* INFORM *

INFORM - N. 69 - 8 aprile 2002

Pensioni private in Argentina. Un deficit del 46% per i lavoratori

BUENOS AIRES - Dalla fine degli anni ’60 con il "brillante" governo del generale Ongania, che per realizzare una fragile stabilità saccheggiò la Cassa di Previdenza Sociale, fino ad oggi tutti i governi argentini, in una maniera o nell’altra, hanno messo mano alle casse della previdenza sociale.

A suo tempo, l’ex presidente Carlos Menem assicurò che la privatizzazione del sistema di previdenza sociale avrebbe eliminato definitivamente quella situazione. Attualmente la realtà ci dice che quei quasi nove milioni che hanno scelto il sistema di capitalizzazione, o che ci si sono ritrovati per svariati motivi, hanno perso in otto anni di contributi pensionistici - lasso temporale trascorso dalla privatizzazione - il 46% dei propri contributi, rendendo così palese che quanto auspicato dall’ex presidente è stato un ulteriore errore.

La pesificazione a 1.40 del debito orchestrato in titoli pubblici, promossa dal governo ha aperto una grande incognita sul futuro degli affiliati del AFJP, che in pochi giorni hanno visto ridotti i loro investimenti del 46%, cosicché i U$S 14.660 milioni accumulati in otto anni si trasformeranno in $ 20.500 milioni al posto dei $ 43.600 che dovrebbero calcolarsi con il cambio attuale del dollaro.

A questa svalutazione deve aggiungersi la diminuzione di apporti che si produce a causa della crescente disoccupazione. Insomma, un panorama caotico all’interno di un paese che non riesce a trovare la via d’uscita in un lasso di tempo sufficiente ad evitare la lotta dei poveri contro i poveri che si prospetta in breve tempo. Ancora una volta il governo mette mano ai fondi delle pensioni spingendo migliaia di futuri pensionati in una situazione delicata e fragile.

La perversità del sistema che l’Argentina ha vissuto e sofferto negli ultimi dieci anni non esclude le AFJP che hanno ricevuto un patrimonio multimiliardaio e che, dopo aver promesso che con la privatizzazione si sarebbe creato un forte mercato di capitali per finanziare la crescita, hanno solo aumentato la quantità di prestiti da loro concessi allo stato nazionale con tassi usurai del quasi 15%.

Grandi affari per Cavallo e i suoi amici sono stati il "Megacanje" (il megacambio), il "Blindaje" (il blindaggio) e per finire il "Corralito" : tutti articoli maschili che hanno ripetutamente violentato l’Argentina e che ci hanno rapidamente condotto all’attuale crisi, mostrando oggi dinanzi al mondo intero un’Argentina messa a nudo nelle sue miserie umane.

La Ital-Uil argentina è seriamente preoccupata per questa situazione e per questo si appella alla classe politica locale, affinché nel parlamento nazionale venga sancita una legge che permetta a tutti quei lavoratori che, per differenti motivi hanno dovuto optare obbligatoriamente per il sistema di capitalizzazione, di poter scegliere tra tornare al sistema di reparto (stato) o rimanere in quello della capitalizzazione (Afjp). La legge dovrá essere "aperta" per un lasso di tempo non inferiore ai sei mesi.

Tale richiesta è sostenuta dalla profonda analisi svolta e dal permanente contatto con i lavoratori che, vedendo avvicinarsi la data del proprio pensionamento, percepiscono la fragilità del sistema e la tremenda assenza di protezione alla quale sono esposti dai sindacati locali. (José Tucci*-Inform)

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