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INFORM - N. 55 - 18 marzo 2002

 

Cittadinanza - Marcello Alessio replica a "Pagine": "Completamente stravolto il significato della mia lettera al Comites di Lima"

LIMA - Dall'Ambasciata d'Italia a Lima Marcello Alessio replica all'articolo di Franco Piccone apparso su "Pagine" di Caracas, che aveva criticato la sua lettera indirizzata, nella veste di incaricato d'affari ad interim, al consigliere del CGIE e ai membri del Comites del Perù I precedenti sul n. 54 di Inform.

Le sciocche maldicenze contro di me pubblicate giorni fa dal rappresentante del Venezuela nel CGIE Vitaliano Vita sulla sua rivista telematica "Pagine", meritano risposta? Penso di sì, e per due motivi:

  1. nonostante i suoi discussi inizi, e il misterioso contributo ottenuto chissà come dal fugace Ambasciatore Pennarola quando ancora sulla rete non se ne trovavano tracce, "Pagine" è ormai cresciuta divenendo un organo abbastanza bene informato, ricco e di piacevole lettura; quindi, merita di essere aiutato, anche a non pubblicare articoli troppo squalificanti;
  2. se da una parte la pubblicazione del testo, firmato da un sedicente "Piccone", rappresenta un atto di scorrettezza e disinformazione ai danni dei suoi lettori, bisogna anche ammettere che Vita in qualche modo lo ha bilanciato con una iniziativa di corretta informazione, indirizzando - non a tutti i suoi lettori, ma ai molti che sono anche iscritti alla sua "Mailing List" - il testo integrale della lettera da me inviata ai membri del Comites di Lima, quella di cui "Piccone" ha completamente stravolto il significato.

L'essenza di questo stravolgimento, e il suo carattere deliberato, sta tutta in due parole: laddove io avevo parlato di innovazioni legislative e amministrative riguardanti il diritto di cittadinanza "iure sanguinis" dei discendenti di italiani all'estero, "che non si potevano escludere, anzi si dovevano auspicare", avevo anche avvertito che tali innovazioni "potrebbero andare in direzioni opposte". Il significato mi pare inequivocabile: tali innovazioni potrebbero andare o in una direzione piú permissiva e favorevole agli oriundi - come io, quasi da solo, ho sempre pubblicamente sostenuto e proposto (e solo Piccone forse non lo sa) - oppure in una direzione piú restrittiva, come sostengono, piú o meno a bassa voce, quasi tutti i miei colleghi, e come è nello spirito delle complicatissime Circolari con cui il Ministero dell'Interno ha trasformato, da anni, la procedura di accertamento della cittadinanza in una vera e propria corsa a ostacoli: per i connazionali stessi ancor prima che per i Consolati.

Ebbene, che ha fatto Piccone, il falsario? Ha saltato un paio di parole ("potrebbero andare") e ha sostituito il plurale "direzioni opposte" col singolare "direzione opposta"; alla fine, perché al lettore non restassero dubbi, ha completato il crimine col velenoso commento: "cioè...dirette a estinguere il diritto di cittadinanza....iure sanguinis". Come se fosse appunto questa la soluzione che io (secondo il linguaggio picconiano) "mi auspico".....

Ora, io capisco che in giro per il mondo ci possano essere connazionali seriamente e fondatamente preoccupati di una simile possibilità, ma se non imparano a leggere, se non imparano a riconoscere quei (pochi) che difendono a viso aperto la loro causa dai molti che la combattono, l'esito della battaglia è compromesso in partenza. E Vitaliano Vita, che è persona intelligente, farebbe bene a liberarsi al più presto dai Picconi e dal Picconismo, che lo portano su una cattiva strada.

Vi sono tuttavia, nell'articolo di "Pagine", altri accenni che non si possono ridurre a semplici equivoci sul significato della mia lettera al Comites di Lima.

Vi è, in primo luogo, un goffo tentativo di minimizzare la gravità della situazione consolare nel Peru, laddove il subdolo Piccone scrive che tale situazione "rispetto alle altre certamente non è la più disastrata": sarebbe interessante sapere su quali basi egli ha effettuato i suoi confronti: i risultati della "Indagine sulla situazione della rete consolare in America Latina", lanciata dalla DG Italiani nel Mondo l'11 settembre 2001 su espresso invito del Ministero per gli Italiani nel Mondo, anche se si basava sulla pedissequa riproposizione di parametri che erano stati concepiti per la rete in Brasile e sono male applicabili a una sede come Lima, dovrebbe comunque essersi conclusa da un pezzo (la nostra Ambasciata ha inviato i suoi dati il 4 ottobre), ma non risulta che siano stati resi noti a chicchessia: il buon Consigliere Calogero, che si era occupato della faccenda, ormai sta a Melbourne, ma comunque cercheró di trovare qualcuno alla DGIT in grado di darmene notizia. Per ora, sulla base del solo confronto possibile - cioè quello con la situazione in Brasile - saltano all'occhio alcuni dati che parlano da soli: nell'anno 2000 gli accertamenti di cittadinanza in Perù sono stati 2.695, e cioè alcune centinaia in più rispetto a quei consolati del Brasile (Curitiba e Porto Alegre) che vantano collettività di analoga consistenza numerica; ma se si confronta il numero totale di atti prodotti dall'ufficio consolare, la differenza diventa abissale: a Lima esso è stato superiore a 25.000, e cioè addirittura superiore a quello del Consolato Generale a S. Paolo con i suoi 43 impiegati e i suoi 170.000 italiani iscritti. Come si spiega? Anzitutto, perché non tutte le collettivitá danno la stessa quantità di lavoro: basti pensare che ai 42.000 connazionali iscritti a Rio de Janeiro, corrispondono appena 7.000 atti consolari, con una media di 1/6; a S. Paolo questa media è ancora più bassa, di 1/8, mentre a Curitiba già balza a 1/4.

