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INFORM - N. 55 - 18 marzo 2002

Una nota dell'Istituto Fernando Santi

Una cultura solidaristica e riformistica emerge dai documenti preparatori della Conferenza Stato-Regioni-CGIE, ma non è il centrodestra al governo il garante della sua attuazione

ROMA - Si apre oggi la Conferenza Stato – Regioni – Provincie autonome – CGIE. Nel corso della lunga fase di preparazione si è prodotta la modifica del titolo V della Costituzione che ha radicalmente cambiato il rapporto fra lo stato apparato e le autonomie costituzionali.

In questa nuova dimensione delle funzioni e delle relazioni fra i due diversi livelli costituzionali in cui si dovrebbe articolare in forma concorrente l’azione dello stato, il modo stesso di mettersi in relazione con la crisi profonda economica, politica e sociale argentina ha ben messo in luce limiti ed ostentazioni improduttive.

Governo, Ministero degli italiani all’estero e molte regioni si sono mossi con soluzioni assistenziali, impostazioni localistiche, premesse di valore che non incideranno nel difficile tentativo di far ritornare quel paese ad un effettivo funzionamento.

In realtà sono in primo luogo le premesse di valore che il governo ha assunto come guide – linee che non gli consentono di dare veri contributi in tale direzione.

Quando non si riconosce il carattere universale e l’indivisibilità dei diritti si pone l’accento solo sull’individuo e sulla competizione, quando l’azione politica prescinde dal riformismo solidale, non è la giustizia sociale e l’equità ad affermarsi, ma un confuso populismo demagogico che maschera soltanto il perseguimento di un disegno liberista.

Abbiamo visto come anche alcuni soggetti istituzionali locali importanti si muovano con una sostanziale intesa con il governo, in coerenza con il disegno liberista che viene portato avanti a livello centrale.

Il federalismo competitivo regionale che si è inaugurato di recente, porta con sé, oltre ad un evidente neocentralismo che mortifica le altre autonomie locali, il germe di una Italia sempre più duale nella quale il ruolo residuo dello stato minimo non sarà speso per il riequilibrio territoriale, fra i ceti e fra le persone con differenti potenzialità rispetto alle sfide della vita.

Nella vicenda quasi impossibile a risolversi dell’Argentina era l’Europa, in quanto tale, il soggetto forte in grado di fare la differenza rispetto all’azione degli stati nazionali. Si è preferito dare il via ad una azione separata di regioni ed apparati statali. Tra un annuncio e l’altro di "cabine di regia" si sono attivate soluzioni parziali assistenziali e localistiche. Lo stato nazionale non ha funzionato. Si è invece fatto un uso ancora smodato del concetto di italianità inteso come distintivo di una diversità che non ha bisogno di integrazione, che non ha bisogno di interagire. Una italianità che sarebbe poi quella di una "altraitalia" contrapposta a quella di coloro che vivono nel territorio della madrepatria, quella fondata sul lavoro, la costituzione, il parlamento, quella che prevede l’esistenza di organizzazioni politiche e sociali ed in cui la concertazione non esclude il conflitto sociale.

L’Italia, di cui il governo viene sovente a parlare in CGIE per bocca del ministro degli italiani all’estero, è fatta di memoria retorica, di separatezza, non corrisponde alla complessità della presenza italiana nel mondo e quindi è fuorviante. Con l’acquisizione del diritto di voto è finita una epoca, quella del consociativismo autoreferenziato di cui è vissuto il CGIE.

Sono molti quelli che, alla fine, hanno valutato gli effetti negativi di una scelta nella quale il confronto di merito, le differenze non emergevano, il dibattito di idee non rendeva riconoscibili i diversi progetti. Il lavoro dei tavoli preparatori della Conferenza, al contrario, evidenzia un evidente recupero, uno sforzo di chiarimento di posizioni e fa emergere un’anima riformatrice e solidaristica prevalente. Il problema, nell’immediato futuro, è però lo scarto fra tale produzione e le linee ispiratrici dell’azione politica dei soggetti istituzionali che di tali progetti dovrebbero garantirne l’attuazione.

Alla fine della Conferenza, a dibattito finito, si valuteranno le scelte definitive che, peraltro, rappresentano la cornice dell’attività temporalmente residua del CGIE. In ogni caso si è aperta una stagione complessa ed interessante nella quale si giocheranno le possibilità di rinnovamento delle associazioni, delle rappresentanze La partita del voto, con i problemi di garanzia per la partecipazione, per l’esplicazione delle proposte e per l’esercizio concreto del diritto di voto diviene, nel risvegliarsi di molti che prima era disattenti, lo snodo per la soluzione delle molte questioni aperte in tema di rappresentanza degli italiani nel mondo. (Inform)


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