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INFORM - N. 71 - 10 aprile 2002

Da "Comunità", Buenos Aires

Consulta regionale della Calabria: una prova di maturità per l’Argentina

BUENOS AIRES - La Consulta Regionale della Calabria si propone come ambito di discussione sulla realtà della collettività calabrese nel mondo. La collettività dell’Argentina sarà la protagonista della consulta, anche se, sfortunatamente, non per fatti positivi, ma per la crisi che sta attraversando e che è di pubblico dominio. A dir il vero, da molto tempo questa comunità non si distingue per fatti positivi, poiché sono noti a tutti la divisione esistente e l’eccessivo protagonismo principalmente all’interno della Faca (Federazione delle associazioni calabresi dell’Argentina) e del suo attuale presidente, che è "riuscito", come grande conquista, a condurre l’istituzione sopraccitata ai massimi storici di inoperatività dai tempi della sua fondazione.

La riattivazione quantitativa che si può attualmente percepire in seno alla Faca è dovuta al fatto che il Consultore Attilio Laise, uomo apprezzato dalla collettività, frequenta assiduamente la sede e che, grazie al contributo di un milione e mezzo di Euro approvato recentemente dalla Regione, sta cercando di mitigare, anche se solo in forma basica, la difficile situazione patita dalla comunità, la quale ovviamente non è esente dalla situazione che investe l’intero paese.

Il gesto di Chiaravallotti e Fedele è stato immediato. Nonostante la Calabria sia una regione di non facile gestione e con un infinità di problemi di indole strutturale, è stata una delle prime ad accorrere in aiuto dei suoi connazionali all’estero, ma purtroppo, considerando il fatto che non si è trovata la forma adeguata per distribuire i formulari, le richieste hanno largamente superato tutte le aspettative.

I formulari sono stati compilati da persone bisognose e da coloro che, secondo le proprie dichiarazioni, hanno "molte spese da coprire", anche se risulta evidente che non sono disposti a vendere le proprie autovetture nuove né a cedere i loro cellulari per migliorare la propria condizione attuale, ma che invece sperano che l’Italia, o meglio la Regione, possano risolvere il loro problema.

L'associazionismo

Per quello che concerne l’aspetto qualitativo, la cosiddetta "consultoria", nuovo termine che peraltro non condivido, e i dirigenti della Faca dovrebbero essere in grado di offrire alle autorità regionali l’immagine di una collettività unita da un operato comune, in contrapposizione alle solite lamentele. Sarebbe meritevole dimostrare una certa maturità e non aspettare che la Regione corra perennemente in nostro soccorso: regione che sappiamo non essere tra le più ricche d’Italia.

Una prova di maturità sarebbe, per esempio, quella di non chiedere denaro alla Regione per le residenze geriatriche che non dimostrino esaurientemente di accogliere indigenti, di non chiedere denaro per gli ospedali quando sempre ci si dirige a uno solo, di non chiedere denaro per le associazioni che non hanno soci per autosostenersi. Sarebbe insomma opportuno non chiedere.

Quella del 13 al 15 aprile dovrebbe essere una Consulta propositiva con proposte tali da consentire alla regione di sapere che possono contare con partner in tutto il mondo e non con partner che si presentano alla Consulta solo per poter alzare la mano e votare il bilancio preventivo per poi sfuggire al proprio paese d’origine. (José Tucci-Comunità/Inform)


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