* INFORM *

INFORM - N. 89 - 7 maggio 2002

Riflessioni sul trasferimento dei contributi dall`AVS all`INPS

ZURIGO - Nel 1999 Alleanza Nazionale e il Ctim di Zurigo venuti a conoscenza che nella stipulazione dell`Accordo tra l`EU e la Confederazione elvetica sulla libera circolazione delle persone, si stava perpetrando un altro sopruso a danno di alcune migliaia di famiglie di lavoratori italiani emigrati in Svizzera, decisero di adoperarsi affinché i nostri connazionali colpiti da simile provvedimento avessero ancora la possibilità di accedere alla pensione di anzianità al lavoro per un periodo transitorio di almeno cinque anni, a partire dall`entrata in vigore del suddetto accordo. Siccome, allora, i sette Accordi EU-CH non erano ancora stati ratificati nemmeno dall`Italia e dalla Svizzera, An e Ctim ritennero opportuno ideare e lanciare una petizione affinché fosse concessa una proroga di almeno cinque anni per poter continuare a trasferire i contributi dall`Avs all`Inps.

Ciò sarebbe stato possibile senza rinegoziare l`accordo già stipulato, ma semplicemente approntando e approvando un Regolamento di applicazione ad hoc.

Come si può notare, nel 1999 (ben tre anni fa) sussistevano due cose importanti: il mezzo (il Regolamento di applicazione da attuare) e il tempo (gli accordi non erano ancora stati ratificati) a disposizione del legislatore italiano per esaudire quanto richiesto dalla petizione.

Dello stesso avviso fu anche l`on. Mario Alberto Taborelli (FI) del quale, nell`XI Commissione della Camera dei deputati, si discusse un Atto di indirizzo che prevedeva una proroga di otto anni per poter trasferire i contributi dall`AVS all`INPS.

A tale discussione partecipò, in rappresentanza dell`allora Ministro del Lavoro senatore Cesare Salvi (Ds), anche l`ex sottosegretario Guerrini che propose all`on. Taborelli di adattare il suo Atto di indirizzo a quanto previsto dal trasferimento virtuale dei contributi versati all`AVS.

Questa soluzione avrebbe evitato di intraprendere iniziative diplomatiche e fatto risparmiare all`amministrazione italiana, svariati miliardi di lire: l`INPS avrebbe pagato la pensione a tutti coloro che in base agli Accordi italo-svizzeri - attualmente ancora in vigore - ne hanno diritto, ma solo fino al compimento dell`età pensionabile svizzera.

Si badi bene. L`Italia avrebbe ridotto solo il numero degli anni in cui avrebbe versato la pensione, non anche il numero degli aventi diritto. Il riformulato Atto di indirizzo dell`On. Taborelli fu approvato, se non erro, mercoledì 24 gennaio 2001, dall` XI Commissione della Camera dei deputati. Però, in seguito, il Senato impegnò il Governo a negoziare con i partners dell`Unione Europea, l`introduzione nell`accordo UE-Svizzera sulla libera circolazione delle persone una clausola transitoria di cinque anni, a valere dall`entrata in vigore dei trattati, che annullasse la predetta discriminazione in materia previdenziale per i lavoratori italiani in Svizzera e a reperire le risorse finanziarie per garantire il diritto alla pensione con il computo di periodi svolti in Svizzera, durante il succitato periodo transitorio. Tutto sembrò risolto. Tutti, giustamente, a gioie e a tessere elogi al Governo ulivista.

Ma una brutta sorpresa ci attendeva dietro l`angolo: per negligenza o mancanza di volontà, non furono reperite le risorse finanziarie per garantire il diritto alla pensione, e la decisione presa al Senato fu come una bolla di sapone: produsse solo un piccolo botto. Le buone intenzioni rimasero sulla carta, come un`opera incompiuta. A che punto siamo adesso?

Da quanto mi risulta, alcuni parlamentari dell`attuale maggioranza, tenuto nella dovuta considerazione i benefici, anche economici, che gli Italiani emigrati in Svizzera hanno apportato all`Italia, avrebbero già presentato due proposte di legge simili o complementari. Ritengo opportuno far presente che il trasferimento virtuale dei contributi versati all`AVS, fino a poco tempo fa, è stato avallato e sostenuto, a più riprese, anche dal sindacato CGIL- frontalieri, dal CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all`Estero) e dall`ex Ministro del Lavoro (Cesare Salvi).

Mi preme sottolineare che qualora la legge tutelasse soltanto i nostri connazionali che rientrano in stato di disoccupazione si commetterebbe una grave discriminazione verso gli ex-emigrati, che sono rientrati in Patria con dei diritti già acquisiti, e si indurebbe gli altri, che liberamente decideranno di rientrare dopo il primo giugno 2002, a creare le condizioni per essere licenziati.

Come recita un vecchio detto: Fatta la legge, trovato l`inganno.

Siccome sono numerosi i connazionali, compresi nella fascia di età tra i 55 e i 60 anni, che hanno i loro congiunti ben integrati nella società elvetica, presumo che coloro che rientreranno definitivamente saranno molto meno di quanti previsti dalle due proposte di legge. Il primo giugno 2002, giorno dell`entrata in vigore degli Accordi EU-CH , è alle porte.

Si deve evitare urgentemente che migliaia di famiglie di nostri connazionali continuino a vivere una stressante ansia.

Allora Onorevoli proponenti e Governo, date ulteriore prova di sensibilità e coerenza: fate sì che le due proposte di legge seguano l`iter parlamentare più celere, quali l`Assemblea dei Capigruppo di Camera e Senato o le Commissioni competenti. (Antonio Lanza. componente del Comitato promotore contro il blocco del trasferimento dei contributi Avs all’Inps)

(Inform)


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