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INFORM - N. 87 - 3 maggio 2002

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 3 maggio 2002

"La nuova Farnesina: come far correre la diplomazia nell'era globale", dell'Ambasciatore Giuseppe Baldocci

ROMA Molto è stato detto, anche di recente, sulla necessità di adeguare il Ministero degli Esteri all'evoluzione delle realtà internazionali. Si tratta di creare una "nuova Farnesina", trovando risposte adeguate a due priorità: come imprimere maggiore efficacia agli strumenti a disposizione del governo per l'azione di politica estera e come fare fronte ad una competizione ad ampio raggio - e senza "reti di protezione" - nel contesto di una globalizzazione irreversibile e crescente. Si deve al Presidente del Consiglio, anche nella sua veste di ministro degli Esteri, l'iniziativa di promuovere una riforma incisiva ed ambiziosa, suscettibile di introdurre nella tradizione diplomatica italiana un valore aggiunto che possa essere quantificato anche in termini di risultati e di giusti ritorni. La Farnesina ha già affrontato, da ultimo nel triennio 1999-2001, un mutamento atteso da oltre trent'anni delle sue strutture e della carriera diplomatica. Sono state, fra l'altro, istituite cinque Direzioni Generali a base geografica per rendere più stringente e coordinata la nostra azione nelle singole aree di intervento, le carriere sono state riordinate secondo criteri di maggiore razionalità, l'aggiornamento tecnologico è stato spinto all'avanguardia della Pubblica Amministrazione italiana. Ci troviamo ancora nella fase di definitivo assestamento di una riforma che ci si è preoccupati, per ragioni di contenimento della spesa pubblica, di realizzare a costo zero.

Occorre, tuttavia, ora compiere un passo ulteriore: aggiornare la prospettiva dei diplomatici italiani, valorizzare la professionalità del Ministero, sollecitare nel contempo - ed è qui la principale novità - un cambio di mentalità corrispondente all'evolversi dei tempi: per questo, abbiamo accolto con convinta apertura la sfida postaci, con l'obiettivo di conseguire un ulteriore rafforzamento del nostro ruolo a promozione e difesa degli interessi economici e commerciali italiani all'estero. Si tratta di una sfida che tende a mettere a fuoco un nuovo, più efficace, sistema di sinergie fra le varie entità titolari di competenze in un settore, quello economico e del sostegno alle imprese all'estero, di cui riconosciamo da sempre la primaria importanza, per lo stretto collegamento con l'espansione della nostra economia, l'incremento della competitività, la crescita dell'occupazione.

I diplomatici italiani si sono non da oggi dedicati a tale compito, anche se più sulla base di situazioni individuali che in una logica di sistema: è, quindi, proprio quest'ultima che dobbiamo consolidare. E ve ne sono le premesse poiché, per formazione, tradizioni, confronto costante con le migliori diplomazie straniere, la diplomazia italiana ha sempre cercato di inquadrare in questa logica di sistema tutti i settori nei quali ha operato e, nel cui contesto, le è stato spesso richiesto di svolgere il non facile compito di sintetizzare esigenze talvolta opposte e confliggenti.

La "nuova frontiera" che ci viene ora indicata si colloca, quindi, su di un terreno ricettivo e fecondo. Per questo l'Amministrazione ha predisposto testi innovativi che attendono solo il varo legislativo: l'apertura delle Ambasciate e dei Consolati all'apporto delle migliori professionalità, provenienti non solo dall'ambito della Pubblica Amministrazione ma anche dall'esterno, che siano disponibili a prestare la loro opera nei settori per i quali sono più qualificati, rafforzando i nostri uffici diplomatici e creando vere e proprie strutture specialistiche, destinate ad operare con la guida dei nostri ambasciatori e con il concorso di tutte le professionalità della Farnesina; l'istituzionalizzazione di forme di collaborazione tra il pubblico ed il privato, riuniti in apposite "fondazioni" operanti in Italia e all'estero, per l'organizzazione di grandi manifestazioni di promozione culturale, come quella recente, ben riuscita, di "Italia in Giappone 2001"; l'assegnazione ai nostri rappresentanti diplomatici - e apposite istruzioni stanno per essere diffuse in merito - di precisi obiettivi di promozione economico-commerciale degli interessi italiani, sul cui adempimento riferire puntualmente, nella consapevolezza - ed è qui la novità - della responsabilità diretta dei nostri ambasciatori per quanto attiene la loro efficace esecuzione; un aggiornamento della professionalità dei diplomatici fino ai gradi più elevati; la nuova Farnesina avrà bisogno, per fare fronte ai compiti che il governo intende affidarle, certamente di finanziamenti aggiuntivi, che troverebbero giustificazione anche negli attesi ritorni di ordine economico, ma anche di uno sforzo di formazione del suo personale: un piano, a tale ultimo riguardo, è già pronto e andrà a confluire in quello più generale, in corso di elaborazione al Ministero per la Funzione Pubblica.

I nostri diplomatici, a tutti i livelli, sono d'altronde abituati da tempo a riassumere in sé, nella loro attività e professionalità, l'insieme degli aspetti nei quali si articola l'azione esterna dello Stato, che si onorano di rappresentare tutto intero. Poiché non è forse inutile ricordare che la funzione di ambasciatore non si improvvisa: essa è il risultato finale di una professionalità che si costruisce giorno per giorno, nell'arco di una carriera impegnativa, difficile e dalle molteplici esperienze; una funzione che, non per caso, è affidata, in tutti i principali Paesi europei, a professionisti della diplomazia collaudati, selezionati all'inizio della carriera con rigorosi esami di concorso, che abbiano accumulato nel tempo la cultura del servizio delle istituzioni e del perseguimento dell'interesse nazionale. (Giuseppe Baldocci, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri)


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