* INFORM *

INFORM - N. 75 - 16 aprile 2002

Da "Pagine" del 14.4.2002

Venezuela: ritorna Chavez. I conti senza l'oste! Dopo lo scioglimento del Congresso e la revoca delle istituzioni, i militari prendono le distanze dal Governo provvisorio ed il popolo di Chavez riscatta il suo Presidente.

CARACAS - I mezzi di informazione davano il presidente Chavez in forte ribasso. La defezione di alcune alte cariche delle Forze Armate e l'abbandono di importanti leader carismatici del suo movimento, avevano convinto i suoi avversari che il consenso di Chavez (in alcune tornate elettorali intorno l'80%) si fosse ridotto al minimo e che il malcontento registrato in alcune piazze... rispecchiasse quello "vero" della maggioranza del popolo venezuelano, insomma che ci fosse il consenso per una "contro rivoluzione".

L'occasione alla rivolta l'hanno fornita prima l'elezione dei vertici sindacali (CTV, la confederazione dei lavoratori del Venezuela), poi le nomine dei dirigenti amministrativi di Pdvsa , l'impresa dello Stato che amministra l'estrazione ed esportazione del petrolio, ossia il 90% delle entrate valutarie del paese. L'opposizione riteneva che le designazioni fatte dal Governo non rispondessero a criteri di merito, dando corso ad un braccio di ferro al quale si è poi unita la Confederazione degli imprenditori (Fedecamara) i quali insieme e con l'appoggio dei maggiori organi di informazione, hanno indetto martedì scorso uno sciopero generale protrattosi poi per qualche giorno sino a che non è accaduto il prevedibile: negli scontri tra fazioni opposte c'è scappato il morto... pare ad opera di cecchini... peraltro già individuati ed arrestati .

Questa circostanza è parsa sufficiente agli alti comandi delle forze armate, per sentirsi autorizzati ad intervenire... contro il Presidente, ritenuto responsabile della sparatoria, avvenuta, per altro, proprio mentre, lo stesso, dalla televisione esortava alla calma i manifestanti ed i suoi sostenitori (già in strada) e confermava ai sindacati la disponibilità ad un incontro.

Ai primi disordini, intervenivano le truppe appostate nelle vicinanze del palazzo di Miraflores, le quali invece di fermare i manifestanti, ormai sotto i cancelli del palazzo, arrestavano il Presidente, giudicato all'istante responsabile della sparatoria. Chavez, che con un fischio avrebbe potuto far intervenire i suoi fedelissimi battaglioni di paracadutisti, contro ogni previsione abbassava la guardia e si faceva arrestare. Al suo posto i militari insediavano, come capo provvisorio dello Stato, il Presidente di Fedecamara Carmona Estanga, un imprenditore che nei giorni dello sciopero aveva capeggiato i cortei incitando i partecipanti a marciare verso il palazzo del Governo. Nelle poche ore rimasto in carica, tuttavia, il Carmona ha subito manifestato l'intenzione di voler agire fuori delle norme Costituzionali (art. 25 della Cost.) con provvedimenti diretti ad accentrare nelle proprie mani tutti i poteri dello stato, nominando dopo poche ore dalla sua installazione un nuovo governo e nuovi ministri e dichiarando disciolto il Parlamento, la Suprema Corte di Giustizia, i Governatori degli Stati ed i sindaci tutti democraticamente eletti qualche anno fa secondo i dettami della Costituzione. Poi provvedeva a revocare la validità di una cinquantina di leggi approvate nel corso dell'ultimo anno e tra queste quelle che hanno dato luogo alla assegnazione di centinaia di migliaia di ettari di terra a favore dei "campesinos".

Quando è stata smentita la notizia che il presidente Chavez si era dimesso, ma che era stato rimosso contro volontà, è caduta ogni perplessità per il popolo: una cosa è sostituire un Presidente rinunziatario, altra rimuoverlo senza giusta causa e senza le garanzie previste dalla legge! I militari golpisti, spiazzati dai decreti di Carmona, hanno preso subito le distanze, alcuni rinunziando alle proprie competenze, come il Capo dello Stato Maggiore, autore della rimozione, mentre il popolo di Chavez è tornato in piazza assediando le televisioni e i giornali, ritenuti responsabili di aver assecondato il colpo di stato. Altri si appostavano davanti la sede del governo provvisorio, subito trasferitasi presso il Forte Militare Tiuna, e, quindi, si riappropriavano della televisione di Stato, nel frattempo chiusa, da dove i deputati chavisti ed i rappresentanti delle istituzioni informavano il paese sullo stato delle cose, sulle irregolarità commesse dai militari e da Carmona, sulla nullità degli atti compiuti e delle decisioni prese (art. 30 della Cost.), ammonendo istituzioni e cittadini sull'obbligo personale di collaborare alla rimozione delle irregolarità denunziate, rivolgendosi in particolare ai militari per esortarli, secondo legge, a rifiutarsi di compiere atti contrari alla Costituzione (art. 25 della Cost.).

