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INFORM - N. 63 - 28 marzo 2002

Dedicato alla Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE l'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Anche per gli italiani all’estero occorre la capacità di fare rete

ROMA - Troppe volte abbiamo attribuito, ad un determinato evento della vita pubblica, il valore di "punto di svolta" verso la soluzione dei problemi con cui ci confrontiamo come collettività e come gruppi sociali. E la buona riuscita della "Conferenza Stato-Regioni-Province-Autonome CGIE" - rileva "Corrispondenza Italia" nel numero del 1° aprile di cui anticipiamo il testo - potrebbe dunque indurci ad attribuire a ciò un sovraccarico aspettative ottimistiche per quanto riguarda la gestione delle politiche per i connazionali all’estero.

Ma c’è un aspetto particolarmente positivo che ha caratterizzato quell’evento - osserva ancora il notiziario per l'estero del Patronato Inas-Cisl -, non tanto per ciò che concerne la novità delle analisi o la qualità degli obiettivi messi a fuoco o la volontà politica più o meno determinata con cui si promette di procedere. Si tratta invece dell’impegno che si è fatto pragmaticamente strada nei lavori o nelle conclusioni della Conferenza e che punta alla capacità di fare rete non solo tra le istituzioni ai vari livelli ma anche con le strutture del libero associazionismo rappresentato dal CGIE, il Consiglio degli Italiani all’Estero, dove siedono e si confrontano gli esponenti delle comunità e della società organizzata, tra cui i sindacati e gli enti di tutela e di servizio come il nostro patronato Inas. Va nella giusta direzione infatti la creazione di un Segretariato congiunto, composto pariteticamente dallo Stato, dal sistema delle autonomie regionali e locali e dal CGIE al quale potrebbe riuscire il piccolo miracolo di armonizzare competenze, interventi e risorse, componendo il tutto e indirizzandolo verso una maggiore efficienza, funzionalità ed organicità.

In questo senso lo "sportello unico per l’internazionalizzazione" e l’ipotizzato "Fondo nazionale per le comunità italiane all’estero" potrebbero rappresentare circoscritte ma stimolanti sfide per i poteri locali ridisegnati dalla nuova legislazione d’impronta federalistica, costituendo al contempo luoghi nei quali il solidarismo verso le realtà economicamente più deboli smetta di essere una prescrizione imposta autoritativamente dall’Amministrazione pubblica centrale per diventare una più libera pratica di concertazione.

Se questo sarà effettivamente lo scenario che si animerà nel campo delle politiche per gli italiani nel mondo certamente le nostre organizzazioni sociali, sindacali e di tutela si troveranno a loro agio per inserire il migliore possibile contributo di iniziativa e d’esperienza.

Rivolgendosi alla Consulta nazionale dell’Inas qualche giorno fa, il Segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta ci ha incitato a lavorare per dimostrare le superiorità della forma associativa come strumento efficace per realizzare un sistema di servizi in cui le persone possono mettere assieme valori, rappresentanza politica e interessi, tutela dei bisogni concreti dei lavoratori e delle famiglie popolari. Pezzotta si riferiva a quello che noi chiamiamo "Sistema dei servizi Cisl": ma il discorso è sempre quello della "capacità di fare rete" di cui abbiamo parlato prima. Bisogna cioè lavorare in ogni campo per creare le condizioni in cui sì possa sviluppare una nuova sintesi politica e civile che non sia più fondata su astrazioni ideologiche, o sul vincolo obbligatorio dileggi minuziose, cogenti e asfissianti manovrate da burocrazie amministrative o da tecnocrazie lontane e senza volto. Al contrario: dandosi poche norme orientative generali di inquadratura bisogna promuovere il coinvolgimento paritario di tutti i soggetti in campo, quelli pubblici e istituzionali, quelli associativi e privato-collettivi, quelli della gratuità e del volontariato.

Noi siamo convinti - conclude "Corrispondenza Italia" - che questa sia la strada giusta per tutti e per la democrazia sociale del nuovo secolo, nelle realtà locali come in quelle nazionali e internazionali, nei Paesi più antichi e strutturati ed in quelli del nuovo sviluppo. In ogni caso è la strada che vuol percorrere il nostro sindacato. (Inform)


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