* INFORM *

INFORM - N. 46 - 7 marzo 2002

RASSEGNA STAMPA

Il Mattino, 7 marzo 2002

"Istituti di Cultura, a rischio i direttori di Parigi e Berlino"

Intervista al Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini

ROMA - "Stiamo riorganizzando l'intero sistema della promozione della cultura italiana nel mondo. Vogliamo che l'Italia non sia solo oggetto di stima e simpatia, ma emblema di affidabilità". Mario Baccini, il sottosegretario agli Esteri al quale è affidata la responsabilità della promozione culturale italiana nel mondo, illustra, in questa intervista i progetti del governo Berlusconi e risponde, per la prima volta, alle polemiche sorte in tutta Europa sul caso di Mario Fortunato, lo scrittore che dirige l'Istituto Italiano di Cultura di Londra (per lui si sono mossi, con appelli sui giornali, intellettuali fra cui Harold Pinter, Doris Lessing, Salman Rushdie, Umberto Eco, Dacia Maraini, Bernardo Bertolucci) al quale non verrebbe rinnovato il contratto in scadenza.

D. Come cambierà, sottosegretario Baccini, la promozione della cultura italiana nel mondo?

R. "Il nostro lavoro mira a creare un raccordo nuovo, davvero proficuo, fra gli istituti italiani di Cultura, le imprese e il mondo universitario del nostro Paese per diffondere ovunque quanto di buono e di bello c'è e si produce in Italia. Già lo stiamo facendo attraverso i cosiddetti "anni tematici" (quest'anno la moda e il design), ci piace far conoscere all'estero la cultura scientifica e umanistica che ha negli atenei l'espressione più alta. Meno salotti e più cultura accademica, insomma".

D. Come valuta gli appelli contro la rimozione di Fortunato?

R. "Queste polemiche non fanno bene all'Italia. Ma chiariamo subito alcuni punti. Gli appelli sono stati rivolti a Berlusconi: ma il premier non segue direttamente tali vicende. Eppoi: nessuno ha intenzione di rimuovere o licenziare. Semplicemente: i contratti dei dieci direttori "di chiara fama", fra i quali Fortunato, scadono dopo due anni, e non c'è alcun obbligo di rinnovarli. Non sono funzionari vincitori di pubblici concorsi, ma persone che vengono chiamate, dietro lauto compenso, a rendere un servizio all'Italia per un tempo determinato. Se è vero che nulla esclude un rinnovo, è anche vero che le esigenze politico-culturali dell'Italia non restano sempre le stesse. E bisogna pensare all'utilità del Paese, non a quella di Fortunato o di altri. Per lui si sono mobilitati molti intellettuali, e la mobilitazione è un bene perché mostra attenzione verso la nostra cultura, ma Fortunato ha fatto tutto da solo. Nessuno lo ha licenziato. Ho solo dato mandato al Direttore generale del Ministero di informare ufficialmente i direttori di chiara fama della scadenza dei loro contratti. La bagarre che ha scatenato non giova all'Italia.

D. Ci saranno riconferme fra i direttori di chiara fama?

R. "Il direttore dell'Istituto di San Paolo del Brasile ha lavorato in piena sintonia coi nostri obiettivi. E stiamo pensando di chiedere alla responsabile dell'Istituto di Mosca, la signora Doria dè Zuliani, di restare, perché in Russia ci sono importanti iniziative politiche e culturali in corso. Diversa è la situazione in altri Istituti, ove, invece di promuovere il bello dell'Italia, sono stati ospitati attacchi al nostro Governo: è inaccettabile che sia stato fatto in sedi ufficiali e con i soldi dei contribuenti".

D. A quali Istituti si riferisce?

R. "A Parigi, dove il compito del nostro Istituto sarebbe stato quello di difendere l'Italia dalle farneticanti dichiarazioni del ministro della Cultura Tasca contro Berlusconi e il governo. È stata favorita, invece, la presenza, anche al prossimo Salon du Livre, di autori che vanno dicendo che in Italia la democrazia è a rischio. Assurdo. Mi riferisco anche a Bruxelles, dove nel nostro Istituto è stato presentato un libro del giudice Caselli e ciò ha dato motivo per unilaterali polemiche sulla giustizia. E a Berlino, dove è stata favorita la proiezione di filmati antigovernativi sul G8. Per il buon nome dell'Italia, non per convenienza politica, non potremo più tollerare episodi come questi". (Tommaso Debenedetti)


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