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INFORM - N. 81 - 24 aprile 2002

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il 1° maggio e l’agenda dei compiti sociali in Italia e nel mondo

ROMA - C’è un punto di incrocio, una piazza immaginaria ma tuttavia concretamente affollata di uomini e donne del lavoro, in cui vanno nuovamente ri-ordinati diritti sociali e le aspettative economiche e di sicurezza che hanno animato e innervato ultimamente la giornata di mobilitazione e di lotta organizzata in tutt’Italia dalle confederazioni sindacali; e che animeranno la giornata internazionale del lavoro del 1° maggio. E c’è una necessità di evidenza indiscutibile, e cioè che a ri-ordinare le regole del traffico e della convivenza in quella piazza immaginarla non sia soltanto la forza di coercizione (anche, se legittima) di un solo protagonista: un governo pur democraticamente elette un parlamento, la "mano invisibile del mercato", la tecnocrazia di Bruxelles, il Fondo monetario internazionale il potere dei sindacati o quant’altri soggetti, sia pure potenti e organizzati, ma che pretendano di agire con logiche parziali.

Non è per amore di una bandiera ideologica infatti, che il Segretario della Cisl Savino Pezzotta, rilancia con quotidiana continuità il valore il valore e il metodo delta concertazione. Ma è che senza tale disponibilità, concretamente praticata, sale soltanto il livello della tensione e dei conflitti, saltano le giunture che articolano la vita sociale e la tengono coesa, si consumano e si distruggono energie e risorse anche economiche oltre che umane.

Quello di cui si discute in Italia in questa fase, in realtà, è un complesso di problemi che a cerchi concentrici coinvolge tutti i contesti nazionali internazionali della produzione del lavoro e dello sviluppo nel nuovo secolo: dalle società più avanzate a quelle che cercano affannosamente il loro, posto e il loro ruolo nell’economia globalizzata. Non a caso di fatti la diabolica malignità degli assassini di Marco Biagi ha colpito il bersaglio di un "comparatista" e cioè uno studioso dei diritti del lavoro di diversi paesi: ed aree del mondo, confrontati tra loro, per cercare non la chiave mistica e universale di una uniformità che non può esistere né in natura né nella storia, bensì un’armonizzazione a "cerchi concentrici" questa espressione Egli insiste nel manuale scritto per i suoi studenti) delle tutele e dei diritti compatibili con le dinamiche dello sviluppo.

Viene attribuito in questi giorni al governo italiano il proposito di riaprire il dialogo con i sindacati per la riforma del mercato del lavoro e dei diritti sociali, dopo il 1° maggio, diluendo, i tempi per far decantare l’effetto delle piazze del 16 aprile (così almeno scrive il quotidiano della Confindustria). Si insisterebbe cioè nel ritenere che uomini e donne, giovani i e pensionati, lavoratori pubblici e privati, delle grandi e piccole imprese, tipici e atipici, garantiti e precari, in Italia e nel mondo, vadano in piazza suggestionati dal pifferaio e in tranche sotto l’effetto ipnotico degli slogan sindacali. Basterebbe cioè aspettare con pazienza la fine dell’effetto-droga per veder tornare tutti felici e mansueti.

Beh, se fosse così, toccherebbe aspetterebbe per smaltire anche l’effetto della festa mondiale del lavoro! Non si vuole capire che le nostre manifestazioni scandiscono le tappe di quella riflessione, e presa di coscienza che ciascuno di noi fa continuamente, in maniera individuale e collettiva, circa l’organizzazione della sua vita, della sua famiglia, delle sue speranze e progetti di progresso. Ma non sembra saggio coltivare tale strategia. Chiunque la formuli e a qualunque latitudine pensi di applicarla in Italia come in Venezuela o Argentina; per nominare solo pochi ma tra i più dolenti punti di sofferenza per la nostra Comunità nazionale. Come ancora meno sagge sono le strategie aggressive del ministro dello politiche sociali Maroni, che non trova di meglio da fare che attaccare le strutture sindacali e in particolare il patronato accusandole di godere di privilegi, ingiustificati e nascondendo così due verità essenziali - che i rapporti tra patronati e istituzioni sono regolati da convenzioni di diritto civile; - che senza il patronato molti enti pubblici non sarebbero in grado di garantire l’effettivo godimento dei diritti sociali, specialmente alle fasce più deboli e meno attrezzate della popolazione. (Corrispondenza Italia/Inform)


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