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INFORM - N. 84 - 29 aprile 2002

ACLI, Conferenza programmatica - Dal primo maggio la raccolta di firme per una petizione sulla flessibilità sostenibile del lavoro

ROMA - Flessibilità sostenibile, formazione professionale, immigrazione, globalizzazione e costituente europea. Su queste importanti tematiche, di assoluto rilievo per il futuro delle nuove generazioni, si sono confrontati per quattro giorni a Roma i delegati ACLI provenienti da tutto il mondo. L'importante conferenza programmatica, dal titolo " Scegliere il futuro: giovani e adulti protagonisti delle ACLI di domani", è stata arricchita dalla presentazione di una dettagliata ricerca, realizzata dall'IREF (l'Istituto di Ricerche Educative e Formative delle ACLI) sul rapporto dei giovani con la politica. Dallo studio, compiuto su un campione di circa mille persone, è emerso come a tutt'oggi i giovani italiani sostengano i principi della democrazia ( 86,6%) e siano favorevoli ad un attivo impegno politico e sociale. Una positiva tendenza che viene però in parte controbilanciata da un'esigua ma preoccupante minoranza ( circa 13,4%) che si dichiara indifferente o addirittura favorevole all'ascesa di un regime autoritario.

Un campanello d'allarme per la democrazia che il presidente delle ACLI Luigi Bobba ha fatto squillare nel suo discorso introduttivo ricordando la necessità di una diffusa cultura civica che promuova, presso le nuove generazioni, una nuova ed attiva cittadinanza. Bobba - dopo aver auspicato la ripresa della concertazione sociale e la nascita di un'Europa più vicina ai cittadini - ha annunciato che dal primo maggio parte la raccolta delle firme (si pensa ad un tetto minimo di 150.000 sottoscrizioni) per una petizione popolare da consegnarsi ai presidenti delle Camere che solleciti il varo di apposite leggi, atte a favorire nel settore lavorativo lo sviluppo di una flessibilità sostenibile.

Una necessità, la trasformazione dell'Italia in un Paese più duttile e moderno, che nel suo intervento è stata sostenuta anche dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. La terza carica dello Stato ha in primo luogo ricordato i valori della lotta al nazifascismo e la necessità di tramandare questi principi alle nuove generazioni. Casini ha poi sottolineato come il processo di globalizzazione ridimensioni gli oneri dello Stato in materia di sicurezza sociale ed imponga al mercato del lavoro nuove regole di competitività e flessibilità. Una vera e propria corsa ad ostacoli, quella della globalizzazione, che i Paesi in via di sviluppo potrebbero però perdere senza gareggiare. Secondo il presidente della Camera solo se le società del benessere presteranno la massima attenzione al problema della diseguaglianza mondiale - per sensibilizzare l'opinione pubblica su queste problematiche il 23 maggio verrà organizzata presso la Camera dei Deputati una giornata per l'Africa - la globalizzazione potrà divenire una concreta opportunità di sviluppo anche per i Paesi più poveri.

Per quanto riguarda la nuova legge sull'immigrazione Casini - dopo aver auspicato la nascita di un'Europa più vicina alla società civile che sappia contrastare i nascenti movimenti nazionalisti anche attraverso il varo di apposite politiche per una maggiore sicurezza ai cittadini - ha infine sottolineato la necessità di associare rigore ed umanità soprattutto per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari. La costruzione di un solido vincolo familiare da parte dell'immigrato potrebbe infatti rappresentare un efficace deterrente per l'eventuale coinvolgimento dello straniero in attività criminose.

Una dinamica realtà, quella migratoria, che per il sindaco di Roma Walter Veltroni non potrà essere fermata con l'uso della forza. "Se noi pensiamo a quelle persone che vivono in Angola o in Sierra Leone con una aspettativa di vita di 39 anni e che - ha sottolineato Veltroni - guardano all’orizzonte Paesi come il nostro dove la vita media è di 80 anni, allora dobbiamo capire che chiunque – sapendo che con l'attraversamento di un braccio di mare potrebbe guadagnare 40 anni di vita – quel tratto di mare lo passerà e non sarà fermato da nessun cavallo di Frisia. Allora ecco - ha continuato il sindaco di Roma proponendo un'intensificazione degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo - che il problema dell’immigrazione potrà essere risolto solo se riusciremo a portare un po’ di ricchezza a quelle Nazioni che soffrono la fame. Gravi disuguaglianze sociali che, per il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, sono state rese più evidenti dai grandi mutamenti mondiali della globalizzazione. Un fenomeno ambivalente, quest'ultimo, che va governato e che reca con sé grandi tensioni sociali ed immense possibilità di sviluppo.

A sua volta, il segretario nazionale dei DS Piero Fassino ha in primo luogo ricordato come - per quanto concerne le nuove politiche del lavoro - il problema sia quello di evitare la trasformazione della flessibilità in precarietà esistenziale. Un'eventualità che, per Fassino, potrà essere superata solo se la politica sarà in grado di organizzare un nuovo sistema di tutele che, in una società più dinamica e senza rischio di precarietà, copra tutte le forme di lavoro. In questo contesto sarà inoltre auspicabile una maggiore flessibilità degli orari di lavoro ed un'efficiente formazione professionale che consentano al lavoratore di cambiare più volte mestiere senza il cosi detto "salto nel buio". "Oggi il compito della politica - ha concluso Fassino - è quello di accompagnare la società, creando le condizioni affinché le tutele, le potenzialità e le risorse possano svilupparsi alla massima potenza". Ma in questo contesto di grande evoluzione, secondo il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo Giorgio Napolitano - la realizzazione di una globalizzazione equa e giusta non potrà essere disgiunta dall'azione propositiva di un'Europa forte ed unita. Per Napolitano, anche chi combatte l'iniquità della globalizzazione da posizioni radicali dovrà infatti scommettere sulla democratizzazione delle istituzioni europee, sulla ricerca di un nuovo equilibrio tra i poteri regionali e centrali e sulla necessità di mettere al bando chi specula su queste difficoltà organizzative. "Tutte le forze politiche responsabili, di destra e sinistra - ha sottolineato infatti Napolitano riferendosi alla recenti critiche rivolte dai movimenti nazionalisti all'U.E. - devono reagire a questi tentativi e non fermarsi alla difesa di prerogative del passato che non fanno più parte della cultura degli Stati europei".

Una strada obbligata, quella della casa comune europea, che, per il ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione, deve però essere caratterizzata da una maggiore trasparenza istituzionale. Secondo Buttiglione la riforma dell'Unione Europea - oltre a prevedere l'elezione del presidente della Commissione da parte del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo - dovrà infatti favorire un maggiore controllo parlamentare sia con l'eliminazione del diritto di veto sulle materie comunitarie, sia attraverso una drastica riduzione delle riunioni dei Consigli dei Ministri a livello europeo. (Lorenzo Zita-Inform)


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