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INFORM - N. 55 - 18 marzo 2002

Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE

L'intervento di apertura di Franco Narducci

ROMA - I lavori della Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE sono stati aperti dal Segretario Generale del CGIE Franco Narducci.

"Ringrazio calorosamente il Presidente del Consiglio che convocando la Conferenza ha dato risdposta alle sollecitazioni espresse dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. La Conferenza è un momento storico che permette agli italiani residenti all’estero di far sentire la propria voce in una sede istituzionale per affermare il ruolo delle nostre comunità nel mondo e di dare il nostro contributo alla riflessione alle soluzioni per le numerose questioni iscritte all’ordine del giorno. Ma anche per continuare ad offrire il sostegno di sempre, perché non abbiamo mai voltato le spalle alla nostra nazione e alle nostre radici.Gli italiani nel mondo sono avamposti dell’Italia e delle Regioni italiane. L’Italia può affrontare le nuove sfide internazionali del terzo millennio anche con lo spirito e l’immaginazione dei milioni di uomini e donne che si avventurarono verso tante destinazioni lontane.

La Conferenza si riunisce in un momento di importanti novità istituzionali:

La conquista del voto è un avvenimento di portata storica che premia lo sforzo di quanti, in tanti anni d’impegno, hanno lavorato per riunificare sul piano dei diritti politici e civili le due Italie: l’Italia che sta in Italia e l’Italia che sta nel mondo.Un merito particolare va riconosciuto al Parlamento italiano che nella scorsa legislatura ha modificato la Costituzione istituendo la Circoscrizione estero e nella presente legislatura, quasi all'unanimità e in tempi incredibilmente rapidi ha approvato definitivamente la legge ordinaria che rende possibile il voto per corrispondenza e l’elezione di 12 deputati e di 6 senatori in rappresentanza delle nostre comunità residenti all’estero.

Soprattutto due figure meritano il nostro plauso: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che ha sostenuto con autorevolezza e forza morale il raggiungimento del sogno di una democrazia compiuta per i nostri connazionali emigrati, e il Ministro Tremaglia che a questo traguardo ha dedicato con temacioa, lungimiranza e spirio unitario trenta anni della sua vita.

Nessun paese al mondo ha ora una legge tanto innovativa sul piano dei diritti politici dei propri connazionali all’estero e tanto impegnativa sul piano dell’organizzazione del voto da parte della Pubblica Amministrazione e della rete consolare.

Un appello rivolgiamo ai nostri Ambasciatori perché con la loro intelligenza ed autorevolezza sappiano in tempi brevi varare accordi con i Paesi che ospitano le comunità dei nostri connazionali in grado di garantire le condizioni migliori possibili per l’esercizio dei nostri diritti politici e civili.

Ma l’appello ai nostri massimi rappresentanti diplomatici non può essere limitato alla efficace organizzazione della macchina organizzativa del voto, perché bisogna potenziare la rete di protezione per i nostri lavoratori in mobilità internazionale e conosciamo tutti la dimensione della pressione che regna nel mondo del lavoro attuale, con aumenti dei rischi per la salute dovuti al mancato rispetto di normative precise, che per lo meno in Europa hanno identica vigenza per tutti gli Stati membri. Oggi la nuova frontiera del lavoro e della mobilità italiana nel mondo si presenta completamente diversa e più impegnativa. Nuove professionalità, nuovi protagonismi, che l’Italia, lo Stato e le Regioni devono valutare a fondo per metterne a frutto le potenzialità.

Occorre dunque riconsiderare intensamente le carenze che contraddistinguono la nostra rete consolare nel mondo, che negli ultimi anni è visibilmente peggiorata nonostante le possibilità offerte dalle tecnologie della comunicazione. Il problema vero è che gli organici hanno subito una vera erosione, il che ha portato alla chiusura di molte sedi, un problema riconosciuto dal Parlamento nei giorni della discussione del dramma dell’Argentina.

Quando parliamo dei servizi consolari ci sentiamo spesso accusati di voler tirare l’acqua al nostro mulino che in definitiva è il mulino dei cittadini che rappresentiamo in emigrazione, cioè il mulino delle esigenze quotidiane, dei legami con l’Italia.

Non abbiamo avuto dubbi- ha continuato Narducci- quando il Presidente del Consiglio ha inserito tra i parametri di valutazione dell’efficienza dei nostri diplomatici la quantità di affari e di prospettive che riescono ad aprire al business del "made in Italy" nel Paese o nella circoscrizione in cui operano. Tedeschi, francesi, inglesi ed altri si applicano da tempo in questo esercizio. Ed è naturale che tale impegno sarà tenuto tanto più prestigioso e proficuo quanto più i prodotti e i servizi da promuovere nel mondo saranno competitivi per qualità e livelli di tecnologia e innovazione in essi contenuti. Certo parallelamente si dovrebbe mettere ordine nella giungla delle competenze dei tanti acronimi che dovrebbero fornire e trovare sostegno nei nostri diplomatici e perseguire un forte coordinamento nelle varie istanze, istituzionali e non, cointeressate alla promozione della nostra economia, in una prospettiva di sistema integrato, in cui anche la promozione della Lingua e della Cultura italiana trovi collocazione nella casella giusta, come ci insegna il modello francese in termini di turismo.

