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INFORM - N. 69 - 8 aprile 2002

  • Una intervista su "Realtà Nuova", Zurigo
  • Il trasferimento dei contributi previdenziali versati in Svizzera non è costoso per l'Inps

    ZURIGO - Sul numero 62 di Inform abbiamo pubblicato una nota di Paolo Rizza (Ctim/An Zurigo) sulla manifestazione, svoltasi presso la Casa d'Italia sabato 23 marzo, dedicata alla nota questione del blocco del trasferimento dei contributi AVS all'Inps. Sullo stesso argomento pubblichiamo ora l'intervista rilasciata a "Realtà Nuova", settimanale dei Ds in Svizzera, da uno dei partecipanti all'incontro, Salvatore Loiarro, membro della Segreteria dei Ds in Svizzera con l'incarico di responsabile della Commissione lavoro e previdenza.

    Vuoi riassumere cosa è successo sabato scorso alla Casa d'Italia?

    È successo quello che non doveva succedere: malgrado il governo fosse da tempo informato sui contenuti della nostra petizione, gli esponenti del centrodestra sono venuti ad illustrare un disegno di legge che ripropone la vecchia formula del trasferimento virtuale dei contributi Avs all’Inps.

    Quasi tutti gli interventi, ma soprattutto quelli di Sergio Giacinti, di Antonio Giacchetta e mio hanno messo in rilievo come l’unica proposta praticabile da un punto di vista normativo, quella meno complicata e più conveniente per l’Inps, sia la concessione del periodo di transizione al trasferimento di fatto dei contributi previdenziali svizzeri all’Inps. Proposte come il trasferimento virtuale non tengono conto del fatto che, una volta disapplicata la convenzione italo-svizzera di sicurezza sociale per via dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali CH-UE, nessuna garanzia legale ed amministrativa sul piano comunitario verrebbe riconosciuta alla pensione di anzianità da attribuire. Abbiamo insomma dimostrato che ad un trasferimento virtuale non può che corrispondere una pensione virtuale. Ed è qui che gli esponenti del centrodestra hanno incominciato ad innervosirsi, accusandoci di voler fare politica.

    Perché ritieni che la proposta del trasferimento virtuale non sia praticabile?

    I motivi dell’opposizione a tale proposta non sono di natura pregiudiziale. La petizione non è un totem intoccabile e su di essa si può discutere. Infatti, se ci fossero proposte alternative o complementari che permettessero ai nostri connazionali di poter rientrare con la certezza di una vera pensione, sarebbero molto gradite. Ritengo, invece, che la proposta del trasferimento virtuale sia irrealizzabile per i seguenti motivi:

    Ma la cosa più grave è che non vi è la garanzia di copertura finanziaria e questo è emerso più volte dagli interventi di alcuni esponenti del centrodestra. Di fronte a tali argomentazioni, esposte con chiarezza anche da altri intervenuti, che mettevano in rilievo la debolezza del disegno di legge suddetto, gli esponenti del centrodestra hanno anche perso la calma ed il pubblico ha, giustamente, reagito con fermezza ma con grande civiltà.

    Da una dichiarazione rilasciata da Paolo Rizza, portavoce del Ctim di Zurigo, emerge che "i rappresentanti della sinistra più intransigente" avrebbero cercato di far fallire la manifestazione, incitando il pubblico a contestare i relatori di centrodestra.

    Mi sembra che la reazione di Paolo Rizza sia dettata più dall’esasperazione che da una valutazione razionale di quanto successo. Rizza avrebbe forse gradito da parte nostra un appiattimento sulle posizioni degli esponenti del centrodestra. Nel suo intimo sognava improbabili applausi a scena aperta da parte del pubblico per i relatori venuti dall’Italia, che con interventi contraddittori hanno creato più confusione che altro. Mi dispiace che Rizza sia rimasto deluso, ma le cose non vanno sempre come sperato. Noi non abbiamo organizzato nessuna contestazione. I relatori hanno fatto tutto da soli, irritando con interventi trionfalistici e contraddittori il pubblico. Ma perché farsene una malattia? La libera dialettica prevede anche espressioni di dissenso. Certo diventa preoccupante quando quasi tutta la platea è in disaccordo con chi espone le relazioni. Avrebbe fatto bene il signor Rizza a riflettere con calma sulle motivazioni del dissenso, invece di prendersela con improbabili "sobillatori".

    Perché gli esponenti del centrodestra in Svizzera hanno reagito con tanta durezza agli interventi critici nei confronti del disegno di legge sul trasferimento virtuale?