Intanto le truppe fedeli al Presidente Chavez (paracadutisti, marina ed aviazione) dalle basi di Maracay, Valencia, Maracaibo e Barquisimeto, facevano sapere ai generali del Golpe che, ove il presidente Chavez non fosse stato restituito alle sue funzioni, avrebbero iniziato la marcia verso Caracas... dopo di che la fuga generale... e la ricomparsa del presidente Chavez nel frattempo isolato in una postazione militare nell'isola d'Orchila, di fronte a Caracas, nei pressi dell'Isola Margarita, dove una flottiglia di pescatori, a conoscenza, si apprestava a sbarcare per difendere il loro presidente.

Se il golpe non è frutto dell'evolversi imprevisto di un evento pacifico, c'è solo da esser veramente preoccupati della esistenza di un'opposizione che non ha saputo valutare l'avversario e le proprie reali forze; che no ha saputo trovare, se non nella forza degli altri e nella strategia della violenza, la giustificazione alle proprie azioni!

Una opposizione che ha dimostrato di non possedere leader, né di avere un programma sul come affrontare la situazione del paese, attraverso comportamenti rispettosi della legge, ma soltanto preoccupata di accentrare ogni potere e soprattutto di annullare e revocare quelle istituzioni alle quali la legge impone di rendere conto del proprio operato (Parlamento, Corte Suprema e Procuratore Generale).

Uno "scherzo", quello che abbiamo vissuto, che è costato tante vite umane innocenti, protagoniste o spettatrici di un avvenimento nato per essere una manifestazione dei loro propri diritti: una protesta democratica della società civile e dei lavoratori, che non si è trasformata in un bagno di sangue grazie "all'oste", grazie a Chavez che pur potendo reagire con successo... e fidando nelle sue proprie forze, ha preferito abbassare la guardia e rinviare ad altra sede ed occasione la revisione dei conti.

Noi dobbiamo augurarci che questa "guerra" sia finita qui... che i contendenti non ritornino nelle strade; che il conflitto non si trasformi in una guerra tra poveri e più poveri. Un timore questo che chiunque avverte praticando le città del Venezuela, intramezzate, come sono, di barrios e ranchitos, quasi sempre arrampicati su pendii impervi o giù, negli sprofondi, dove la terra smotta e le alluvioni portano via tutto.

I moti di Caracas è indubbio che abbiano rafforzato Chavez, sanando le contraddizioni che la sua linea dura aveva creato all'interno del suo movimento dato che ormai è chiara e manifesta la fine cui sarebbero destinati gli ex chavisti in caso di un cambio nel Governo. Perciò, non v'è più dubbio, la loro posizione resta salda e rafforzata soltanto se rimarranno tutti uniti e cercheranno di rendere attuabili i programmi di Chavez.

Un cambiamento di governo è indubbio che avrebbe procurato dei traumi e forse l'ingovernabilità del paese permeato come è di Chavismo. E d'altra parte come pensare che l'opposizione con tutte le sue anime sia in condizione di trovare soluzione ai tanti problemi senza far passare un tempo lunghissimo, senza consumare le risorse del paese, senza nuocere alla sua produttività?

Il turismo ed il settore della costruzione ove si accentra l'imprenditoria italiana, sicuramente sarebbero i settori che maggiormente e più prontamente risentirebbero di un contraccolpo... un altro, come quello recentemente sventato, della caduta del Bolivar, poi dignitosamente contenuta grazie ai provvedimenti del governo ed al fortunoso aumento del costo del petrolio.

Anche i rapporti con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali dopo il golpe risultano ridimensionati, come possono esserlo le relazioni con le parti che hanno subito una sconfitta. Ma siamo certi che anche chi ha vinto dovrà tenere nel dovuto conto quanto è accaduto, di come e perché è accaduto.

Più delicati invece i rapporti tra governo e informazione dove i rancori e le contraddizioni non appaiono sopite né facilmente superabili dato che si sono accumulati nel corso degli avvenimenti fatti prove e circostanze che probabilmente daranno luogo a procedimenti d'ufficio. Benefica invece per Chavez l'epurazione automatica avvenuta nelle Forze Armate che, dopo il golpe, sono rimaste bonificate e potranno contare, nei punti chiave, su militari di provata fede bolivariana.

Il mancato golpe quindi non solo ha fatto vittime innocenti, ma sembra inevitabile che lasci il segno anche su importanti settori della vita del Paese. (Vitaliano Vita*-Pagine/Inform)

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* CGIE Venezuela


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