* INFORM *

INFORM - N. 52 - 14 marzo 2002

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 14 marzo 2002

Istituti di cultura - L’azione dei direttori, "Lettera al Corriere" del Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini

Il Corriere ha pubblicato il 10 marzo un articolo di Claudio Magris sugli Istituti Italiani di Cultura, riferendosi a presunte "rimozioni" di alcuni direttori di Istituti di Cultura.

L'autore cita come modello positivo i Goethe-Institut. Concordo ed assocerei al Goethe anche il British Council: entrambi sono indipendenti dai governi. Questa indipendenza, però, si fonda su due presupposti: il primo è costituito dalle notevoli risorse finanziarie erogate proprio dai governi; il secondo è l'esclusivo utilizzo di personale appartenente ad una specifica carriera della promozione culturale, dotato di autonomia tecnica e manageriale. In Germania e in Gran Bretagna non esistono, come in Italia, direttori cosiddetti di "chiara fama".

La situazione che l'attuale governo italiano ha ereditato è profondamente diversa. I fondi destinati agli Istituti sono irrisori: la maggior parte non ha personale a sufficienza e le attività sono ridotte al minimo.

Il mio impegno è, attraverso un serio progetto di riforma, di rilanciare la promozione culturale, reclamando più fondi e rivitalizzando le strutture esistenti a cominciare dalla Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero, un forum pluralista che raccoglie i rappresentanti dello Stato, delle Regioni, degli Enti Locali, della società civile, e naturalmente delle massime istituzioni culturali del Paese.

Quando Magris ipotizza un dirigismo dello Stato e diktat governativi per imporre agli Istituti linee culturali e "interpretazioni autentiche" su cosa sia cultura e cosa no, si riferisce, evidentemente, alle raccomandazioni che, né io né il Governo, ma la Commissione, nella sua autonomia decisionale e propositiva garantita dalla legge, ha elaborato ed inviato agli Istituti. Francamente non riesco a vedere alcuna illiberalità nei suggerimenti avanzati da illustri accademici della Crusca o fini intellettuali come Gioacchino Lanza Tommasi, Ignazio Baldelli, Giovanni Puglisi o Adriano La Regina, per citarne alcuni.

La Commissione persegue il pluralismo culturale, cercando di far arrivare la voce della società civile, in ogni sua espressione, agli Istituti, che sono chiamati a rappresentare l'Italia all'estero, in piena autonomia progettuale, gestionale ed amministrativa. La Commissione ha quindi indetto degli "Anni tematici" non per "imporre" delle attività ai direttori, ma semplicemente per creare una cornice operativa che aiuti gli Istituti nella promozione di aspetti di eccellenza della cultura italiana, offrendo loro strutture comuni e la possibilità di beneficiare della visibilità che la centralità dell'Amministrazione può garantire.

Mi sembra contraddittorio invocare da una parte il pluralismo culturale, e predicare dall'altra il ritorno ad una cultura elitaria e accademica, usando i toni aggressivi e sprezzanti dell'irrazionalismo antidemocratico. Magris cita Nietzsche e Goebbels, io preferisco ricordare l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, che amava definirsi "il primo funzionario dell'Impero", con ciò rivendicando il rigore e lo spirito di servizio che ciascun funzionario pubblico o chi ricopra cariche pubbliche dovrebbe avere.

Sono convinto che la maggior parte dei direttori condivide questa affermazione, sulla base del consenso da essi apertamente espresso alle iniziative della Commissione.

Bisogna infine ricordare che ai direttori non si chiede, come Stalin, di scrivere romanzi su ordinazione, quanto piuttosto di essere dei buoni organizzatori e divulgatori della nostra cultura.

Ciò vale sia per quelli di carriera, funzionari selezionati mediante pubblico concorso secondo criteri analoghi a quelli adottati dal Goethe Institut o dal British Council, sia per i direttori di "chiara fama", dieci illustri personalità che il Ministro degli Esteri può nominare nelle sedi più prestigiose. Questi ultimi hanno un contratto biennale rinnovabile, al massimo, per altri due anni. Il rinnovo non è né automatico né scontato, come dimostrano i casi in cui non è stato accordato dai precedenti governi anche di centro-sinistra. Certamente un mancato rinnovo crea delusioni e può spingere a riscoprire una cultura paludata e a dichiarare guerra alla cultura reale della gente, che si esprime anche attraverso uno stile di vita "made in Italy".

Ci sono voluti due secoli, e il contributo di antropologi ed etnologi, per liberarci da una visione elitaria, aristocratica (ed eurocentrica) dell'espressione culturale che qualcuno cerca oggi di far rivivere. Personalmente mi sento vicino alla gente comune, che rappresento in Parlamento ed al Governo, armato non di pistole (né vere, né ad acqua), ma solo della mia fiducia nella democrazia e nella tolleranza. (Mario Baccini, Sottosegretario di Stato agli Esteri)


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