Nel caso di Lima, però, è presente, anzi dominante un fattore che in Brasile è del tutto marginale, e cioè l'utenza locale. I peruviani residenti in Italia a diverso titolo sono almeno 60.000; ad essi vanno aggiunti un numero imprecisato, ma crescente, di italo-peruviani che hanno ottenuto l'accertamento e si trasferiscono in Italia, mantenendo ovviamente la loro cittadinanza peruviana e tutti i relativi legami; entrambe le categorie, generano un continua domanda di certificazioni, legalizzazioni, autenticazioni e atti notarili di ogni sorta, sia in vista di ricongiungimenti familiari, sia per i numerosissimi matrimoni misti, sia per lavoro, per studio, per affari etcetera. Nell'insieme, questo movimento si traduce in circa 7-8.000 atti consolari (genericamente "notarili") all'anno, che costituiscono una costante del tutto indipendente dall'entità della "collettività italiana". Solo per svolgere decentemente questo lavoro, ci vorrebbero cinque o sei persone; noi ne abbiamo sei in tutto, che dovrebbero occuparsi anche di tutta la collettività italiana di 35.000 persone con la sua domanda annua (per limitarsi a questo) di circa 4000 fra rilasci e rinnovi di passaporti! In più, si pretenderebbe - giustamente e sacrosantamente - che continuassimo a sfornare nuovi cittadini, magari al ritmo di 2500 l'anno, come si faceva fino al 2001! Se questa non è una situazione "disastrata", vuol proprio dire che Piccone per le questioni consolari è irrimediabilmente negato.

In secondo luogo, nell'articolo di Piccone abbondano allusioni di stampo politico-mafioso che sembrerebbero attribuire alla mia persona ruoli e ambizioni nettamente smentiti da trent'anni di impegno professionale - e anche politico - sempre molto chiaro e lineare. Si comincia coll'insinuare una potenziale contrapposizione fra me e l'Ambasciatore Busetto, che non ha il benché minimo fondamento, anche e proprio perché entrambi abbiamo una vasta esperienza consolare. Si parla del "rifiorire di certe polemiche" (peraltro del tutto inesistenti!) quale mezzo per "polarizzare attenzioni che diversamente non ci sarebbero": attenzioni su che? Sulla urgente necessità di personale per l'Ambasciata a Lima? Magari riuscissimo a polarizzarle! Se ci riusciremo, forse ne potremo ringraziare anche Piccone, che ci sta facendo pubblicità. Sembra però che egli abbia in mente qualcos'altra, quando parla dell'intento di "regolare situazioni personali o interne", e, alla fine, conclude con un misterioso accenno a "aggiustare la propria carriera o svezzare qualche complesso".

Sappia, lo sciocco Piccone, che la mia carriera va benissimo com'è, cioè immutabilmente ferma e senza alcuna progressione da moltissimi anni. Più precisamente, da quando mi sono accorto che nella struttura diplomatico-consolare, quel poco o tanto che funziona, e mantiene ancora in piedi un minimo di servizio pubblico, lo si deve esclusivamente all'abnegazione e al senso del dovere dei singoli: mai e in nessun caso a impulsi, direttive o incentivi che vengano "dall'alto": né dalla c.d. "dirigenza politica" (che non ha mai diretto un bel nulla, ma ha solo elemosinato pubblicità e consensi), né tanto meno dalla dirigenza amministrativa, che è sempre stata succube della dirigenza politica, assecondandone sistematicamente i capricci e le debolezze per ricavarne vantaggi immediati. Nello Stato italiano, il senso dello stato esiste, ma negli strati bassi, o comunque a livello individuale, dei singoli: più ci si avvicina ai i vertici delle strutture, a quelli che dovrebbero essere centri nevralgici da cui tutto si irradia, e più si incontrano invece compromessi, cinismo, irresponsabilità, individualismo e confusione.

Per questo sono così fiero del mio grado "iniziale" nella carriera diplomatica, che mi tiene a prudente distanza dai giochetti e dalle velleità dei "governanti", e vicino invece ai luoghi in cui davvero si lavora e si cerca di mandare avanti la baracca.

Se poi Piccone (o chi per lui) crede che adesso, grazie a Berlusconi e a Tremaglia, le cose cambieranno e il governo comincerà davvero ad assumersi le sue responsabilità, bene: non posso che augurare, a lui, a me e a tutti, che abbia ragione. Peraltro, avendo lavorato a stretto contatto con uno dei Sottosegretari del precedente governo Berlusconi, e avendo visto per così dire dall'interno come (non) funzionava anche quel governo, non mi pare che ci siano particolari motivi per sperare in cambiamenti da quel lato.

E quindi concludo rivolgendomi di nuovo a Vitaliano Vita, e agli altri che abbiano davvero a cuore le giuste cause degli italiani all'estero: lasciamo perdere le Picconate, e cerchiamo invece di lavorare di più insieme, noi che siamo a contatto con la realtà. (Marcello Alessio)


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