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INFORM - N. 86 - 2 maggio 2002

L'editoriale di "Sicilia Mondo"

"Il dopo Conferenza" Stato-Regioni-Province autonome-Cgie

CATANIA - La Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-Cgie, ha indicato le linee di una nuova politica per la valorizzazione della identità italiana nel mondo in un contesto internazionale in movimento dove le comunità italiane al’ estero sono state ripensate come risorse e come volano della politica del Paese Italia. Dalla Conferenza è venuto fuori un quadro completo e ricco di analisi e di novità sui grandi temi aggreganti della cultura, della informazione, della solidarietà, del lavoro, dei giovani e dell’associazionismo.

La organizzazione dello Stato italiano è stata vista in senso federalista, cioè nella riconfigurazione del ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali come punto di riferimento capillare dei rapporti con gli italiani all’estero in un contesto dove è stato riconosciuto il contributo delle Consulte regionali della emigrazione e la centralità del movimento associativo come patrimonio storico da tutelare e valorizzare per il mantenimento dei legami con la madrepatria.

Tra le priorità preminenti la Conferenza ha individuato, tra l’altro, uno "sportello unico per l’internazionalizzazione", "l’istituzione del fondo nazionale in favore delle comunità all’estero" ed un "segretariato congiunto Stato-Regioni-Autonomie locali-Cgie" come cabina di regia per il monitoraggio, valorizzazione delle risorse e coordinamento degli strumenti operativi.

La Conferenza, nel documento finale sintetizza i risultati dell’intenso lavoro preparatorio e della Assemblea indicando la strada per attivare una concreta ed organica politica per gli italiani all’estero. Tocca ora ai soggetti Istituzionali interessati, passare alla fase operativa canalizzando i percorsi legislativi ed attuativi.

"Sicilia Mondo" considera positivo il bilancio della Conferenza ma si interroga sul "dopo Conferenza" cioè sul grado di volontà politica di renderla operante. Il riferimento è ai tempi di intervento ed agli strumenti finanziari di sostegno di cui si conosce poco. Dietro l’angolo c’è sempre il pericolo dell’insabbiamento burocratico con il conseguente calo di tensione tra gli stessi soggetti istituzionali e sulle attese dei connazionali. Sono troppo recenti i ricordi di disimpegno, di sottovalutazione e di marginalità che hanno sempre caratterizzato i governi e le forze politiche nei confronti degli italiani all’estero. L’estensione del voto, anche se rappresenta un fatto politico di straordinaria importanza, di per sé non risolve i tanti problemi sul tappeto.

La Conferenza può segnare "la svolta" nei rapporti con l’altra Italia che vive fuori dalla penisola anche perché ricade in un momento storico particolarmente favorevole per l’immagine positiva dell’Italia nello scenario internazionale, per il cambiamento degli assetti istituzionali interni sul trasferimento di competenze ed interventi dal Centro verso le Istituzioni locali, per il contesto mondiale dei nostri giorni che annulla le distanze per effetto dei nuovi strumenti della conoscenza e della diffusione del Web.

L’impianto della Conferenza ruota sulla centralità e sul ruolo delle Regioni e della Province autonome. Sono numerose le Regioni che si sono sentite stimolate dalla Conferenza, avendo capito da tempo l’importanza che può venire, in termini di ritorno economico, culturale e turistico da un rapporto organico, sinergico ed interattivo con i propri corregionali che vivono all’estero.

La Regione Siciliana, con una collettività fuori dalla Sicilia il doppio di quella che vive nell’Isola, segna invece il passo non avendosi ancora dato un progetto operativo nel settore. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: emarginazione dalla politica nazionale ­ emblematica la non inclusione nel comitato di crisi per l’ Argentina ­ calo di tensione del comparto regionale dell’emigrazione e del rapporto con le comunità all’estero per il mancato insediamento della Consulta regionale (obbligatorio per legge) e per le disattenzioni nei confronti del mondo associativo, unica testimonianza vivente delle comunità siciliane all’estero, con conseguente perdita di contatto con le stesse. E tuttavia, l’associazionismo di emigrazione ha radici troppo profonde per dubitare della sensibilità e capacità strategica di recupero degli uomini del Governo regionale. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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