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INFORM - N. 62 - 27 marzo 2002

Costa Rica: a 50 anni dalla fondazione nella foresta pluviale della colonia italiana di San Vito l'allora direttore dei lavori Ugo Sansonetti ricorda quella storica impresa.

"Quando gli italiani lasciarono il segno"

ROMA - Quando il 28 febbraio 1952 i coloni italiani diedero il primo colpo di piccone nella selvaggia valle del rio Coto Brus pochi avrebbero immaginato che, da li a pochi anni, sarebbero sorti - nel mezzo della foresta pluviale - moderni insediamenti contadini e redditizie piantagioni di caffè. Un'impresa senza precedenti, ricca di insidie e difficoltà, che- grazie all'instancabile sacrificio di un piccolo gruppo di lavoratori italiani - portò alla nascita della moderna comunità agricola di San Vito (oltre 5000 poderi). Oggi in quella zona sono rimasti solo pochi italiani ma la collettività locale - a testimonianza del positivo ricordo lasciato dai nostri connazionali - è accorsa numerosa alla commemorazione del cinquantenario promossa dall'Ambasciatore d'Italia a San José Gioacchino Trizzino. Alla manifestazione hanno preso parte il Presidente della Repubblica del Costa Rica Rodriguez, i massimi esponenti del Governo centrale, i rappresentanti del Comites ed un gran numero di italiani giunti dalle più lontane zone del Paese. Ma la festosa commemorazione è stata caratterizzata anche dalla presenza dell'allora direttore dei lavori Ugo Sansonetti- uno degli ultimi testimoni di questa storica avventura - che ha descritto la complessa impresa in un avvincente libro dal titolo "Coto Brus". Un uomo energico ed eclettico, classe 1919, che curò l'intera programmazione operativa dell'impresa e che noi - per comprendere fino in fondo questa avventura e per dar voce al silenzioso sacrificio di tanti italiani - abbiamo incontrato nella sua abitazione romana.

Lei è stato uno dei fondatori della colonia agricola di San Vito. Un'impresa al limite dell'impossibile che oggi rappresenta un modello di colonizzazione agricola. Come ebbe inizio questa avventura dai risvolti imprevedibili ed eccezionali?

L'azienda che diede inizio ai lavori era stata fondata da mio fratello Vito che aveva sposato una nativa del Costa Rica. Nel dopoguerra le condizioni di vita in Italia erano piuttosto difficili, allora mio fratello prese contatto con il Governo del Costa Rica dove dovevano essere messi a coltura numerose zone di foresta vergine. Stipulato il contratto - che prevedeva la trasformazione di 20.000 ettari e l'attiva partecipazione di numerosi coloni italiani - i lavori ebbero inizio nel 1952. Purtroppo- a causa di un incidente aereo - perse la vita l'altro mio fratello che, in qualità di ingegnere, avrebbe dovuto curare i lavori sul posto. Allora tocco me ed io abbandonai tutto per recarmi in Costa Rica. Da li a poco fui raggiunto dalla mia famiglia che visse con me nella foresta per dieci anni. Il programma era quello di costruire dei poderi per i coltivatori diretti. Oggi sono presenti nella zona 5.500 insediamenti agricoli. Una realtà che è sinonimo di pace sociale. Quando infatti la terra è condotta da molte persone che hanno interesse diretto in quello che fanno e che traggono dal loro lavoro soddisfazione morale ed economica, allora si hanno tutti i presupposti per una perdurante pace sociale. Quindi a tutt'oggi quello che mi da più soddisfazione, è l'aver contribuito a sviluppare un pacifico contesto sociale.

Ancora oggi questa fiorente zona del Costa Rica viene denominata "la Colonia Italia". Ma, a cinquant'anni dalla fondazione, qual è la reale consistenza della collettività italiana di San Vito?

