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INFORM - N. 92 - 10 maggio 2002

ACLI: un progetto per l'impiego all'estero dei volontari in servizio civile. Previste iniziative di sostegno per le comunità italiane nel mondo

ROMA - Per promuovere innovative forme di solidarietà e sviluppare una fattiva proiezione verso nuovi Stati d'accoglienza dalle ACLI è stato elaborato un articolato programma per l'impiego all'estero dei volontari in servizio civile. Un'ipotesi suggestiva - prevista dalla legge del marzo 2001 ed ancora al vaglio dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile della Presidenza del Consiglio - che valorizzerà la presenza delle ACLI nei Paesi caratterizzati da una stabile emigrazione italiana e consentirà ai soggetti prescelti - per il contesto italiano è già stato varato un primo bando di concorso con 1095 candidati - di acquisire una specifica formazione tecnica, organizzativa e linguistica.

Per questa prima fase del progetto prettamente sperimentale - mentre si attende la promulgazione del bando di concorso per gli inabili alla leva che si recheranno all'estero per prestare servizio civile - dalle ACLI verranno però utilizzate solo esponenti del volontariato femminile. Le ragazze prescelte, oltre ad acquisire tutte le conoscenze necessarie alla futura attività nelle Nazioni d'accoglienza, dovranno inserirsi pienamente nella struttura operativa delle ACLI e saranno seguite, per l'intera durata del progetto, da un "tutor". Un soggetto altamente specializzato che opererà presso le singole sedi estere coinvolte nell'iniziativa. Il programma - per sviluppare al massimo le sinergie associative e per promuovere una gestione unitaria e coordinata delle iniziative - prevede inoltre la creazione di uno specifico staff "interservizi" e l'attiva presenza di una volontaria anche presso la sede nazionale delle ACLI. E' in questo articolato contesto programmatico che nasce e si sviluppa il progetto delle ACLI per il sostegno e la promozione delle comunità italiane all'estero.

Un'iniziativa che coinvolgerà le principali sedi estere del movimento - operanti in Belgio, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Stati Uniti e Cile - e che sarà costantemente seguita ed analizzata da un responsabile complessivo, il dott. Luca Jahier, e dagli incaricati delle singole ACLI nazionali. Il progetto sarà in primo luogo finalizzato alla tutela dei diritti sociali dei cittadini italiani all'estero e all'attivazione di specifici programmi di assistenza per i disagiati e le persone anziane di prima generazione. In questo contesto - per valorizzare la cultura italiana in seno alle nostre collettività e favorire l'integrazione linguistica sociale e lavorativa delle nuove generazioni - saranno inoltre realizzati - in piena collaborazione con gli Enti e le Amministrazioni dei Paesi d'accoglienza - appositi progetti per l'inserimento lavorativo e la formazione e professionale dei giovani disagiati.

Le venti volontarie che prenderanno parte all'iniziativa dovranno garantire, insieme alle équipes locali delle ACLI, sia servizi formativi, d'accoglienza e di orientamento per i nostri connazionali, sia visite domiciliari per i cittadini più bisognosi ed non autosufficienti. Le candidate, oltre ad un'adeguata conoscenza degli strumenti informatici e della lingua della Nazione di destinazione, dovranno inoltre seguire un duro stage formativo che avrà inizio in Italia, presso la sede nazionale e le strutture provinciali delle ACLI, e si concluderà nei Paesi d'accoglienza. Dopo circa due mesi di formazione - finalizzata alla crescita delle capacità personali e professionali delle candidate - le volontarie saranno infatti sollecitate all'apprendimento, sul posto di lavoro, di specifiche conoscenze pratiche e linguistiche. Un aggiornamento continuo che caratterizzerà l'intera durata del servizio. Al termine del mandato - si prevede un impegno di 12 mesi con un orario settimanale nella fase operativa di circa 35 ore - le volontarie dovranno inoltre frequentare, al rientro in Italia, uno specifico stage che servirà a delineare un bilancio del servizio svolto e a fornire utili indicazioni sui futuri sviluppi del programma.

Ma non saranno solo le candidate a dover seguire corsi di formazione. In considerazione di alcuni aspetti innovativi e prettamente sperimentali dell'iniziativa anche gli altri operatori del progetto - come ad esempio la figura del "tutor" - saranno infatti chiamati a frequentare appositi corsi di aggiornamento professionale. Specifiche attività formative che - dovendo raggiungere figure professionali operanti nelle lontane sedi estere - comporteranno per le ACLI rilevanti problemi di natura finanziaria e organizzativa. (Lorenzo Zita-Inform)


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