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INFORM - N. 94 - 14 maggio 2002

Dino Nardi (CGIE): "Non discriminare gli emigrati meno fortunati!"

ZURIGO - Nel Corriere della Sera di domenica 12 maggio un articolo informava che mercoledì prossimo scatterà l’aumento della pensione a 516 euro per altri 306.000 pensionati al minimo. L’articolo, non firmato e quindi presumibilmente un pezzo d’agenzia, ovvero un comunicato ufficiale, terminava con questa frase "Intanto INPS e Ministero del Welfare stanno valutando se applicare l’aumento a 516 euro anche ai residenti all’estero.". Dopo averlo letto, il presidente della Commissione sociale del CGIE, Dino Nardi, ha preso l’iniziativa di scrivere al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed ai Ministri Roberto Maroni e Mirko Tremaglia la seguente lettera per sostenere, invece, la necessità che venga riconosciuto anche ai titolari di una pensione minima italiana residenti all’estero il diritto ai 516 euro mensili previsti dalla Finanziaria 2002 e per ricordare la mancata istituzione dell’Assegno sociale per gli emigrati italiani anziani in stato di indigenza.

"Se, da un lato, mi ha confortato la notizia che finalmente i beneficiari dei 516 euro sono arrivati complessivamente a 1.443.000 pensionati, dall’altro, sono rimasto sorpreso ed amareggiato nel leggere (e con me sicuramente le migliaia di emigrati che in tutto il mondo avranno anche letto il Corriere) che da parte dell’INPS e del Ministero del Welfare si stia "valutando" se applicare anche agli emigrati la normativa che ha aumentato a 516 euro le pensioni minime. Infatti, sia personalmente, che come Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, non abbiamo mai dubitato sull’estensione dell’applicabilità dell’articolo 38, della Legge Finanziaria 2002, anche ai pensionati italiani, in stato di indigenza, residenti all’estero in Paesi privi di garanzie sociali minime. Come d’altra parte sostenuto anche in un ordine del giorno approvato all’unanimità nell’ultima assemblea plenaria del Consiglio del 14 febbraio scorso. Se ciò non avvenisse si perpetuerebbe una ulteriore discriminazione nei confronti dei nostri connazionali emigrati, che, a tutt’oggi, dopo decenni di inutili appelli, sono peraltro ancora in attesa di vedersi riconosciuto il diritto all’Assegno sociale, nonostante le promesse più volte esplicitate anche da autorevoli rappresentanti dell’attuale Governo.

"Ritengo, pertanto - conclude Dino Nardi -, che il Governo debba agire affinché cessino finalmente anche queste discriminazioni di carattere socio-previdenziale nei confronti di questi nostri cittadini emigrati meno fortunati per i cui diritti, comunque, il CGIE continuerà ostinatamente a lottare". (Inform)


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