* INFORM *

INFORM - N. 45 - 6 marzo 2002

L'editoriale del direttore di "Tribuna Italiana", Argentina

Silenzio stampa (sugli aiuti dall'Italia)

BUENOS AIRES, 6 marzo 2002 - Telefoni che suonano ininterrottamente senza che nessuno risponda, o che trasferiscono la telefonata ad una segreteria telefonica che con elettronica cortesia invita a lasciare un messaggio o che collegano con lo sgradevole squillo di un fax. Dirigenti non rintracciabili o in permanente attesa di nuove e più valide informazioni. Indirizzi di posta elettronica che ricevono messaggi, ma dai quali non arriva alcuna risposta

Questi e alcuni altri, sono i risultati di quasi tutte le richieste di informazioni sugli aiuti che Stato o Regioni dıItalia hanno promesso e disposto in favore dei connazionali residenti nell'Argentina colpita dalla crisi più grave - forse - della sua storia.

Come è noto, l'Italia ha manifestato la sua solidarietà all'Argentina prima ancora che la crisi precipitasse. A metà dicembre, il sottosegretario Baccini incontrò l'allora presidente De La Rúa per comunicargli che l'Italia avrebbe dato il suo appoggio al Paese, nei fori internazionali e negli organismi di credito, nei quali la sua importanza non è secondaria.

Un mese dopo, portando un messaggio di solidarietà del Presidente della Repubblica Ciampi, l'on. Pierferdinando Casini, presidente della Camera dei Deputati, ha incontrato il presidente Duhalde. Anche in questo caso, le espressioni di solidarietà sono state accompagnate da promesse e da gesti concreti di valore simbolico. Sono arrivati inoltre presidenti e funzionari di Regioni e di Province, parlamentari e sindacalisti, che hanno espresso solidarietà, condivisione delle preoccupazioni e l'abbraccio dell'Italia ai connazionali qui residenti.

In particolare molte Regioni hanno annunciato e avviato piani di emergenza, di sostegno ai corregionali, stanziando somme da destinare a sussidi a quelli che vivono in condizioni di forte disagio o più duramente colpiti dalla crisi, ad aiutare i discendenti a studiare o a sostenere quelli che decidono di rientrare in Italia.

Alcuni stanziamenti sono già arrivati e sono stati distribuiti, ma in genere essi tardano ad arrivare più di quanto si pensasse. La burocrazia, si sa, ha le sue regole e i suoi tempi e le sue decisioni a volte sono ridicole. Un esempio di questo l'ha dato recentemente la Farnesina. L'Ambasciata aveva richiesto cento milioni di lire (meno di cinquantamila dollari) per consentire l'apertura e il funzionamento durante un anno dei vice consolati onorari di San Isidro e di Tres de Febrero. Tali aperture, consentirebbero di snellire la mole di lavoro della sede consolare di Buenos Aires ed eviterebbero a molti connazionali di doversi spostare fino al centro di Buenos Aires. Ma il burocrate di turno - evidentemente senza la minima consapevolezza delle conseguenze della sua decisione - ha destinato all'apertura delle citate sedi consolari, quattro milioni di lire! Ovviamente, le aperture dei vice consolati di San Isidro e di Tres de Febrero, sono state rinviate. Niente nozze con i fichi secchi!

Si tratta di un esempio, ma se tale esempio si ripetesse ritardando l'invio dei fondi decisi da varie Regioni o modificando gli importi, verrebbe a crearsi una situazione difficile, complicata per i dirigenti della collettività che sono impegnati nell'organizzazione degli elenchi dei corregionali da assistere.

Cıè anche il pericolo che gli aiuti rimangano ignorati, che arrivino a poche persone o, peggio ancora, ai circoli degli amici. Se questa fosse la situazione, sarebbe più grave ancora perché, per inefficienza o clientelismo, non solo non sarebbero aiutati quelli che hanno bisogno, ma ci sarebbe un danno anche per l'immagine dell'Italia.

Solo con una informazione tempestiva, fedele, concreta, chiara, si possono evitare i rischi citati. Funzionari e dirigenti quindi, hanno l'obbligo di informare la comunità attraverso tutti i mezzi possibili e, in primo luogo, attraverso i media della collettività. Il silenzio stampa in questo caso è assolutamente vietato e controproducente.

Negli ultimi giorni tutti abbiamo letto o ascoltato sugli aiuti che la Spagna ha inviato all'Argentina. I quotidiani locali e i programmi radiofonici e televisivi hanno informato profusamente sul tema, dando ampio rilievo. Sugli aiuti dell'Italia invece lo spazio e il rilievo è stato di gran lunga inferiore. Quali le cause? L'Italia (e le sue Regioni) hanno fatto solo promesse che non hanno avuto seguito? Oppure la burocrazia sta rallentando l'arrivo degli aiuti? O invece gli aiuti stanno arrivando ma solo a quelli vicini ai circoli degli amici? O gli aiuti stanno arrivando, si stanno distribuendo e solo la cronica mancanza di una efficace politica dellıinformazione ha impedito che la collettività ne sia a conoscenza?

Qualunque sia la ragione, nelle condizioni attuali in cui si vive in Argentina bisogna essere molto chiari e trasparenti. Sono condizioni naturali in una società democratica, e ancora di piú quando l'incertezza e la disperazione imperversano tra la gente.

Come ha detto il sottosegretario Baccini nel mese di dicembre, è nei momenti difficili quando si vede chi è amico. C'è da augurarsi che, passata la crisi, tutti in Argentina possano ricordare la concreta solidarietà dell'Italia, durante la terribile crisi del 2002. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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