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INFORM - N. 78 - 20 aprile 2002

Italia-Romania: l’opportunità dei flussi migratori e finanziari

ROMA - Che si sa della Romania, un paese con 22,5 milioni di abitanti e dei suoi rapporti con l’Italia? Molto poco. A queste lacune ha cercato di por rimedio il Convegno italo-romeno che si è tenuto a Roma tra il 17 e il 19 aprile, al quale hanno partecipato tre Università italiane (La Sapienza, S.Pio V di Roma e quella di Genova), l’Accademia di Romania e l’Università di Cluj-Napoca. Particolare importanza è stata dedicata ai flussi di lavoratori e di investimenti tra Italia e Romania, in una relazione a cura del "Dossier Statistico Immigrazione" della Caritas.

I romeni sono diventati il terzo gruppo nazionale tra gli immigrati e, attestandosi secondo stime Caritas sulle 85.000 unità, vengono subito dopo i marocchini e gli albanesi. Costituiscono un quinto della popolazione dell’Europa centro orientale insediatasi in Italia. Altri importanti sbocchi per i romeni sono la Germania in Europa e gli Stati Uniti e il Canada oltreoceano.

I romeni, non trovando sbocco sufficiente nei flussi programmati, sono ben rappresentati anche nell’immigrazione irregolare. Peraltro quel paese è, a sua volta, un crocevia di consistenti flussi di transito di immigrati provenienti dalle più diverse parti del mondo e interessati a stabilirsi in Europa.

I romeni, tra i quali le donne sono in media in numero quasi pari ai maschi e più numerose in varie regioni del meridione, hanno in più della metà dei casi un diploma di scuola media superiore. Mostrano una spiccata preferenza per il Centro Italia (quasi la metà del totale) e in particolare per l’area romano-laziale, dove sono il secondo gruppo nazionale, mentre sono il terzo in Umbria e in Piemonte.

Tra questo gruppo prevalgono i motivi di lavoro (67%), con valori percentuali più alti tra gli uomini (82%). Un problema preoccupante è quello dei minori non accompagnati, seppure non così numerosi come tra gli albanesi e i marocchini. Grave è anche il problema della criminalità: ai romeni spetta il 10% delle denunce presentate contro cittadini stranieri, ma i regolari sono coinvolti solo in misura marginale.

La Romania è a sua volta un paese di sbocco per la nostra imprenditoria, che con ben 10.634 aziende (il 13% delle aziende straniere) garantisce il lavoro a quasi mezzo milione di persone (invece gli italiani residenti in Romania sono appena 1.000).Si tratta per lo più di joint-ventures di piccole dimensioni nel settore commerciale e di dimensioni più ampie nel settore industriale ed edile. Non avviene a caso che l’Italia sia il primo partner commerciale della Romania. A loro volta gli immigrati sono d’aiuto allo sviluppo del loro paese con l’invio delle rimesse, delle quali solo una piccola parte transita attraverso i canali bancari (4,4 milioni di euro).

La Romania, nel passato area di sbocco per emigrati provenienti dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia, è attualmente un’area di esodo con una direzione privilegiata verso l’Italia. Ieri e ancora di più oggi questi flussi si rivelano funzionali agli interessi commerciali dell’Italia e alle esigenze di sviluppo della Romania e ciò convalida la tesi dell’immigrazione come opportunità. (Antonio Ricci-Inform)


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