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INFORM - N. 50 - 12 marzo 2002

A colloquio con il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Giuseppe Palumbo: "Immigrazione, una realtà di cui l'Italia non può fare a meno"

ROMA - In attesa che la Camera dei Deputati esamini, dopo il via libera del Senato, il nuovo disegno di legge sull'immigrazione, dal mondo del volontariato e degli operatori del settore continuano ad emergere non poche perplessità sul provvedimento, soprattutto per quanto riguarda la creazione di un diretto legame tra l'attività lavorativa e la concessione del permesso di soggiorno. Un preciso vincolo che, per il Governo, dovrebbe scoraggiare lo sfruttamento degli immigrati. Ma il disegno di legge, che modificherà profondamente la legge Turco- Napolitano, è caratterizzato anche altre novità come ad esempio l'inasprimento della lotta alla clandestinità (l'extracomunitario espulso che farà ritorno in Italia sarà punibile con la reclusione), l'innalzamento delle pene per i contrabbandieri di uomini, la creazione di un apposito sportello per gli immigrati presso le prefetture e l'istituzione di una corsia privilegiata per il rientro in Italia dei nostri connazionali all'estero in cerca di lavoro. Nel nuovo testo è stata soppressa la figura dello "Sponsor" e sono state introdotte ulteriori limitazioni al ricongiungimento familiare, che hanno innescato - per le forze di opposizione siamo di fronte ad un pericoloso ed inutile giro di vite - una dura polemica parlamentare. Per cercare di comprendere meglio quanto la nuova legge inciderà sui diritti fondamentali degli immigrati, come ad esempio quelli dell'assistenza e della salute, abbiamo dunque rivolto alcune domande al Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati Giuseppe Palumbo.

- Il Senato ha recentemente approvato la nuova norma sull'immigrazione. Un disegno di legge fortemente osteggiato dall'opposizione che ha suscitato non poche perplessità tra gli operatori del settore. Come giudica questa importante riforma?

- La nuova norma sull'immigrazione non vuole limitare questo fenomeno. La legge intende invece regolamentare i flussi migratori. Non possiamo infatti dimenticare che la clandestinità, proprio per la mancanza di informazioni sui diritti di base e per la condizione in cui sono costretti a vivere questi immigrati, favorisce lo sfruttamento e porta gli stranieri verso situazioni ad altissimo rischio. Questo non avverrebbe invece se i flussi migratori fossero prevalentemente regolari. Penso infatti che in questo caso gli immigrati abbiano maggiore consapevolezza dei loro diritti e delle modalità di accesso all'assistenza sociale e sanitaria del nostro Paese.

- Tra le disposizioni del disegno di legge quella che istituisce un preventivo legame tra l'acquisizione del lavoro e la concessione del permesso di soggiorno è stata accolta con molta diffidenza dal mondo del volontariato. Lei crede che questa innovazione porterà dei concreti vantaggi per gli immigrati?

- Anche in questo contesto lo spirito della legge tende ad evitare lo sfruttamento degli immigrati. E' infatti ovvio che se l'immigrato viene nel nostro Paese con la prospettiva di un posto di lavoro tutto sarà più semplice. In caso contrario lo straniero finisce quasi sempre per essere sfruttato ed a raccogliere pomodori per pochi soldi al giorno. Non bisogna poi dimenticare che questo legame tra permesso di soggiorno e lavoro viene meno nei casi previsti dal ricongiungimento familiare. Nella legge, pur mantenendo una netta distinzione tra situazioni di regolarità e clandestinità, l'aspetto prioritario rimane comunque quello di individuare gli strumenti migliori per regolamentare l'immigrazione. Ma questo non vuol dire che qualcuno voglia chiudere le porte agli immigrati. L'immigrazione è oggi una realtà e, lo dico in tutta sincerità, l'Italia non ne può fare sicuramente a meno.

- Lei ha partecipato nei giorni scorsi alla presentazione della collana "Percorsi di Donne". Otto monografie, promosse dall'Organon Italia e pubblicate dalla Carocci Editore, dedicate alla salute delle immigrate che vivono e lavorano in Italia. Nella sua doppia veste di deputato e medico quale opinione si è fatta di questa iniziativa?

- L'iniziativa mi sembra molto importante perché permette di approfondire le drammatiche esperienze che, purtroppo, sono state vissute da numerose donne straniere. Oggi è necessaria una maggiore integrazione sociale e culturale tra gli immigrati e la popolazione italiana. L'integrazione culturale può essere senza alcun dubbio favorita sia da manifestazioni come quella promossa dalla Organon Italia - queste iniziative fanno conoscere a tutti la realtà migratoria e i problemi dell'assistenza sociale e sanitaria - sia dalla connessa pubblicazione di specifici volumi di servizio.

- Per quanto riguarda invece gli aspetti legislativi delle problematiche mediche e sanitarie, quali iniziative sono attualmente allo studio della Commissione da lei presieduta?

- Allo studio della Commissione vi sono al momento alcune leggi di ordine sanitario e generale. Stiamo elaborando anche una normativa sulla medicine non convenzionali. Oggi, con l'arrivo dei grandi flussi migratori, si affacciano infatti sul nostro mercato anche terapie alternative, come ad esempio quelle orientali, che sono quasi sconosciute al mondo occidentale. L'arrivo degli immigrati ci stimola quindi ad una maggiora conoscenza di queste medicine. La legge in esame - è attualmente allo studio anche una norma sull'erboristeria - ha dunque lo scopo di regolamentare queste terapie non convenzionali affinché anche in Italia possano essere esercitate nell'ambito di specifici regolamenti che ne evitino la pratica illecita ed abusiva. (Lorenzo Zita-Inform)


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