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INFORM - N. 98 - 18 maggio 2002

Dino Nardi (CGIE Svizzera): S.O.S. invecchiamento !

ZURIGO - Innanzitutto chi sono gli anziani? si possono definire tali coloro che avendo superato la metà della loro vita si sentono comunque ancora lontani dalla fine. Ed i vecchi chi sono? sicuramente coloro che non se la sentono più di programmare la loro vita, se non giorno per giorno, e che magari, non di rado, a causa delle loro precarie condizioni fisiche e, perché no, anche economiche, pensano alla morte come alla migliore soluzione per i loro problemi! Fatta questa premessa, diciamo, filosofica sugli anziani ed i vecchi, veniamo al dunque.

Sempre più spesso leggiamo ed ascoltiamo che "l’invecchiamento della popolazione è uno dei problemi principali che l’umanità deve affrontare nel XXI secolo". Al sottoscritto il fatto che invecchiare sia ritenuto un "problema" fa veramente sorridere e ricordare quel mio conterraneo che, eravamo negli anni Sessanta, era preoccupato per aver vinto il primo premio alla lotteria di Monza perché, avendo vissuto sempre con poche palanche, l’essere diventato improvvisamente milionario lo avrebbe "costretto" a cambiare radicalmente vita e ad affrontare problemi nuovi, come dover investire bene i suoi soldi e doversi difendere dall’assalto di parenti ed amici! Infatti ritengo che, come quel mio conterraneo avrebbe dovuto essere felice per la vincita, anche noi dovremmo essere tutti contenti di sapere che le nostre speranze di vita stanno aumentando di anno in anno, grazie al migliore tenore di vita raggiunto e, soprattutto, alla ricerca scientifica ed alla chimica. Se mai il problema è un altro e cioè che la società attuale si deve attrezzare in modo diverso (mondo del lavoro, sistema pensionistico, organizzazione del tempo libero, strutture sanitarie e per anziani, ecc.) per affrontare adeguatamente questo fatto nuovo dell’invecchiamento della popolazione. Anche se, poi, il dato statistico relativo all’invecchiamento è in parte falsato dal crollo delle nascite che si è avuto negli ultimi lustri e che sembra un fenomeno inarrestabile specie nei Paesi più ricchi. Ed è un problema da affrontare con urgenza tanto più che non riguarda solo gli anziani di oggi ma anche gli stessi giovani che un giorno saranno pure anziani e poi vecchi o che, comunque, aspirano sicuramente di diventarlo.

Infatti dalla seconda "Conferenza mondiale sull’invecchiamento", organizzata recentemente a Madrid dalle Nazioni Unite, sono emersi alcuni dati statistici sui quali tutti dobbiamo riflettere. A livello mondiale, mentre nel 1950 gli ultrasessantenni erano l’8% della popolazione, nel 2000 ammontavano al 10% ma nel 2050 saranno il 21%. Sempre a livello mondiale le donne di età superiore a 60 anni risultano essere molte di più degli uomini: ogni 100 donne abbiamo solo 81 uomini, se poi andiamo a vedere tra gli ultraottantenni abbiamo addirittura solo 51 maschi per 100 donne. Pertanto nel mondo sono tantissime le donne vedove che, peraltro, proprio per l’essere rimaste sole, devono fare molto spesso i conti, non solo con la solitudine e con malattie invalidanti, ma anche con situazioni di estrema povertà. Sempre secondo le statistiche presentate alla Conferenza di Madrid risulta anche che nella classifica mondiale degli ultrasessantenni ai primi dieci posti abbiamo, oggi, tutti Paesi europei, con l’eccezione del Giappone, e che al primo posto è l’Italia (alla faccia di chi poi si lamenta che ci si sta male!) con una popolazione anziana del 24,5%. Ma nel 2025 il Giappone conquisterà il primo posto con il 35,1% e l’Italia scenderà al secondo posto con il 34%. Restando in Italia, oggi abbiamo il 4,1% della popolazione che supera gli 80 anni, che diventerà più del doppio (8,3%) nel 2025 e, addirittura il 14,3% nel 2050.

Se, poi, ci si trasferisce nel mondo del lavoro le statistiche dicono che, a livello mondiale, mentre nel 1950 avevamo dodici lavoratori per ogni pensionato, oggi il rapporto è di nove ad uno e nel 2050 sarà di quattro ad uno.

Ma che dire della Svizzera e cioè del Paese dove viviamo? Innanzitutto che anche qui con l’invecchiamento non si scherza! Basti pensare che gli ultrassessantacinquenni che erano il 14,6% nel 1990 sono aumentati al 15,5% nel 2001 e si prevede, che nell’arco di trent’anni, arriveranno a superare un quarto della popolazione. Anche per quanto concerne il rapporto lavoratori/pensionati i numeri sono, ovviamente, condizionati dall’invecchiamento. Infatti se alla fine degli anni Quaranta avevamo dieci persone attive per pensionato, nel 2000 il rapporto è sceso a quattro ad uno e nel 2040 scenderà ulteriormente a 2,3 persone attive per pensionato. Parlando della Svizzera è certamente doveroso dare anche uno sguardo a quanto accade statisticamente alla comunità italiana che, se ci limitiamo a contare i soli cittadini italiani, quindi escludendo i doppi cittadini (centomila?), secondo le statistiche elvetiche erano 353.658 ad agosto 1996, scendendo a 315.608 ad agosto 2001, con una diminuzione di 38.050 nell’arco di cinque anni. Ma le stesse statistiche ci dicono anche che la collettività italiana in Svizzera sta pure velocemente invecchiando. Infatti, nello stesso periodo di tempo gli ultrasessantacinquenni italiani, che erano 27.684, sono aumentati a 37.822, cioè con un aumento percentuale rispetto all’intera popolazione italiana del 4% (dall’8 al 12% negli ultimi cinque anni).

Pertanto anche tutti noi italiani che viviamo in Svizzera, da un lato, dobbiamo contribuire a trovare soluzioni adeguate per far fronte all’invecchiamento della popolazione mondiale, dall’altro, dovremo cominciare ad affrontare seriamente, ed in particolare, la questione dell’invecchiamento della comunità italiana nella Confederazione, specialmente nella Svizzera tedescofona dove più problematica è stata, ed è tuttora, l’integrazione dell’emigrazione italiana. Questione della quale, a dire il vero, se ne discute già da qualche anno (chi non ricorda il convegno promosso dalla UIM Svizzera alcuni anni orsono sul tema "Dove invecchiare?"), ma finora non si sono avute nè risposte, né, tantomeno, delle proposte di soluzione, neppure al problema ormai urgentissimo di poter offrire alla comunità italiana della Terza età delle strutture per anziani che tengano conto della sua specificità. (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


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