* INFORM *

INFORM - N. 98 - 18 maggio 2002

RASSEGNA STAMPA

Avvenire, sabato 18 maggio 2002

Italy nel mondo. Il "parlamentino" degli emigranti

Da Roma Toni Colotta

Quando fu reintrodotto nel Governo Berlusconi un Ministro per gli italiani nel mondo, e ancor più quando divenne legge l’esercizio del voto all’estero e quindi la rappresentanza parlamentare dei nostri emigrati, ci fu chi paventò 1’obsolescenza per II CGIE ovvero il Consiglio Generale per gli Italiani all'Estero. Ma fu lo stesso ministro, Mirko Tremaglia, a rassicurare tutti: il mio è il Ministero del CGIE e non farò nulla senza il suo consenso. Dunque lunga vita a quello che da anni è considerato il "parlamentino" deg1i italiani all'estero. Da tredici anni esattamente. E' del 1989 la legge istitutiva e, con modifiche successive, ha mantenuto l’impianto iniziale. Il Consiglio vi è raffigurato testualmente non solo come l’organo di rappresentanza delle comunità all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che le riguardano, ma, più incisivamente, come organo che sempre "verifica l’attuazione delle linee programmatiche delle istituzioni dello Stato". Ne consegue che Governo e Regioni devono chiedere obbligatoriamente il parere del CGIE per una serie lunga di materie, dai bilanci alla politica scolastica, ai contributi per l’associazionismo, i programmi radiotv, e non solo.

Ma qual è il grado di rappresentanza reale del CGIE nei confronti delle nostre comunità? Le cifre dell’ultima consultazione, quella del 1997, non sono entusiasmanti: degli oltre 2 milioni e mezzo di elettori potenziali ha votato solo il 20,43 per cento, circa mezzo milione. In parte pesano forse i meccanismi che la legge istitutiva stabilisce per eleggerne i membri. Questi sono complessivamente 94 dei quali 65 espressi dalle collettività attraverso i Comites ossia i Comitati degli Italiani all’Estero, che sono, per così dire, "piccoli CGIE" locali, dove confluiscono anche gli esponenti di quell’associazionismo proliferato a suo tempo per supplire alla carenza di attenzione della madrepatria Italia. I restanti 29 del Consiglio Generale sono di nomina governativa e provengono principalmente dalle associazioni nazionali (come la Fondazione Migrantes), dalle confederazioni sindacali e dai patronati, oltre che dall’ANCI, UPI e Conferenza dei Presidenti delle Regioni.

Avvenire, sabato 18 maggio 2002

Quatto milioni gli italiani oltre confine

La regione più rappresentata in terra straniera è la Sicilia. I valdostani, invece, sono restii a spostarsi

Da Roma Pino Ciociola

Tanti. Anzi tantissimi, se si considerano gli oriundi. Gli italiani all'estero sono 4 milioni, che vanno moltiplicati addirittura diciassette volte e mezza a voler conteggiare anche gli oriundi (cioè i figli nati sul posto, i nipoti, i pronipoti e chi ha una nuova cittadinanza). Cifre e percentuali aggiornate al marzo 2002, contenute nella ricerca realizzata dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas di Roma che viene presentata oggi a Londra in un convegno promosso anche dal Cnel.

Tornando a quei 4 milioni, sono il 7 per cento della popolazione del Belpaese: oltre il doppio della percentuale di immigrati in Italia (che arrivano al 3 per cento della popolazione). Ed è nel Vecchio Continente che si è trasferita oltre la metà degli italiani (il 55,5 per cento, pari a oltre 2 milioni e 2l4mila), seguito dall’America Latina (30,2 per cento, 1 milione e 205mila), dall’America del Nord (8,8 per cento, 352mi1a) e dall’Oceania (3,1 per cento, oltre l24mila).

"Quindi su dieci italiani sparsi nel mondo — si legge nella ricerca — sei sono in Europa, tre in America Latina e fra Stati Uniti, Canada e Australia". Sarebbe a dire dire che "i maggiori insediamenti si trovano nei Paesi industrializzati" ed è al contrario "ridotta" la presenza in Africa (quasi 68mi1a italiani, del quali oltre 39mila solo in Sudafrica),in Asia (26mila) "e in particolare nelle aree dalle quali proviene il maggior numero di immigrati in Italia".

A dare un’occhiata ai Paesi di destinazione, poi, al primo posto figura largamente la Germania con quasi 700mila presenze italiane, seguita dall’Argentina con oltre 601mila, dalla Svizzera con 525mila e dalla Francia con 380mila. Fra i Paesi che ospitano fra 100mila e 300mila connazionali, primeggiano nell’ordine Brasile (300mila), Belgio (281mila), Usa (2l4mila), Gran Bretagna (l57mila), Venezuela (l35mila), Canada (l37mila) e Australia (l23mila). Tuttavia "è l'Europa, con la Germania in particolare, la terra d’elezione per i meridionali —scrivono Fondazione Migrantes e Caritas romana — mentre in America Latina sono meglio rappresentate le regioni centro-settentrionali". Infatti dal Mezzogiorno proviene nel complesso più della metà degli italiani nel mondo (il 59,8 per cento). E "nelle regioni meridionali ogni cento abitanti undici emigrano", un rapporto che "al Centro Nord si dimezza —si legge — perché un terzo degli emigranti italiani è originario del Settentrione (29,6 per cento) e ancora meno del Centro (10,6 per cento), che si dimostra quindi l’area meno "abbandonata" del Paese".

E le nostre regioni maggiormente segnate dall'emigrazione —rispetto alla popolazione residente — sono il Molise al Sud (con il 22 per cento), le Marche al Centro (6 per cento) e il Friuli Venezia Giulia al Nord (13,8 per cento). Però considerando le più rappresentate all'estero, il primo posto spetta ai siciliani (circa due emigranti italiani ogni dieci, quasi il 19 per cento), provenienti dalla regione più presente in Germania, Francia, Belgio e Stati Uniti. "Mentre i più restii a muoversi sembrano i valdostani, con appena lo 0,2 per cento".

Il Corriere della Sera, 18 maggio 2002

Decisione di Martino e Tremaglia. Figli di emigrati in Argentina, niente leva per poter lavorare subito

In Italia senza fare il servizio militare. Sarà questo il vantaggio di cui potranno usufruire i ragazzi italiani figli di nostri connazionali emigrati in Sud America "e in particolare in Argentina" che decidono di tornare in Italia. L'ha disposto il ministro della Difesa, Antonio Martino, seguendo una proposta del collega ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia (An). La grave crisi sudamericana secondo il governo "fa prevedere il rientro nelle zone d'origine di centinaia di connazionali, molti dei quali in età per il servizio militare" che sarebbero così facilitati nell'inserimento nel mondo del lavoro.


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