* INFORM *

INFORM - N. 82 - 26 aprile 2002

Dall' "Eco d'Italia" di Buenos Aires

Argentina, il suicidio di una nazione

BUENOS AIRES - Stiamo assistendo, atterriti, al suicidio di una nazione. Nella nostra vita abbiamo assistito a vicende apocalittiche come il secondo conflitto mondiale e, nei decenni seguenti, ad altre cruente guerre e rivoluzioni, mai allo sfacelo di un Paese ricchissimo in risorse e con una popolazione culturalmente non carente, per l’inettitudine, l’irresponsabilità della propria classe dirigente. Da quanto siamo arrivati in questo Paese, abbiamo osservato, con apprensione e frustrazione, la continua e progressiva erosione del patrimonio nazionale e di quello individuale. Negli ultimi mesi la crisi è arrivata al punto terminale. Gli ultimi avvenimenti hanno caratteristiche paradossali, mai viste su questo pianeta. Il Paese è letteralmente paralizzato. Nulla funziona: l’attività produttiva si è fermata, le banche hanno chiuso i battenti, i negozi sono vuoti di clienti, mancano i combustibili, cominciano a scarseggiare anche certe materie di prima necessità. I dirigenti politici sembrano aver perso la bussola.

L’inflazione, nel giro di poche settimane, ha ridotto alla terza parte le già irrisorie pensioni e gli scarsi salari. La confisca dei risparmi bancari ha causato vere e proprie tragedie. Anziani, che avevano depositato in banca i loro risparmi per assicurarsi una vecchiaia al coperto di ogni rischio, si rendono conto che dovranno finire i loro giorni nella miseria più nera. Malati, che devono operarsi per poter sopravvivere, sono stati privati dei soldi che avevano messo da parte per far fronte ad ogni evenienza e ora rischiano di morire per mancanza di cure. Da sei mesi il Pami, l’ente che ha la tutela della salute dei pensionati, non sovvenziona più gli sconti ai farmaci che ora i beneficiari non possono più acquistare dati i prezzi proibitivi, i medici, le cliniche e gli ospedali hanno sospeso i servizi di ambulatorio e ogni cura clinica e chirurgica che non possono essere sostituite da quelle private perché le pensioni sono miserrime. Gli indici di disoccupazione sono fra i più alti nel mondo e ogni giorno la chiusura di industrie, officine, commerci, mette sulla strada decine di migliaia di dipendenti. Questa miseria dilagante ha provocato l’incremento della delinquenza. Tutte le case, in Argentina, sono difese da recinzioni e da sbarre alle finestre. Nessuno lascia la propria abitazione dopo il calar del sole. L’assoluta maggioranza della popolazione è stata vittima di rapine, assalti, scippi. Dal primo gennaio di quest’anno, solo nella città di Buenos Aires e nel conurbano, sono stati assassinati quaranta poliziotti.

Questa situazione ha provocato nella popolazione indignazione e assoluta sfiducia nella classe dirigente. Ogni giorno la televisione emette immagini di manifestazioni di protesta e scontri con la forza pubblica che difende gli edifici della pubblica amministrazione. Il pessimismo sul futuro del Paese dilaga e davanti alle sedi diplomatiche dell’Italia, della Spagna e degli Stati Uniti si formano lunghe file di giovani e meno giovani che sperano di poter avere un miglior futuro emigrando. Così l’Argentina, che dispone di un immenso territorio scarsamente popolato, da terra d’immigrazione si è trasformato in un paese di emigranti. Un terzo della popolazione si dibatte nella miseria, mentre la classe media vede scemare ogni giorno il benessere che quarant’anni fa era superiore a quello di molti paesi dell’Occidente.

