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INFORM - N. 50 - 12 marzo 2002

I componenti del CGIE-Belgio contrari alla sostituzione del direttore dell'Istituto di Cultura di Bruxelles

BRUXELLES - Con una lettera ai ministri degli Esteri e per gli Italiani nel mondo, al sottosegretario agli Esteri Mario Baccini e ai presidenti dei due rami del Parlamento, i quattro componenti del CGIE per il Belgio - Epifanio Guarneri, Stefano Tricoli, Giuseppe Piccoli e Elio Carozza - esprimono la loro preoccupazione per l'eventuale sostituzione dell'attuale direttore (di carriera) dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles, prof.ssa Sira Miori, con un "esperto", l'ex direttore del giornale "L'Opinione", Arturo Diaconale.

Abbiamo conosciuto le ragioni di questa ventilata sostituzione - scrivono i quattro componenti del CGIE - da alcuni giornali nazionali e europei quali: "Il Sole 24 Ore" del 24 febbraio, "Il Tempo" del 5 marzo, "Il Mattino" e "El Pais" dell'8 marzo e da varie agenzie di stampa nazionali ed estere riportanti dichiarazioni attribuite al sottosegretario agli Esteri Mario Baccini che non corrispondono a verità in merito alla manifestazione culturale della presentazione del libro-intervista "L'eredità scomoda" di Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Maurizio De Luca, avvenuta presso il nostro Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles lo scorso 9 ottobre 2001. Alcuni di noi erano presenti e possono testimoniare che, contrariamente a quanto affermato da Baccini, non c'è stata nessuna "polemica sulla giustizia in Italia", né è stato nominato nessun politico italiano - né passato né presente - durante le tre ore di dibattito. Si è essenzialmente parlato del problema della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nei Paesi dell'Unione Europea, tematica di scottante attualità dopo le stragi dell'11 settembre scorso.

Dopo aver confermato la loro stima e il sostegno all'azione di promozione linguistica e culturale svolta dalla professoressa Miori, i consiglieri Guarneri, Tricoli, Piccoli e Carozza esprimono apprezzamento per il programma di manifestazioni culturali - di elevato livello - realizzate soprattutto grazie alla collaborazione con le istituzioni culturali belghe ed europee con sede a Bruxelles e su tutto il territorio belga, che sostengono la maggior parte dei costi di realizzazione. Si citano, fra gli altri, i concerti verdiani con i festivals delle Fiandre e di Wallonie, i concerti di musica barocca italiana o la Norma di Bellini, realizzati al Palais des Beaux Arts de Bruxelles, ma anche all'Opera di Gent e di Anversa, alla presenza di più di duemila spettatori ad ogni rappresentazione. Recentissima, e molto aprezzata dal pubblico e dalla stampa, è stata la prima presenza di uno stand del nostro Istituto di Cultura alla 32a Fiera del Libro di Bruxelles (70.000 visitatori), con libri di narrativa, poesia, saggistica e libri d'arte di diverse case editrici italiane, ma anche con interventi di scrittori di alto livello come Claudio Magris e Giuseppe Conte. Inoltre, tutte le iniziative culturali dell'Istituto sono sempre state aperte a tutti, italiani, belgi, europei e quasi sempre gratuite. Numerose sono state le manifestazioni organizzate con la collaborazione delle associazioni italiane in Belgio.

Ciò premesso, i rappresentanti degli italiani in Belgio in seno al CGIE esprimono alcune considerazioni in merito al disegno di legge governativo di riforma degli Istituti Italiani di Cultura, di imminente presentazione, secondo quanto annunciato dal sottosegretario Baccini:

1. - la cultura italiana è un bene di tutti gli Italiani e chi la gestisce e la promuove deve possedere, come requisito essenziale, la professionalità, la buona conoscenza delle lingue, oltre ai requisiti intellettuali e morali, per rappresentarci degnamente e correttamente;

2. - la professionalità è una garanzia per lo svolgimento di un'azione culturale super partes, nel rispetto della Costituzione e delle leggi che sanciscono, fin dal 1940 (!), l'autonomia operativa e finanziaria dei nostri Istituti di Cultura;

3. - in merito più specificatamente ad una sede delicata e strategica, come quella di Bruxelles, i sottoscritti ritengono indispensabile l'autonomia di detta sede dirigenziale.