All'inizio in quei poderi - quando le condizioni di vita in Italia erano proibitive - vissero e lavorarono 110 famiglie italiane, poi però quando l'economia italiana cominciò a tirare il flusso migratorio si arrestò. Fu allora la volta dei cittadini del Costarica - dal 1952 ad oggi la popolazione di questo Paese è passata da 800.000 a 4.000.000 - che videro in questa valle- strappata dagli italiani alla foresta e caratterizzata una colonizzazione organizzata e assistita - una straordinaria opportunità di sviluppo. Oggi di italiani sul posto ne sono rimasti ben pochi. I nostri connazionali, nell'arco di un ventennio, si sono infatti dispersi per il Paese oppure - dopo aver conseguito dei risultati economici- hanno fatto ritorno in Italia. Ma anche chi è rimasto - spesso gli emigranti italiani cominciano con il fare lavori semplici per poi prendere le strade lavorative più imprevedibili- ha conquistato la sua fetta di successo. Faccio un esempio. Ad un certo momento in questa piccola comunità - quando eravamo ancora pochi italian i- avevamo dei problemi per la produzione del pane. Allora chiesi ai connazionali se qualcuno avesse esperienza in questo campo. Scelsi un emigrato che aveva lavorato come garzone in una panetteria. Oggi questa persona è divenuto "Il Re del pane" e distribuisce questo alimento di base - con un giro d'affari enorme - in tutto il sud del Costarica. Quindi possiamo dire che gli italiani hanno preso diverse strade, ma hanno lasciato l'impronta.

Il 50 anniversario della colonia di San Vito è stato commemorato con una imponente manifestazione. Un'importante iniziativa - promossa dall'Ambasciatore Trizzino - che è stata caratterizzata da un'alta affluenza di pubblico e dalla partecipazione delle massime autorità del Costa Rica. Come interpreta questo rinnovato interesse per una vicenda di tanti anni fa?

Per comprendere appieno il significato della manifestazione commemorativa bisogna rapportarla ad una strana contestualità locale. In questa regione del Costarica - ricca di strade, servizi, scuole ed ospedali e dove anche gli immigrati italiani sono ormai costaricens - è infatti insolito che una iniziativa come questa richiami tante autorità e tanto pubblico. Oltre alla popolazione locale sono infatti giunti per i festeggiamenti - hanno partecipato all'iniziativa il Presidente della Repubblica del Costa Rica l'Ambasciatore italiano ed i Ministri del Governo centrale - tantissimi italiani del Costa Rica che nulla avevano avuto a che fare con questa impresa. Una commossa presenza popolare - queste persone sono giunte per ricordare il sacrificio degli italiani che hanno fornito un contributo determinante alla nascita e allo sviluppo della regione - che ci deve far riflettere su quanto sia ancora viva ed attuale l'impronta della nostra collettività. Un'eredità culturale che distingue e caratterizza questa zona del Paese e che si evidenzia sia in una più efficace gestione imprenditoriale, sia in una maggiore attenzione ai valori della casa e della famiglia.

Ma la manifestazione è stata caratterizzata anche dalla realizzazione di un importante monumento commemorativo e dalla presenza dei delegati di alcuni Comuni siciliani. Nella sua veste di spettatore privilegiato può illuminarci su questi aspetti dell'iniziativa?

Sulla partecipazione all'iniziativa dei Comuni siciliani - dei sette invitati solo cinque erano rappresentati - non posso dare indicazioni certe ma credo che siano in corso dei contatti e degli apparentamenti economici. Per quanto riguarda invece la statua tengo a precisare che questa bellissima opera d'arte è composta da un unico blocco di pietra in cui si staglia la figura di un uomo che trascina un obelisco. In altre parole le braccia, le gambe, il collo e la testa dell'uomo fuoriescono dall'obelisco e formano - pur distinguendosi le sagome l'una dall'altra per colorazione - un'indissolubile unione. Un'opera simbolo dunque che testimonia come, nella sfida di San Vito, i lavoratori italiani fossero animati da un impegno assoluto. Una dedizione totale che diveniva ragione di vita. (Lorenzo Zita-Inform)


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