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INFORM - N. 54 - 17 marzo 2002

Recupero della cittadinanza: dall'Ambasciata italiana a Lima la proposta di istituire una "lista delle richieste"

Quella che conta è la manifestazione di volontà, ci sarà tempo per la documentazione…

ROMA - Si è sempre fatta una gran confusione, a livello giornalistico ma non solo, tra "riacquisto" della cittadinanza (da parte dei naturalizzati e loro figli, ma per il riacquisto i tempi sono ormai scaduti) ed il suo "recupero" da parte di chi non ha mai avuto il passaporto italiano, non è stato mai iscritto nell'anagrafe di un comune italiano ma ritiene di essere italiano jure sanguinis, cioè in base al presupposto- sancito dalla legge - della perpetuazione della cittadinanza italiana nei discendenti diretti del cittadino. Il recupero della cittadinanza ha sempre richiesto tempi lunghi, sia per la ricerca da parte degli interessati della necessaria documentazione, sia per l'esame da parte delle rappresentanze diplomatico-consolari e la trasmissione ai comuni di origine.

Dal Perù giunge ora un suggerimento che - di fronte alla presenza di migliaia di voluminose pratiche giacenti che intasano l'Ambasciata - ci sembra sensato anche se ha destato scandalo: quello che gli interessati si limitino a presentare una richiesta formale di accertamento della cittadinanza, indipendentemente dall'attuale possesso della documentazione che potrà essere presentata al momento opportuno.

Riportiamo qui di seguito la lettera inviata da Marcello Alessio, nella veste d'incaricato d'affari ad interim, al consigliere del CGIE e ai membri del Comites del Perù, facendola seguire dallo scandalizzato articolo del collega Franco Piccone di "Pagine", Caracas. Pur non essendo d'accordo sui suoi argomenti, lo ringraziamo per aver pubblicato la lettera di Alessio che sarebbe altrimenti restata circoscritta al Perù. Al suo scomodo autore - vecchio studioso della materia, una delle poche teste non solo "pensanti" ma anche "esternanti" della Farnesina -, va riconosciuto il merito di fornirci il quadro "spietato" di una situazione che il governo della spesa e il Parlamento continuano ad ignorare, dotando col contagocce il Ministero degli Esteri del personale, sia pure temporaneo, e dei mezzi economici e necessari. (gc-Inform)

Gentili Consiglieri del Comites e del CGIE,

a seguito del mancato rinnovo dei contratti dei "digitatori", dal novembre dello scorso anno 2001 l'Ambasciata si è vista costretta a sospendere quasi completamente l'esame e quindi l'invio ai comuni italiani - ai fini della trascrizione all'AIRE - delle domande di accertamento della cittadinanza italiana. Le ultime domande giunte a buon fine, erano state presentate verso la fine dell'anno 2000, e portavano una numerazione vicina al 25.000. La maggior parte delle domande presentate dopo - con l'allegata, voluminosa documentazione di rito - sono andate accumulandosi: dapprima ne entravano 4 al giorno; dal gennaio del 2001, l'Ambasciata ha iniziato a programmare due appuntamenti al giorno, poi uno al giorno, ma questa riduzione del ritmo non è stata sufficiente a bilanciare la ben più drastica riduzione delle uscite. La massa di domande giacenti, con i relativi allegati, nei depositi dell'Ambasciata, ha così raggiunto una mole considerevole e insostenibile: si tratta di oltre 4500 fascicoli (gli ultimi entrati hanno una numerazione intorno al 29.500, corrispondenti alle domande complessivamente presentate dalla fine del 2000 a tutt'oggi; ogni giorno, questa massa si accresce di una unità, mentre le uscite si riducono a poche unità a settimana, riguardanti in genere casi eccezionali, anche questi peraltro sempre più difficili persino da reperire fisicamente fra le scatole ammucchiate sul pavimento o in cima ai mobili degli uffici.

Molti utenti continuano a illudersi, anche in base alla impostazione della corrispondente pagina web dell'Ambasciata, che il fatto di avere consegnato la domanda e i documenti "completi, perfetti e corretti", costituisca la premessa di una imminente conclusione della pratica stessa, o, almeno, costituisca un importante titolo di priorità. In effetti, non è così: le pratiche sono inesorabilmente ferme, e quando, auspicabilmente, il Ministero dovesse nuovamente autorizzarci nuovi contratti per digitatori, sappiamo già che per almeno sei mesi il loro tempo sarebbe assorbito esclusivamente dal lavoro detto "di bonifica", che costituisce una priorità in vista dei preparativi per il prossimo censimento, per le elezioni del Comites e del CGIE del 2003, forse per le elezioni europee e in prospettiva per le politiche.

Il buon senso, a questo punto, suggerirebbe di sospendere anche l'accettazione della documentazione da parte di coloro che hanno ottenuto, fino ad oggi, un appuntamento per la consegna della domanda. Si tratta di circa 1200 rappresentanti di altrettanti nuclei familiari: già nei prossimi mesi, con l'incremento di un fascicolo al giorno, la gestione di questa massa di carte diventerà impossibile, e i rischi di smarrimenti, mescolanze, perdite e distruzione saranno assai alti; chi presentasse oggi una domanda, sa che la relativa documentazione giacerà "presumibilmente" per anni e anni; non si possono escludere, anzi si devono auspicare, innovazioni legislative o amministrative, ma queste potrebbero andare in direzioni opposte.

In una situazione del genere, qual è, oggi, l'interesse dei connazionali, o almeno di coloro che ritengono di esserlo in base allo "ius sanguinis"? Continuare a riempire l'Ambasciata di pratiche, la cui semplice gestione materiale occupa ogni giorno ore preziose, sottraendole al lavoro corrente del "vero" servizio consolare, sembra del tutto controproducente. Il primo interesse del cittadino, che desideri vedere prima o poi riconosciuto il suo "status civitatis", sembra essere piuttosto quello di poter manifestare nel modo più formale la sua volontà di ottenere l'accertamento, indipendentemente dal possesso o meno, oggi, della relativa documentazione. In tal modo, egli salvaguarda il valore più importante, perché manifestando, oggi che la legge gli riconosce la cittadinanza, la volontà di accertarla, anche un eventuale, futura riforma restrittiva non potrebbe retroagire su tale manifestazione, una volta che questa fosse stata resa in modo formale davanti all'Autorità consolare; d'altra parte, attraverso una semplice ricevuta, da cui risulta la data di tale manifestazione, egli si vedrebbe garantito anche l'ordine di precedenza acquisito; e se la lista delle richieste, divise per giorno di presentazione, venisse immediatamente pubblicata su Internet, ne verrebbe anche garantito da ogni eventuale "scavalcamento" che non sia giustificato da eccezionali circostanze.

Bisognerebbe, insomma, far comprendere ai connazionali, che invece di perder tempo a raccogliere e perfezionare una documentazione che poi non si sa quando e se potrà servire, sarebbe assai più utile istituire una sorta di "prenotazione", che può essere concessa in tempo reale o quasi, e sarebbe in grado di consolidare il diritto alla cittadinanza in attesa del momento in cui esso potrà essere accertato.

Per discutere questa o eventuali altre proposte alternative, abbiamo organizzato per lunedì prossimo, 4 marzo alle ore 15, una riunione aperta a tutti gli interessati nel cortile dell'Ambasciata: alla quale sembrerebbe non solo opportuna, ma quasi indispensabile la partecipazione di una qualificata rappresentanza del COMITES e del rappresentante del CGIE.

Nella speranza di incontrarci in tale occasione, porgo i miei migliori saluti

L'incaricato d'Affari a.i. Marcello Alessio


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