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INFORM - N. 82 - 26 aprile 2002

25 Aprile: Italiani finalmente uniti?

Mirko Tremaglia interviene a "Porta a Porta"

ROMA - Il 25 aprile, Festa della Liberazione, è stato ricordato da Rai Uno nel consueto appuntamento serale di "Porta a Porta". Per comprendere quando il dopoguerra italiano sia veramente finito e per approfondire i rischi connessi alla recente avanzata dell'estrema destra francese il conduttore del programma, Bruno Vespa, ha dedicato l'intera trasmissione alla storica ricorrenza - a 57 anni dalla resa dell'esercito tedesco in Italia - e alla difficile opera di pacificazione che fece seguito al conflitto. - La puntata è stata arricchita da interessanti inserti filmati sulla visita del presidente tedesco Rau a Marzabotto (960 le vittime della strage) e sul dramma delle foibe istriane (alcune migliaia gli italiani uccisi dagli slavi).

Un dibattito pacato che è stato caratterizzato, oltre che dalla presenza del ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, dalla partecipazione di numerosi esponenti del mondo politico ed accademico, come il senatore a vita Giulio Andreotti, l'on. Tina Anselmi, il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale Ignazio La Russa, l'ex segretario del PDS Achille Ochetto, il docente di storia delle dottrine politiche dell'Università di Torino Massimo Salvadori ed il giornalista Antonio Socci.

Il professor Salvadori - dopo aver ribadito la totale inconciliabilità tra i principi alla base della resistenza ed il fascismo - ha sottolineato come ancora oggi nel nostro Paese la costante corsa alla reciproca delegittimazione degli schieramenti politici impedisca di fatto una normalità democratica. Una valutazione non condivisa da Ignazio La Russa secondo cui il dopoguerra italiano è finito solo dieci anni fa quando - dopo la caduta del muro di Berlino ed il conseguente venire meno del "pericolo comunista" - fu resa possibile in Italia una democrazia dell'alternanza. Una vera e propria evoluzione democratica, quella del 1989, che, secondo il fondatore del Pds Achille Occhetto, i comunisti italiani avevano già iniziato a percorrere molti anni prima con il fattivo contributo del partito alla nascente Repubblica italiana. Per Occhetto, pur essendo necessaria una concreta pacificazione sociale che superi le drammatiche contrapposizioni del dopoguerra, non bisogna dimenticare che la democrazia italiana è fondata sui principi della resistenza e della lotta antifascista. Uno regime, quello fascista, che per Tina Anselmi, ex partigiana, era in aperta contrapposizione con i valori del cattolicesimo da cui deriva il rifiuto di dare allo Stato un valore etico assoluto. Una netta connotazione morale che - anche secondo Giulio Andreotti - non poteva dare adito a confusioni di ruoli. Per il senatore a vita infatti, anche in quegli anni così difficili la legalità dello Stato Italiano era rappresentata dal governo Badoglio e dalle truppe italiane che, a due mesi dall'armistizio dell'otto settembre - già combattevano a fianco degli alleati sulla piana di Montelungo.

Momento saliente della trasmissione è stato l'intervento di Mirko Tremaglia. L'ex "ragazzo di Salò", orfano di guerra, ha ricordato come, dopo l'8 settembre del 1943 l'amore per la Patria e il magnetismo di Mussolini lo spinsero ad arruolarsi volontario. Una scelta difficile, quella dell'adesione alla Repubblica Sociale, che Tremaglia compì, per continuare ad onorare le proprie convinzioni, in un'Italia "ormai allo sbando". "Io non rinnego nulla della mia vita - ha detto - perché, non confondendo mai la storia con la politica, ho sempre rivendicato tutto quello che ho fatto. Per questo motivo ho avuto il rispetto anche di molti avversari politici…". Rifacendosi ad alcune valutazioni storiche di Renzo De Felice, Tremaglia ha osservato che in questo contesto, nella situazione di abbandono in cui si trovava buona parte dell'Italia, la costituzione della Repubblica Sociale fece da cuscinetto evitando agli italiani guai peggiori da parte dei tedeschi.

Rispondendo poi alle sollecitazioni del conduttore sulla possibilità di raggiungere una completa pacificazione nazionale, Tremaglia ha ribadito che solo il rispetto di tutti i morti può far nascere un sentire comune che riconosca il valore dei tanti che, durante la guerra, rischiarono la vita senza commettere atrocità. Un concreto superamento delle contrapposizioni di quei tempi lontani più volte auspicato, negli anni scorsi, anche dall'allora presidente della Camera Luciano Violante - che riconobbe la necessità di pacificare gli animi e di trasmettere ai giovani tutti i valori fondanti della Patria - e dallo stesso presidente Ciampi. Per quanto concerne infine l'odierna situazione politica, Tremaglia ha auspicato - così come è avvenuto per la storica battaglia sul voto degli italiani all'estero - la nascita di larghe intese che, superando le contrapposizioni partitiche, diano soluzioni concrete ai problemi di carattere generale in cui sono in gioco gli interessi di tutti gli italiani. (Lorenzo Zita-Inform)


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