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INFORM - N. 60 - 25 marzo 2002

A colloquio con Antonio Macrì, Vice Segretario del CGIE per l'America Latina

In Argentina un'apposita Unità tecnica per il coordinamento degli aiuti italiani

ROMA - A conclusione della Conferenza- Stato-Regioni-Provincie autonome CGIE è stato approvato uno specifico ordine del giorno sulla drammatica crisi argentina. Nel documento si raccomanda l'istituzione a Buenos Aires di un'apposita Unità tecnica di coordinamento finalizzata all'individuazione delle aree di intervento ed al successivo monitoraggio delle iniziative di sostegno. Una specifica richiesta - promossa dai consiglieri dell'Argentina - che è stata prontamente accolta dal Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. La decisione fa seguito alle molteplici azioni in favore dei nostri connazionali d'Argentina già promosse dal Ministro: oltre alla raccolta di medicinali e allo stanziamento di un primo fondo di 200 miliardi, il Governo italiano ha disposto il reinserimento dell'Argentina tra i Paesi beneficiari della Cooperazione allo sviluppo, la sospensione della leva dei giovani argentini con cittadinanza italiana e il pagamento in dollari delle pensioni. Un organico pacchetto di interventi - in questo contesto alcune Regioni prevedono facilitazioni per il temporaneo rientro in Patria di nostri connazionali - che sarà facilitato, per quanto riguarda la fase di attuazione, dalla creazione in loco della nuova Unità.

Per approfondire gli obiettivi ed il funzionamento di questa struttura abbiamo rivolto alcune domande al Vice Segretario del CGIE per l'Area Latino Americana Antonio Macrì.

Nel corso della Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome-CGIE il Ministro Tremaglia ha annunciato l'attivazione di una specifica Unità tecnica di coordinamento che gestirà direttamente in loco gli interventi del Governo e delle Regioni italiane in favore dei connazionali. Consigliere Macrì, lei che è stato uno dei principali promotori del progetto, ci può illustrare l'iter di questa iniziativa?

Dopo una prima lettera indirizzata al Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia e quella inviata al Presidente Berlusconi ho colto l'occasione della Conferenza Stato-Regioni-Provincie autonome-CGIE per ampliare e ripresentare il testo in uno specifico ordine del giorno che è stato approvato dall'Assemblea all'unanimità. Anche in questo contesto abbiamo avanzato la richiesta - in considerazione delle difficili situazioni che si stanno creando in Argentina - di un maggiore coordinamento in loco delle iniziative di sostegno. Non bisogna infatti dimenticare che per portare avanti la distribuzione di contributi, sussidi eccetera, è essenziale la presenza in loco di personale tecnicamente preparato, assistenti sociali e persone che sappiano realizzare iniziative ben fatte. Anche le Regioni infatti, se per le loro iniziative di sostegno scelgono strutture di buona volontà ma di scarsa esperienza, possono incontrare gravi difficoltà operative. In questo contesto devono dunque essere coordinati sia gli aspetti operativi, sia le modalità qualitative dell'intervento.

Ma quali sono le principali problematiche in loco e come si concretizzano queste difficoltà di coordinamento?

Su questa questione voglio ricordare un fatto che ha dei risvolti grotteschi. Qualche giorno fa una Regione ha offerto del latte in polvere. A questa offerta io ho risposto chiedendo alla stessa Regione di acquistare il latte che noi produciamo in eccesso e non riusciamo a vendere. Un piccolo esempio di quanto accade che ci deve però far comprendere la dinamica degli equivoci presenti in Argentina. Sulla base di queste esperienze ho quindi chiesto che - così come è stato fatto per la struttura di coordinamento regionale operante presso il Ministero per gli Italiani nel Mondo - anche in Argentina venisse creata una specifica unità tecnica che, seguendo le direttive della sede romana, coordini gli interventi direttamente sul terreno.

Secondo lei, anche in considerazione della sua variegata esperienza sul campo, quale dovrà essere l'organico di questa importante struttura?

L'unità tecnica sarà presieduta dall'Ambasciatore d'Italia a Buenos Aires, un diplomatico di carriera con una approfondita conoscenza dell'Argentina e delle sue problematiche. L'Ambasciatore sarà coadiuvato nel suo lavoro dai rappresentanti delle Regioni e del CGIE. Ci vorranno dunque almeno cinque o sei persone per coordinare le iniziative, evidenziare le istanze locali, individuare le persone più idonee delle varie associazioni e svolgere un'azione di filtro e controllo.

Ma quali sono gli interventi più urgenti e - superata l'emergenza - cosa dovrà fare nostro Paese per favorire una concreta ripresa economica dell'Argentina?

In primo luogo abbiamo bisogno di risorse finanziarie per i meno abbienti. Ma abbiamo anche chiesto che l'Italia si faccia portavoce delle nostre istanze nell'ambito internazionale, affinché nel mondo si prendano adeguate misure di sviluppo per il superamento della crisi argentina. Iniziative di ampio respiro dunque - come ad esempio l'invio di finanziamenti che rimettano in moto la macchina dell'economia - che portino nel Paese, superando la logica dell'emergenza e degli interventi tampone, nuovo sviluppo. Quindi - come ho sostenuto nel mio intervento davanti ai delegati della Conferenza - è necessario che l'Italia si faccia carico di queste esigenze e divenga il nostro portavoce presso il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Unione Europea. (Lorenzo Zita-Inform)


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