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INFORM - N. 96 - 16 maggio 2002

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo): A Sidney con il Cgie

LOS ANGELES - La Commissione continentale Paesi Anglofoni ha tenuto la sua riunione nei giorni scorsi in Australia, dove mi sono recato, avendo avuto il privilegio di essere invitato quale esperto degli Stati Uniti, per illustrare natura ed aspetti dei flussi migratori nel Paese dove risiedo ormai da trent’anni.

Nei quattro giorni di lavori della Commissione ho avuto modo di constatare il modus operandi del CGIE, almeno della sezione anglofona, e, al di là dell’alto livello professionale dei suoi componenti, e dei contenuti oggettivi della riunione, mi ha colpito la natura dei dibattiti che hanno una volta di più riguardato problemi che si trascinano ormai da anni (sempre gli stessi) come la questione dell’aggiornamento degli elenchi degli Italiani residenti all’estero, dell’attuazione del voto all’estero, dei programmi di Rai International e, più in generale, di quelli dell’informazione, delle politiche sociali e di tutela del lavoro, della natura ormai assai diversa dell’immigrazione italiana in Paesi come l’Australia, il Canada, il Sud Africa e gli Stati Uniti, rispetto a quella dell’inizio del secolo scorso, e via dicendo.

Mi sia consentito rilevare che la buona volontà dei componenti del CGIE, pur nelle loro diverse anime politiche, si esaurisce contro un’impotenza congeniale alla natura stessa dell’organismo: esso produce mozioni e richieste che regolarmente poi sembrano infrangersi contro il muro burocratico del Ministero degli Esteri e, conseguentemente, del Governo che non recepisce il frutto del lavoro appassionato di detti componenti.

E questo succede, a mio avviso, a causa della natura stessa del CGIE che, essendo organo consultivo, emana pareri non vincolanti e fornisce suggerimenti, che risultano poi praticamente inascoltati e, talvolta, disattesi.

Oggi poi, a seguito della creazione della Circoscrizione Estero, con le sue quattro ripartizioni geografiche, e della futura elezioni di 12 Deputati e 6 Senatori, eletti fra gli Italiani residenti all’estero ed in loro rappresentanza, mi sembra che in effetti svuoteranno di contenuto e di potere rappresentativo il CGIE, almeno così come oggi è concepito e strutturato, a meno che di un suo completo rinnovamento, così da porlo giuridicamente ed effettivamente nella condizione di lavorare fruttuosamente a fianco ed a sostegno dei diciotto parlamentari che saranno eletti dagli Italiani all’estero.

Infatti, cosa è praticamente la Circoscrizione Estero se non una vera e propria nuova Regione Italiana, suddivisa in quattro grandi aree, ossia quattro "Provincie all’Estero"? Ed i diciotto Parlamentari non sono i rappresentanti politici delegati in Parlamento a portare problematiche e proporre soluzioni legislative? Quindi il CGIE come si collocherà in questo nuovo quadro politico/amministrativo?

A mio avviso, se riformato e ristrutturato come organismo in modo assolutamente diverso dall’attuale, il CGIE, magari suddiviso in quattro sezioni in accordo con la suddivisione geografica della Circoscrizione Estero, dovrà rivestire una funzione di sostegno informativo e propositivo ai rappresentanti parlamentari, controllandone azioni e suggerendone i comportamenti nello svolgimento del loro mandato, con un’azione continua e pregnante di tutte quelle informazioni e notizie che fanno da supporto all’esecuzione del mandato stesso.

Nessuno infatti, fino ad ora, ha fatto rilevare che la lontananza dai Paesi di elezione durante il mandato parlamentare, causata da un obbligo pratico di residenza italiana, specialmente per i provenienti dalle aree extra-europee potrebbe far venir meno il necessario contatto con le problematiche stesse dei Paesi di provenienza, contatto necessario ed utile per una corretta interpretazione del mandato parlamentare ricevuto. (Domenico Pisano*-Inform)

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* Coordinatore Azzurri nel Mondo Stati Uniti Occidentali


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