Ma pure sottoscrivendo quanto detto, ci pare che non si possano dimenticare i servizi occorrenti ai nostri cittadini all’estero e alle loro famiglie. Anche perché rappresentano tuttora un bacino di risorse concretamente formidabile, almeno a giudicare dagli indicatori sull’interscambio e dalla quantificazione dell’indotto che si riversa nel nostro paese.

Il servizio consolare è chiamato ad un profondo rinnovamento perché è l’immagine della nostra presenza nel mondo e le nostre comunità hanno fatto molta strada per cui esprimono esigenze nuove. Non si tratta di rivendicare il debito storico dell’Italia nei confronti dei cittadini italiani emigrati ma di riconoscere che il nostro lavoro nel mondo ha accompagnato la crescita civile economica e democratica dell’Italia, superando contrapposizioni ed egoismi.

Questa Conferenza cade anche in un altro momento di novità istituzionale, la riforma del titolo V della Costituzione, con particolare riguardo alla potestà legislativa tra Stato e Regioni in materia di emigrazione, alle nuove competenze legislative attribuite dalla riforma costituzionale attuata con legge costituzionale n. 3/2201. Novità che delineano un quadro operativo per il CGIE completamente innovato e che obbliga dunque a ripensare e a intensificare l’interlocuzione con le Regioni.

Le Regioni hanno accumulato un grande patrimonio di esperienze operative tra le comunità all’estero, anche se delimitato ai propri corregionali. Tanto più dunque si tratta di coagulare un sistema di valori condivisi e di creare un saldo legame tra le prospettive di intervento di Stato, Regioni, Provincie autonome e rappresentanze degli italiani all’estero, per dare concretezza ai progetti di cui discutiamo in questi ultimi anni , che sarebbe controproducente rappresentare in termini d'antagonismo. D’altronde il modello non ha bisogno di essere ideato perché ce lo ha dato il legislatore quando ha istituito la Conferenza programmatica Stato-Regioni-Province autonome –CGIE a scadenza triennale.

Le attese che il CGIE ripone nella Conferenza sono grandi e sono pari a quelle degli italiani residenti all’estero. Ci aspettiamo indicazioni precise e concrete sul lavoro intenso e appassionato prodotto in cinque tavoli tematici dai rappresentanti degli italiani emigrati e dalle Istituzioni.

Nel disegnare il quadro programmatico, che costituirà anche l’indirizzo amministrativo e operativo del CGIE, si deve dare spazio all’indispensabile sinergia fra gli aspetti nazionali e regionali per creare un meccanismo attuativo di un processo continuo. La nostra visione dei problemi e dell’impegno è a largo respiro ma riteniamo che gli obiettivi prioritari indicati nella bozza di documento della Conferenza che sarà discusso domani costituiscano l’indirizzo preminente per l’elaborazione delle linee politiche del Parlamento, del Governo, delle Regioni e delle Province autonome verso le comunità italiane che vivono in ogni parte del mondo."

Concludo il mio indirizzo di saluto richiamando alcuni eventi che hanno visto e vedono le nostre comunità all’estero confrontate con drammi e problemi che stanno scrivendo la storia dei nostri giorni, la storia del mondo. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York e a Washington hanno chiamato in causa le nostre comunità, la nostra gente, a prodigarsi in mille gesti di solidarietà, di testimonianze profonde verso chi è stato colpito, perché sappiamo che questa è la strada per difendere i valori e la comunità civile umana. Il dramma del popolo argentino ci ha colpito dolorosamente, non solo per i milioni di italiani e loro discendenti che in ogni campo hanno un legame saldo con la nostra nazione. A nome del CGIE desidero esprimere un grande ringraziamento a tutte le Istituzioni italiane, al Parlamento, alò Governo, al Ministro Tremaglia, ai Presidenti delle Regioni e delle Provincie, e a tutte le persone anonime. Grazie per la solidarietà che avete manifestato e grazie per le tante iniziative che avete messo in campo.

Nell’ultimo anno il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha visitato il Brasile, l’Uruguay, l’Argentina. Ha trovato ovunque un genuino desiderio di infondere nuova linfa nei legami con l’Italia e con l’Europa. L’Unione Europea ha iniziato un dialogo con il continente e con il Mercosur che ha suscitato aspettative e la promessa di un salto di qualità nei rapporti economici e commerciali. Ma non bisogna demordere, bisogna insistere e il Governo italiano deve avere un ruolo di primo piano nel sollecitare l’Europa.

Auguro agli italiani all’estero di mantenere intatte, pur nella dialettica spesso accesa, la capacità di conservare, la capacità di unire, la capacità di progredire, la capacità di legittimità democratica". (Inform)


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