* INFORM *

INFORM - N. 94 - 14 maggio 2002

Da "La Comunità", Buenos Aires

Questa è l’Argentina e questi sono gli abitanti di questa Argentina ferita

BUENOS AIRES - Leggere analisi sulla crisi argentina firmate da individui che opinano senza essere stati capaci di creare previamente un ambito di seria discussione a tal riguardo dà i brividi. Ma questa è l’Argentina e questi sono gli abitanti di questa Argentina ferita, attaccata senza la minima dimostrazione di rispetto, e che ignorano la sua storia di paese anfitrione per eccellenza che ha dato asilo a questa varietà di etnie costituente la eccezionalità di questo meraviglioso paese.

Può una persona essere così semplicistica e pensare che tutto quello accade qui ubbidisce congiunturalmente alla innegabile corruzione di una determinata classe politica? Se fosse così, molti paesi del mondo, tra i quali ovviamente si enumera l’Italia, avrebbero passato momenti simili e chissà peggiori, se analizzassimo in specifico determinate epoche. Basterebbe citare solo Mani Pulite e la Mafia.

Sarebbe interessante che questi improvvisati e spietati analisti prendessero in considerazione tra le cause della crisi il fatto che in questa epoca di globalizzazione, con tanta enfasi elogiata da alcuni di loro, esistono paesi che subiscono la globalizzazione e altri che la impongono. E’ evidente da che parte della barricata si trova l’Argentina.

Non si può pensare che dinanzi all'impossibilità di cambiare un sistema, uno si trasformi obbligatoriamente in complice. In queste pagine abbiamo sempre affermato che in questo paese la generalizzazione ha prodotto molte atrocità che costarono la vita a molti innocenti.

Ci sono analisi condotte sulla base di una profonda conoscenza dell’area e analisi improvvisate al tavolo di un bar con amici. Tutte sono valide e devono essere rispettate ma indubbiamente è necessario tenere conto esclusivamente di quelle che vantano rigore professionale e il rispetto per il soggetto analizzato. L’analisi sorta all’interno dei confini di un dibattito puntuale ha inevitabilmente superato i filtri degli specialisti che hanno passato a setaccio ognuna delle ragioni che hanno condotto a una determinata situazione, mentre l’analisi da bar, fatta alla leggera, è viziata da componenti personali che deformano la realtà dei fatti. Bisognerebbe dunque appurare se l’analista mantiene una relazione diretta con il soggetto analizzato, poiché tale relazione si rivelerebbe un fattore decisivo nel momento dell’opinare.

Un esempio: se chi opina circa la situazione argentina sta patendo personalmente la crisi, indubbiamente tale analisi sarà impregnata della sua frustrazione e non gli permetterà di mettere a fuoco le cause reali. La visione sarà differente se, in cambio, chi opina non ne è direttamente colpito.

E’ evidente che questa crisi coinvolge l’intera popolazione argentina, ma risulta chiaro che ci sono frange seriamente castigate e altre non così gravemente colpite. In Argentina i poveri sono ancora più poveri e la classe media praticamente già non esiste. Il tasso di povertà è cresciuto del 300%. Nel 1985 i poveri costituivano il 13% dell’intera popolazione, oggi sono il 42%. Il 56% dei minori di 14 anni è povero. La concentrazione di ricchezza ha raggiunto livelli scandalosi. Attualmente 87 gruppi economici gestiscono i mezzi dell’economia nazionale.

L’Argentina sta soffrendo di due mali che affondano le loro radici nelle ultime tre decadi. Da una parte, una classe dirigente politica, sindacale e imprenditoriale inefficace e corrotta e dall’altra, alcuni mezzi di comunicazione che per incapacità o convenienza non hanno generato consenso tra l’opinione pubblica e che, al contrario, con i loro attacchi sistematici e costanti alla classe dirigente in generale, senza differenziazione tra buoni e cattivi, hanno generato nella popolazione sfiducia tanto per i politici come per le stesse istituzioni repubblicane.

Le elezioni del 1999 hanno instaurato nel governo un’Alleanza di centro sinistra con la promessa di un profondo cambio che incoraggiò la speranza popolare. Tuttavia, il governo sotto la guida del Presidente Fernando de La Rua strinse un’alleanza post-elettorale con i gruppi economici più concentrati ed fu l’esecutore disciplinato di politiche imposte dai centri di potere finanziario. Il presidente De La Rua si dimostrò debole e irresoluto, disattese le richieste sociali, tollerò livelli elevatissimi di corruzione e nepotismo. Il governo non poté alla fine dar risposta alle esigenze dei gruppi economici dominanti e per questo cadette.

La società enormemente frammentata non ha fiducia in nulla, non crede specialmente nei politici, nei sindacalisti e in generale nella totalità delle istituzioni, alcuni mezzi di comunicazione "scoprono" la corruzione di alcuni vescovi e soprattutto della Corte Suprema di Giustizia - non della giustizia in generale - che hanno senza eccezioni legittimato le politiche di saccheggio nel nostro paese.

Non è cercando colpevoli che si esce dalla crisi. Tutti siamo responsabili, di fatto o per omissione. (José Tucci-La Comunità/Inform)


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