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INFORM - N. 66 - 3 aprile 2002

Una lettera del Presidente della Toscana Martini a George Bush: "Serve una grande coalizione per la pace in Medio Oriente"

FIRENZE - "Signor presidente, lei l’11 settembre lanciò una grande coalizione internazionale contro il terrorismo, trovando il consenso di molti. Le chiedo oggi di promuovere una grande coalizione internazionale contro la guerra in Medio Oriente e troverà il consenso di tutte le persone di buona volontà, che cercano la pace". E’ l’appello e l’invito alla riflessione che il presidente della Toscana Claudio Martini ha affidato ad una lettera inviata al presidente degli Stati Uniti George Bush.

"E’ l’ora delle decisioni difficili e coraggiose – scrive Martini – So che lei sarà all’altezza della domanda di pace che sale da tutto il mondo, in primo luogo dalle vittime innocenti di questo tragico conflitto, dai popoli della Palestina e di Israele che ancora vogliono credere, nonostante tutto, alla possibilità di coabitazione di due stati in un’unica terra".

Il presidente Martini esprime l’angoscia che la Toscana, in questi giorni, vive per quanto sta accadendo a Gerusalemme, a Betlemme, a Rhamalla e in tutti i territori amministrati dall’autorità palestinese e per le "bombe umane" che colpiscono le città israeliane. "L’azione militare promossa dal governo Sharon – riflette Martini – rischia di lasciare un’impronta di morte e di odio con conseguenze incalcolabili. Gli Stati Uniti hanno avuto storicamente il ruolo di garanti degli accordi di Oslo e del processo di pace israelo-palestinese. Non possono abbandonare il ruolo di mediatori".

"In nome dell’indiscussa amicizia della Toscana verso il popolo americano, che ho avuto l’occasione di esprimere all’indomani della tragedia dell’11 settembre, – prosegue il presidente – le chiedo di intervenire. La sicurezza di Israele nasce dalla pace e dal dialogo con i palestinesi e con le loro legittime autorità, non dalla forza delle armi che alimentano il terrorismo palestinese".

"Solo la politica può fermare il terrore" conclude Martini, che nell’opera di grande mediazione necessaria ad annullare il rischio di un allargamento del conflitto a tutta l’area del Medio Oriente invoca un ruolo attivo degli Stati Uniti, ma anche della Russia, dell’Europa e dell’Onu: "dando concretezza all’ultima risoluzione – sottolinea - e permettendo ad una forza di interposizione di osservatori il controllo della sua puntuale applicazione". (wf-Inform)


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