* INFORM *

INFORM - N. 75 - 16 aprile 2002

Da "FuoriPaese", del 15.4.2002

Torna al potere Hugo Chavez e la Revolución. Dura solo 22 ore la "Presidenza" di Pedro Carmona Estanga

CARACAS - Qualcuno ricordando Alexander Dubcek e la Cecoslovacchia, porta i suoi ricordi a Praga ed alla sua Primavera degli ultimi anni 60. Un sogno di libertà interrotto dai colpi di mortaio, dai due giovani trasformati in torce e dal suono stridulo dei cingoli dei carri armati dell'Armata Rossa di Mosca. E così in queste ore di tensione e di fatti che si susseguono, con incredibili capovolgimenti di fronte, si continua a parlare ancora di primavera, una nuova primavera, quella Venezuelana. Quella che un giorno di Aprile scosse la patria del Libertador Simon Bolivar. É stata solo una corta, anzi cortissima primavera durata appena il sogno di una notte. Tanto è durata la "Presidenza" di don Pedro Carmona Estanga. Un uomo onesto, un lavoratore, un impresario, un buon padre di famiglia, coinvolto o, più correttamente, forse travolto da uno sporco gioco di potere molto più grande di quello che lui stesso potesse immaginare.

Povero Pedro Carmona! Sarà quello che si vedrà presentare la fattura e che di sicuro dovrà pagare il conto dei piatti che non si era mai sognato di rompere. Quella notte, nel Palazzo di Miraflores, con la mano alzata mentre prestava il giuramento di rito, sicuro di compiere solo il suo dovere nell'interesse supremo della nazione, mai ebbe a pensare che quell'atto solenne, in un clima di apparente ed idilliaca unitarietà (i partiti politici, i militari delle quattro forze armate, la chiesa cattolica, il mondo imprenditoriale) altro non era che una grossolana e pericolosissima violazione della legge costituzionale vigente.

Che organismo internazionale avrebbe mai potuto accettare come legittimo un governo che nasceva su simili presupposti? Basta pensare alle parole del Presidente della Repubblica di Argentina, che pur non essendo stato eletto da nessuna volontà popolare, ebbe a dichiarare che solo il responso elettorale può dare credibilità e legalità ad un governo di qualsiasi paese. E poi l'ingenuità di credere che i diseredati del "cerro" si sarebbero lasciati scippare del sogno del loro Presidente, senza nessuna reazione. Reazione che doveva essere prevista forte, organizzata e per certi versi anche violenta. Solo una rivolta popolare dei diseredati, avrebbe scalzato dal potere il Tenente Colonnello Hugo Chavez, senza nemmeno l'intervento dei militari.

Mai la rivolta del ceto medio e dei benestanti. Eppure Pedro Carmona, giurò. I suoi propositi saranno stati di sicuro ottimi, però Pedro Carmona non è un politico. Non conosce l'arte di dire qualcosa significando che ne vuole dire un'altra. E non conosce l'arte di sapere interpretare il vero significato dei piccoli gesti e delle parole dette e non dette. Perché se così non fosse, come non accorgersi che la CTV (La centrale sindacale del Venezuela) si è (o è stata) defilata? Come non accorgersi che proprio il suo presidente il combattente irriducibile Carlos Ortega non era presente? Piccole cose che in politica assumono un grande significato.

E allora è logico trarne le conclusioni. Criticare il Governo è una cosa; però arrestare il Presidente della Repubblica, cambiare il nome al Paese, derogare la costituzione, sciogliere il Parlamento, mandare a casa i poteri pubblici dello Stato, è proprio tutto un'altra cosa. Hugo Chavez ritorna fortificato dall'esperienza, e si consolida nel potere. I diseredati ritornano a sognare ed approfondire il credo dell'evangelizzazione castrista. Ogni concessione legittima sarà vista come un atto di magnanimità. E l'ingenuo Pedro Carmona Estanga sarà forse perdonato. (Michele Moceri**-FuoriPaese/Inform).

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* CGIE Venezuela, Presidente del Comites di Caracas


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