Nel paese del grano e della carne, ogni giorno cinquantacinque bambini muoiono di fame. L’Argentina può vantare un primato: oltre al peso, la moneta più svalutata al mondo, ne ha altre quindici, quelle emesse dalle Province in cui è diviso il territorio. Ciò che esaspera la popolazione che si dibatte nella miseria, sono i privilegi di cui godono i politici, parlamentari, consiglieri provinciali e municipali, alti funzionari: stipendi altissimi e altre agevolazioni che ne fanno una vera e proprio oligarchia. Privilegi, e corruzione diffusa, resi più odiosi per l’incapacità che ha portato alla rovina un paese che dovrebbe figurare nelle statistiche fra i più ricchi al mondo. Non c’è campo che non sia disastrato. Soprattutto è venuta a mancare in pieno la fiducia nelle istituzioni. Lo Stato, violando la Costituzione e il diritto alla proprietà, ha letteralmente rubato ai propri cittadini i risparmi per cui ci vorranno parecchie generazioni prima che le banche ricevano denaro e, senza credito, sarà impossibile avviare la ripresa della produzione. I ripetuti inadempimenti degli impegni assunti dai governi con gli istituti internazionali di credito, per quanto si riferisce al pagamento del debito esterno e alla riforma dello Stato permanentemente in rosso, hanno provocato l’irrigidimento di questi organismi che ora hanno chiuso la borsa.

E potremmo continuare l’elenco di queste precarietà per pagine e pagine. Aggiungiamo solo un tragico episodio accaduto proprio in questi giorni. Un nostro connazionale, settantottenne, abitante nella località di Lomas de Zamora, alla periferia di Buenos Aires, che cercava di entrare in una succursale della Banca Nazionale del Lavoro, per riscuotere la sua miseranda pensione acquisita con una vita di lavoro, è morto per un infarto, in mezzo alla calca che pugnava alla porta della casa di credito. Un episodio che, raccolto dai giornali, dalla radio e dalla televisione, è assurto a tragico simbolo di un Paese in pieno sfacelo. (Gaetano Cario-L'Eco d'Italian/Inform)

Accorato messaggio di una psicologa: connazionali vittime della crisi degli ospedali pubblici dell'Argentina

Egregio Direttore de L’Eco d'Italia,

mi piacerebbe che questa lettera fosse letta con particolare attenzione. Le scrivo per informare su una situazione, da me considerata eticamente inaccettabile, che sta succedendo nell’Ospedale Interzonale di acuti Dr. Prof. Luis Guemes in Haedo, conosciuto da molti come Istituto di Chirurgia di Haedo.

In questo ospedale io compio le funzioni di psicologa nel reparto coronario. Attualmente questi malati, colpiti da un infarto o da un pre-infarto, non ricevono il minimo di farmaci indispensabili per una cura primaria perché il nosocomio non ne dispone, ciò provoca che i malati siano portati nel reparto di terapia intensiva e poi muoiano.

E’ importante considerare che molti di questi pazienti sono di nazionalità italiana, in maggioranza calabresi. Essi, che hanno sofferto, lasciando, nel dopoguerra, una patria di tante bellezze naturali, per fuggire da una grande povertà oggi devono trovare grandi penurie il che provoca in loro profonde ferite psicologiche che sono la causa di infarti.

Questa situazione è terribilmente grave, ingiusta e angustiante per noi professionisti della medicina perché constatiamo che la nostra dedizione verso questi pazienti non è sufficiente per modificare questo stato di cose. La vita che dovrebbe essere il valore massimo viene posta in seconda linea dai nostri politici.

Non deve meravigliare, quindi, il fatto che la sintomatologia e i quadri coronari abbiano avuto un incremento allarmante e noi ci sentiamo desolatamente impotenti. Tuttavia, penso che tutto non sia perduto, ed è per questo motivo che ho scritto questa lettera con la speranza sia letta da chi ha la possibilità di intervenire per la soluzione di questa frustrante situazione. Spero che il mio messaggio non sia vano.

Grazie e cordiali saluti. (Licenciada Beatriz Esposito)

(Inform)


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