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INFORM - N. 44 - 5 marzo 2002

Convegno a Zurigo sull'Islam in Svizzera: necessità del dialogo

ZURIGO - "Islam in Svizzera" era il titolo di un convegno che si è tenuto a Zurigo su iniziativa della Commissione Migratio della Conferenza episcopale svizzera e del gruppo di lavoro cattolico "Nuovi movimenti religiosi". Il tema è attuale non solo per l’attenzione che è stata rivolta alla religione islamica in seguito agli attentati dell’11 settembre negli USA, ma soprattutto perché la società svizzera sta cambiando e diventa sempre più multireligiosa. I primi risultati del censimento del 2000, infatti, indicano che rispetto al 1990 il numero delle persone (straniere e svizzere) che si professano musulmane è raddoppiato (da 152'200 a 310'000). Questo è dovuto soprattutto all’immigrazione dal Kosovo, dalla Bosnia, dalla Macedonia e dalla Turchia verificatasi in questi anni. In effetti si è registrato, per lo stesso motivo, anche un notevole aumento dei cristiani ortodossi, che oggi sono 130'000.

La presenza dell’Islam in Svizzera, dunque, è divenuta stabile e richiede una maggiore conoscenza di questa religione, per favorire il dialogo e la convivenza all’interno della società. I relatori presenti al convegno hanno particolarmente evidenziato che uno degli errori più comuni è quello di considerare l’islam come una realtà unitaria e uniforme. Se si considerano le associazioni e i centri musulmani presenti in Svizzera, ci si rende conto delle innumerevoli correnti presenti all’interno di quello che noi chiamiamo il mondo islamico. Accanto alla distinzione tra i due principali gruppi in cui si è sviluppato l’islam: i sunniti e gli sciiti, bisogna considerare le differenze di lingua e di nazionalità e i molteplici modi in cui viene interpretato il Corano e la legge islamica. Le moschee, i luoghi di preghiera e di incontro che sono sorti in Svizzera, spesso, si rivolgono a un determinato gruppo e non a tutti i musulmani indiscriminatamente.

Questa pluralità di presenze rende attualmente complesso il dialogo con i musulmani sia da parte delle chiese cristiane che da parte delle istituzioni politiche svizzere. Non sempre, infatti, l’interlocutore rappresenta tutte le differenti correnti islamiche. Eppure, la necessità dell’incontro viene avvertita, perché non poche sono le questioni da affrontare per favorire l’integrazione degli immigrati musulmani in Svizzera: la regolamentazione del culto, l’educazione religiosa dei bambini nelle scuole, la sepoltura, le norme riguardanti l’alimentazione, l’abbigliamento delle donne o la macellazione degli animali, che, talvolta, contrastano con gli usi e i costumi europei o con la legislazione svizzera. Per diverse problematiche sono già state trovate delle soluzioni, nel rispetto della libertà religiosa, ma anche di altri principi costituzionali altrettanto irrinunciabili, come la separazione tra Stato e religione e l’uguaglianza tra uomo e donna; altre domande rimangono ancora aperte.

Dal convegno è emersa, tuttavia, l’importanza del dialogo non solo tra rappresentanti ufficiali, ma anche tra la gente comune. Qui siamo chiamati in causa tutti ed in particolare i cristiani credenti, che con la loro testimonianza possono dare nei rapporti quotidiani un contributo alla comprensione tra le diversità. Ma il primo passo per il dialogo, hanno sottolineato i relatori, è quello di conoscere in profondità la propria religione cristiana e i valori che sono a fondamento della società in cui viviamo. Forse li diamo facilmente per scontati, ma nell’incontro con persone che hanno una cultura e una religione differenti dalla nostra non basta la buona volontà, occorre essere preparati, non tanto per difendere, ma per proporre ciò in cui crediamo veramente e ciò che di buono troviamo nel nostro modo di vivere e per ricevere, al tempo stesso, la ricchezza che c’è nell’altro. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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