* INFORM *

INFORM - N. 70 - 9 aprile 2002

Da "Pagine", Venezuela

Vitaliano Vita: Occupazione a destra, disoccupazione a sinistra. Flessibilità: 370 mila assunzioni negli ultimi mesi. Cala la disoccupazione. Per il Governo si può fare di più.

CARACAS - L'articolo 18, lo Statuto dei lavoratori, sono cose legittime ed importanti, essenziali per migliorare e regolarizzare i rapporti tra impresa e lavoro, ma quello che conta e che la gente vuole vedere sono i fatti: che i rapporti siano portati avanti con giustizia; che favoriscano tutti e non solo le categorie privilegiate, coloro che hanno trovato un'occupazione, ma anche quelli che vi aspirano; che le regole del lavoro siano fondate su reciproche libertà e convenienze; che la meritocrazia sia un elemento fondante e qualificante del rapporto di lavoro.

Quello che balza all'occhio è che la disoccupazione è figlia della sinistra perché aumenta il consenso, e l'occupazione della destra; che il lavoro sia una prerogativa della sinistra, che non ci possa essere buon sangue tra impresa e lavoro, mentre è con la concertazione che si risolvono i problemi. In tutti i paesi del mondo prevale il concetto che la remunerazione deve rimanere a base del sistema produttivo e deve essere proporzionata alla resa: tanto rendo e tanto guadagno! Che poi è il discorso dell'imprenditore, piccolo o grande che sia, ma anche il ragionamento che fa il lavoratore quando deve pagare una prestazione altrui: tanto mi rendi e tanto ti pago, diversamente vado altrove…

Il guadagno invece deve rimanere il rischio dell'imprenditore: se sbaglia paga se "indovina"…ben per lui: guadagna! Al lavoratore invece spetta il rischio della stabilità del posto di lavoro che deve essere legata alla resa. Una certa reciprocità ci deve essere… non tutte le imprese sono in posizione dominante rispetto al lavoratore: di Fiat, Pirelli e Rai ce ne sono poche, la maggior parte delle piccole imprese vive della creatività del titolare che spesso è strumento dei suoi collaboratori che, per lavoro, vengono in possesso della sua clientela e dei suoi know how … Si tratta, è vero, di piccole e micro imprese, talvolta inferiori ai 15 dipendenti e quindi svincolate dall'art. 18, però tante e capaci di assorbire 370 mila disoccupati, la maggior parte dei quali a contratto indeterminato, secondo la logica in uso in tutto il mondo: se rendi, bene, altrimenti ti cambio.

Perciò se l'art. 18 costituisce un limite, stando all'incremento della occupazione appena menzionato, se ne deve parlare, e non soltanto con quelli che hanno stipendio e posto blindati, ma anche con i disoccupati, coloro che, da una diversa dicitura, potrebbero ricavare effetti favorevoli. Così però si devono discutere e regolamentare i casi di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro da parte di quelle categorie che, per la loro specialità, sono maggiormente richieste dal mercato, quali i tecnici, gli addetti commerciali. Infatti, che accade se un lavoratore, dopo essersi specializzato, aver accresciuto la sua professionalità (grazie alle sue capacità, ma anche alle strutture ed esperienze formative offerte dall'imprenditore) trova un altro lavoro più remunerato? Magari passa alla concorrenza, senza neanche interpellare il datore di lavoro. Che accade? Chi risarcisce il danno all'impresa? Parimenti si deve discutere della normativa che scarica sulle imprese l'obbligo di assunzione di invalidi, disabili o disoccupati provenienti da altri settori… perché non aiutano lo sviluppo dell'impresa né l'occupazione, così come la Cassa integrazione che giova solo al prestigio dei sindacati e non di rado a qualche imprenditore disonesto. La solidarietà verso l'indigenza e l'invalidità dev'essere a carico dello Stato ovvero volontaristica, mentre le imprese devono seguire le regole di mercato: se rendono, bene, altrimenti chiudano. (Vitaliano Vita*-Pagine/Inform)

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* CGIE Venezuela


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