    Ho il sospetto, ma per ora è solo un sospetto, che Rizza e i suoi colleghi del Ctim-An sapessero già che la delegazione del centrodestra sarebbe venuta in Svizzera con quel tipo di proposta e che tacitamente la condividessero. La cosa strana è che all’interno del comitato promotore gli esponenti di An-Ctim non hanno mai espresso dubbi sulla necessità di sostenere i contenuti della nostra petizione, anzi hanno cercato di rivendicarne, anche se in modo maldestro, la paternità.

    Per questo oggi risulta incomprensibile questo repentino cambiamento di posizione. Sarebbe stato più onesto informare gli altri membri del comitato sul mutamento d’idea. Non sarebbe successo nulla di grave perché all’interno dello stesso comitato promotore ci saremmo democraticamente confrontati e insieme avremmo deciso su quale strada avviarci. È assolutamente legittimo cambiare idea, ma venire oggi a dire che la proposta del trasferimento reale è impraticabile e costosa significa avere tradito i principi della stessa petizione. Sono tre anni che inseguiamo insieme lo stesso obiettivo e mi dispiace che sia finita così. Sono amareggiato perché personalmente la cosa l’ho vissuta come una pugnalata alla schiena.

    Gli esperti del Ministero del lavoro e dell’Inps ritengono che i costi del mantenimento del trasferimento dei contributi Avs all’Inps, così come è oggi, sarebbero estremamente alti.

    Bisogna chiarire, una volta per tutte, che i connazionali che rientrano definitivamente in Italia, trasferiscono in media, nelle casse dell’Inps circa 100 mila euro (200 milioni di lire) per avere una pensione netta di 750-850 euro al mese (1,5-1,7 milioni di lire). Come si può vedere, quindi, per un periodo lunghissimo i nostri connazionali la pensione se la finanziano con i propri soldi. Per avere un quadro più completo della situazione, bisogna anche dire che i lavoratori italiani che rientrano in patria portano centinaia di migliaia di euro di cassa pensione, oltre ai risparmi individuali, che servono sicuramente per finanziare lo sviluppo economico del nostro paese. In conclusione, ritengo che l’Italia avrebbe addirittura da guadagnare, mantenendo in piedi l’attuale convenzione italo-svizzera in materia di trasferimento dei contributi.

    Gli esponenti del centrodestra dicono che il governo di centrosinistra non ha risolto il problema nella passata legislatura.

    Non lo dicono soltanto gli esponenti del centrodestra; lo diciamo anche noi di sinistra e da tempo. Ritengo, però, che ripetere all’infinito lo stesso ritornello non serva a nessuno. Il governo di centrosinistra non c’è più. Ora c’è questo governo ed è su di esso che dobbiamo esercitare la dovuta pressione per dare la giusta soluzione alla nostra richiesta.

    Pensi che la gente abbia capito cosa è successo sabato sera?

    I nostri connazionali hanno capito benissimo che gli esponenti del centrodestra erano venuti a Zurigo senza proposte concrete. Domenica mattina ho seguito il servizio messo in onda da Radio L'Ora italiana e ti posso garantire che dalle interviste raccolte da Angelo Tinari è emersa la lucida consapevolezza da parte dei lavoratori che questa questione è tutt'altro che risolta. I connazionali volevano sapere con chiarezza se dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali CH-UE, prevista per il mese di giugno-luglio 2002, potranno rientrare definitivamente in Italia ottenendo il trasferimento dei contributi, oppure no. Gli esponenti del centrodestra non sono riusciti a dare una risposta chiara a tale quesito.

    Come prevedi che si concluderà questa vicenda?

    Non lo so. So invece con certezza che è assolutamente necessario continuare questa lunga lotta affinché l’obiettivo venga raggiunto. Penso che il comitato che ha promosso e sostenuto la petizione, i Comites, il Cgie, i partiti, i patronati e le associazioni dovrebbero mobilitarsi, decidendo assieme le forme e i modi della mobilitazione, affinché questo problema venga risolto nel migliore dei modi: e cioè con la concessione di un periodo transitorio di 5 anni dall’entrata in vigore degli accordi CH-UE, per poter effettivamente trasferire i contributi Avs all’Inps. Con il lancio della petizione e la raccolta di 12 mila firme, abbiamo assunto un impegno con i nostri connazionali e non dobbiamo mollare proprio adesso che il contenzioso si fa più difficile. Queste 12 mila firme sono un attestato di fiducia a chi ha promosso e sostenuto questa iniziativa e qualcuno farebbe bene a ricordarsene. (Realtà Nuova/Inform)


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