Sgombriamo quindi il campo - così prosegue la lettera - dalle vecchie "chiare fame" - che il sottosegretario Baccini dice di voler cancellare - a meno che non si tratti di intellettuali la cui "chiara fama" sia indiscutibilmente e universalmente riconosciuta, ma anche e soprattutto da "esperti" adibiti a "progetti speciali" sotto il controllo dell'Ambasciata, che lo stesso sottosegretario Baccini sembra voler inserire nel suo disegno di legge di riforma, poiché sappiamo che nulla cambierebbe: sarebbe una riforma ad hoc, per collocare qualche "uomo o donna del potere", espressione di "chiari appoggi politici o di gruppi finanziari", come scrive Alfredo Cattabani su "Il Tempo" del 5 marzo.

Ribadiamo quindi la nostra convinzione a sostegno della professionalità e di un'azione culturale super partes da parte dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che, nel caso della sede dirigenziale di Bruxelles, deve giustamente espletarsi in tre direzioni e realtà diverse:

a) a livello comunitario, dove si impone un quotidiano confronto con i Centri culturali dei Paesi U.E., con cui l'Istituto Italiano già collabora per la realizzazione di iniziative comuni - in un consorzio di Istituti Culturali Europei - anche se con organici e mezzi finanziari vergognosamente impari rispetto a Alliance française, Goethe Institut, Instituto Cervantes, British Council ecc. Questo confronto e questa collaborazione assumeranno sempre più importanza ed è quindi indispensabile, per un Paese fondatore della Comunità Europea come l'Italia, parteciparvi con parità di risorse umane e finanziarie;

b) a livello bilaterale, per una proficua azione culturale bilaterale, in considerazione del fatto che il Belgio è un paese trilingue, in cui la Comunità italiana vive e lavora quotidianamente a contatto delle tre Comunità: francese, fiamminga e germanofona.

c) per la nostra Comunità italiana, affinché possa mantenere le radici e l'identità italiana nel futuro contesto europeo.

Per queste ragioni ribadiamo l'indispensabilità della presenza a Bruxelles, capitale non solo del Belgio ma anche dell'Unione Europea, di un direttore di carriera, con chiari requisiti professionali, documentati da concorsi pubblici che svolga un'azione equilibrata e che conosca i problemi della convivenza in un Paese, in cui il rispetto delle identità linguistiche e culturali e il dialogo con le stesse, costituiscono la condizione essenziale per organizzare una proficua attività culturale, basata sulla mediazione, sul confronto, sulla collaborazione tra le entità linguistiche e culturali diverse, in cui è inserita la Comunità italiana.

E nell'ambito del contesto europeo di Bruxelles e dell'Europa di domani, il nostro Istituto Italiano di Cultura dovrà anche svolgere e facilitare l'incontro tra i nostri connazionali, i cittadini belgi e di altre Comunità, favorendo non solo l'integrazione europea, ma anche il dialogo interculturale, oggi più che mai indispensabile per una convivenza pacifica dei popoli oltre che per una legittima conservazione e valorizzazione della loro identità linguistica e culturale d'origine.

Per tutte le ragioni sopra esposte - così termina la lettera dei quattro esponenti del CGIE - chiediamo fermamente che la professoressa Sira Miori, dirigente di carriera a seguito di pubblici concorsi, rimanga alla guida del nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, continuando l'azione di promozione della lingua e della cultura italiana già così ottimamente iniziata. (Inform)


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