta i dati delle cancellazioni anagrafiche effettuate dai Comuni stessi. Trattandosi di un adempimento burocratico che non sempre viene eseguito da chi espatria, le informazioni di questa anagrafe risultano meno attendibili quanto al numero assoluto di italiani nel mondo (all’aprile del 2002 ne attestava poco più di 2,8 milioni, una cifra grossolanamente sottostimata) sebbene sia invece ricca di dati particolareggiati sulla provenienza regionale e provinciale degli italiani trasferitisi all’estero. Mediante un procedimento statistico di integrazione delle due fonti anagrafiche, la Caritas ha potuto stabilire che più della metà degli italiani nel mondo (59,9%) proviene dal Meridione, quasi un terzo dal Nord e poco più del 10% dal Centro. In particolare, ogni 10 italiani oltreconfine 2 sono siciliani, 1 campano, 1 pugliese e 1 calabrese. Il Nord è comunque ben rappresentato, visto che c’è un veneto ogni 14 italiani all’estero, un lombardo ogni 15 e un laziale ogni 20.

Del resto, la vera "altra Italia" è rappresentata dagli oriundi, che le ultime rilevazioni dicono oscillare tra i sessanta e i settanta milioni di individui così ripartiti: 66,3% in America Latina, 27,5% in America del Nord, 3,4% in Europa e 0,9 milioni in Oceania.

Questo patrimonio di "italianità" a dimensione globale presenta delle virtualità meritevoli di essere pienamente colte e valorizzate nelle sue dimensioni attuali e anche nella sua storia caratterizzata da grandi sofferenze. Secondo le organizzazioni internazionali le migrazioni rappresentano uno degli indici più significativi della dimensione globale del mondo di oggi e a questa sorta di globalizzazione umana l’Italia ha senz’altro dato uno tra gli apporti più significativi. (Luca Di Sciullo-Inform)


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