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INFORM - N. 77 - 18 aprile 2002

Una nota del CEDIEM

Riflessioni sul congresso di Lugano "Migrazioni e multiculturalità". L’integrazione parte dalla dignità della persona

LUGANO - Il congresso svoltosi a Lugano dal 28 febbraio al 2 marzo su "migrazioni e multiculturalità" ha messo in luce molti elementi su cui riflettere nell’ambito del processo d’integrazione indicando anche piste sicure su cui muoversi per ridefinire i parametri di una convivenza operativa.

Superato il concetto di tolleranza (che tenta di lasciare ognuno al suo posto quasi ignorandolo) ed in parte anche quello di accoglienza (un bel gesto che talvolta vuole indicare superiorità), l’insistenza è sul dialogo che mette a confronto due identità con l’intento di scoprire i valori inderogabili della dignità della persona umana. La grande tematica dei diritti umani secondo alcuni relatori al congresso è l’unica realtà a disposizione per portare avanti una integrazione tra popoli capace di comprendere le ragioni di tutti e senza mortificare nessuno: è l’unica strada per non cadere nell’assimilazione (imporre a chi arriva da fuori l’identità culturale del paese di accoglienza) e nell’instaurazione di un rapporto funzionale minimo che garantisca i processi lavorativi ed economici.

In altre parole, anche se l’emigrazione-immigrazione punta ad un traguardo di lavoro e di un certo benessere economico reciproco, lo sguardo e l’operatività deve tendere più in là: scambio ed arricchimento reciproco di quelle sfumature che caratterizzano i diritti umani comuni a tutti. Se così non fosse si correrebbe sempre il rischio di usare uomini come valvola di sicurezza al proprio tornaconto: e questo potrebbe essere qualificato come sfruttamento.

Fare bene attenzione in quest’ambito, che quando si parla di sfumature si vuole indicare che lingua, religione, abitudini sociali, forma politica non intaccano i fondamentali diritti umani, ma sono solo risultato di storia, ambiente e interpretazioni della realtà. Tutto ciò , anche questo sia ben chiaro, non esonera nessuno dall’osservanza delle leggi e delle regole del paese in cui si è accolti. Discorso difficile e traguardo faticoso quello di una simile integrazione basata sul dialogo, sul riconoscimento e rispetto dei diritti umani; ma forse non c’è altro cammino valido per una migliore qualità di vita per tutti.

Ci sono però due attenzioni da mettere in atto - rileva il CEDIEM - Centro Documentazione e Informazione Emigrazione - Lugano) -. La prima: il cammino indicato a Lugano è compito di una catena di impegni che investe l’individuo, le singole società, i governi nazionali, la comunità internazionale.

La seconda: nessuno scambio di arricchimento è possibile se gli attori di questo incontro non sono agganciati agli elementi fondamentali del proprio patrimonio culturale. Il dito quindi resta sempre più puntato sulla promozione umana e culturale a cui almeno l’associazionismo migratorio deve dedicare sempre più tempo. (Inform)


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