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INFORM - N. 43 - 4 marzo 2002

XXXII Fiera del Libro di Bruxelles

Primo stand dell'Istituto italiano di cultura, con la partecipazione di due autori italiani "di frontiera": Claudio Magris e Giuseppe Conte.

BRUXELLES - Ha appena chiuso i battenti al Palazzo dei Congressi di Bruxelles la XXXIIa Foire du Livre, che ha visto - come ha affermato il Commissario generale Ana Garcia - più di ottantamila visitatori.

Quest'anno, per la prima volta, c'è stata una presenza editoriale italiana, con uno stand allestito dall'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, che ha visto la presenza di alcune case editrici italiane, con libri di narrativa, poesia, saggistica, ma anche libri d'arte e di scienza, esposti e gestiti grazie alla collaborazione delle due librerie italiane di Bruxelles: Pagine e Il Libro italiano.

Protagonisti italiani di questa edizione della Foire 2002, che aveva come tema il dialogo interculturale, sono stati due autori italiani di frontiera: Claudio Magris e Giuseppe Conte.

Claudio Magris è stato il protagonista indiscusso della prima giornata della Foire du livre ed ha parlato sul tema "Lo scrittore e le frontiere". Presentato da Sira Miori, la direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura, lo scrittore e saggista triestino, germanista di formazione, ha illustrato l'idea di frontiera nella sua opera, nel corso di un dialogo con Gérard-Georges Lemaire, scrittore, storico e critico francese, che ha recentemente dedicato una sua opera a Carlo Emilio Gadda.

Claudio Magris ha inizialmente parlato della sua formazione intellettuale legata alla città natale, Trieste, luogo di "frontiera" plurietnico e pluriculturale. Ha accennato alla sua prima opera "Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna" pubblicato da Einaudi nel 1963 ed alle sue analisi della letteratura italiana e mitteleuropea del secolo appena trascorso, intesa come metafora della crisi della modernità. Ha successivamente illustrato alcuni motivi dominanti della sua opera, legati al tema della frontiera: dal "rapporto con le origini", a quello della "patria inesistente", alla "diaspora" del soggetto in una realtà senza confini, percepita nella sua ricchezza e ambiguità e nelle sue infinite possibilità metaforiche di alienazione e perdita della singola individualità.

Magris ha poi parlato a lungo di "Illazioni su una sciabola", l'opera che lo ha fatto conoscere all'estero come uno degli autori più originali nel panorama letterario internazionale, i cui presupposti teorici erano già stati preannunciati nell'opera "Trieste. Un'identità di frontiera", scritta in collaborazione con Angelo Ara nel 1982.

"Illazioni su una sciabola", che contiene molti riferimenti bibliografici, è la storia dell'Ataman dei cosacchi, Krasnov, che occupò la Carnia tra l'ottobre del 1944 e il maggio del 1945, al servizio dei nazisti, con l'illusione di ricreare in Friuli la patria perduta.

Poi Magris ha parlato di "Danubio", un diario di viaggio dentro il tempo di eccezionale bellezza, che narra le vicende di persone, reminiscenze storiche, monumenti, paesaggi, incontrati lungo il percorso tortuoso del mitico fiume, dalle sue sorgenti nello Schwarzwald al delta frastagliato del Mar Nero: un viaggio nello spazio e nel tempo, dentro l'io del viaggiatore e dentro le numerose storie dei personaggi incontrati sulle sponde del fiume che attraversa un'Europa tormentata, sconosciuta e misconosciuta. Danubio è una metafora dell'uomo del Novecento, della complessità dell'identità contemporanea, di ogni identità, poiché il Danubio è un fiume che non si identifica soltanto con un popolo e con una cultura, perché scorre attraverso tanti paesi diversi, tanti popoli, nazioni, culture, lingue e tradizioni, frontiere, sistemi politici e sociali. Un libro in cui "ci sono molti personaggi che non sanno esattamente a quale nazionalità appartengono, che sanno definirsi soltanto per negazione, che sanno soltanto dire ciò che essi non sono".

Se "Danubio" abbraccia una vastissima area geografica e storica, in "Microcosmi" (Premio Strega 1997) Claudio Magris ci guida alla scoperta di luoghi circoscritti, sempre più piccoli: dalla descrizione del paesaggio, al racconto delle esistenze minime o grandi, dei destini, delle passioni, delle vicende felici o tragiche che lo hanno segnato. Ciascuno di quei mondi così diversi - che tuttavia si rispecchiano e si integrano nella parabola di un'esistenza - "vive nella compresenza di presente e di passato, epifania dell'attimo e memoria, ore fuggitive o secoli lontani". La trama del libro è caratterizzata da diversi fili conduttori che accompagnano il lettore, quali figure o immagini ricorrenti: l'amore, il continuo attraversamento di confini di ogni genere, l'ombra della morte. Il personaggio, mimetizzato e nascosto che li percorre, scopre in essi il proprio volto, il senso o il filo della propria esistenza, del proprio breve e appassionato passaggio sulla terra.

L'altro autore italiano di frontiera, presentato alla Foire du Livre dall'Istituto Italiano di Cultura, è stato Giuseppe Conte, poeta e scrittore ligure, nato a Porto Maurizio (Imperia), all'estremità ovest delle Alpi, vicino alla frontiera ligure-francese. La sua poesia nasce e si sviluppa nel solco della grande tradizione poetica ligure novecentesca di Camillo Sbarbaro e Eugenio Montale, ma ha radici anche nel Simbolismo francese e soprattutto nell'opera poetica di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé.

Giuseppe Conte ha parlato della sua poesia, delle raccolte "L'ultimo aprile bianco", "L'oceano e il ragazzo", "Villa Hambury" (quest'ultima appena tradotta in francese), dove dominano il mare, i cieli azzurri e il paesaggio aspro e assolato della Liguria.

Allo stand dell'Istituto Italiano di Cultura, Giuseppe Conte ha poi presentato il suo ultimo romanzo "Il Terzo Ufficiale" edito il mese scorso da Longanesi, che narra la storia affascinante e avventurosa di un nobilotto piemontese, che lascia la Marina sarda per far vela verso l'Africa: un eroe figlio del razionalismo dei Lumi e già un po' dandy byroniano.

Numerose sono state le visite allo stand dell'Istituto Italiano di Cultura. Ricordiamo, fra gli altri, la giovane e già nota scrittrice belga, molto legata alla cultura italiana, Amélie Nothomb, che ha presentato alla Foire du Livre, chez Albin Michel, il suo ultimo romanzo: "Cosmétique de l'ennemi", ma anche André Sempoux, grande italianista belga, fondatore del Centro Studi Italiani dell'Università di Lovanio, che ha scritto e recentemente pubblicato un romanzo ispirato alla vita di Torquato Tasso. Poco prima della chiusura ha fatto pure visita Jean-Noel Schifano, saggista francese e grande traduttore di autori italiani del Novecento. (Inform)


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